Sanità - 14 settembre 2026, 08:56

Sanità, l'ex primario Lerza: "Il POA ha deluso molte aspettative. A Savona servizi ancora carenti"

L'ex primario del pronto soccorso del San Paolo critica il nuovo Piano di organizzazione aziendale: "Togliere i primariati significa perdere efficienza e attrattività"

Prosegue il dibattito sulla sanità e sul Poa, il Piano di riorganizzazione aziendale di Ats Liguria. A intervenire sulle prospettive dell'ospedale San Paolo di Savona e, più in generale, sull'organizzazione della sanità ligure è Roberto Lerza, ex primario del Pronto Soccorso del San Paolo. 

"Cominciamo col dire che questa riforma sanitaria ligure – attacca Lerza ha creato un tale malcontento da riuscire dopo anni a compattare le sigle sindacali in uno sciopero che testimonia una insoddisfazione diffusa, al contrario di quello che paventano sondaggi imbarazzanti. Parte di questa insoddisfazione deriva anche dal POA, per quanto forse ancora non si veda una versione definitiva. Certamente il POA ha deluso molte aspettative di chi si augurava, specie a Savona, un deciso miglioramento dei servizi carenti".

Lerza analizza il POA e le ricadute sulla medicina d'urgenza. "Per quanto riguarda il mio campo dice - ho rilevato in una prima versione del POA errori talmente grossolani da chiedersi se siano fonte di sviste, di scarsa conoscenza delle normative, di fretta o di forzature volute. Separare strutture di medicina d’urgenza o di osservazione breve dal pronto soccorso sono dei controsensi oltre che violazioni delle normative vigenti. Addirittura collocare una Osservazione Breve Intensiva nel dipartimento medico è un vero paradosso. Mi auguro che questi errori siano già stati corretti (così come la scomparsa di un reparto di Medicina che ha allarmato il sindaco Russo) e nel frattempo aspettiamo proposte regionali su come risolvere le carenze di organico e il problema dei medici a gettoni che non garantisce certo efficienza ed efficacia (ma questo è un altro problema per quanto attualmente sia forse la madre di tutti i problemi del PS)".

Il punto centrale dell'analisi di Lerza riguarda quindi la capacità dell'ospedale savonese di rispondere alle esigenze dei pazienti, soprattutto nei casi più complessi. 

"In termini più generali – aggiunge - le aspettative dei Savonesi non solo sono deluse, ma se possibile si peggiora una situazione già non ottimale. Ho visto la piccata risposta dell’assessore al sindaco Russo e sinceramente mi sento di associarmi alle preoccupazioni del sindaco. Non sono mai stato diplomatico nei confronti di tutte le amministrazioni regionali indistintamente. Rilevo che l’assessore parla di “rimodulazione” mentre suoi colleghi precedenti usavano il termine “ripensamento”, termini dietro i quali noi tecnici del settore vedevamo spesso e con ragione il paventarsi di ridimensionamenti, tagli, chiusure di servizi".

L'ex primario riporta la lunga esperienza fatta al Pronto soccorso del San Paolo "Nei quasi 25 anni trascorsi a Savona insieme ai miei collaboratori, e naturalmente ai cittadini, - spiega - abbiamo toccato con mano l’assenza o la presenza solo parziale di servizi alle spalle del Pronto Soccorso, servizi che oggi dovrebbero essere essenziali. Parliamo del secondo pronto soccorso della Liguria per accessi e non ci frega niente che alcuni servizi siano collocati a Genova o al Santa Corona a ben oltre 30 km di distanza: i pazienti e la patologia arrivano qui, all’ospedale provinciale per ovvie ragioni logistiche ed epidemiologiche, ma sappiamo ormai bene come alcuni servizi (vascolare, pneumologia, angiografia, endoscopia digestiva, trattamento completo dell’ictus) siano assenti o funzionanti in maniera parziale".

E aggiunge: "Quindi, prima di rimproverare chi si aspettava dal POA un cambiamento, l’assessore potrebbe provare a calarsi nei panni di un paziente che giunge al secondo Pronto Soccorso della Liguria con un problema acuto vascolare, con una patologia polmonare complessa, con una emorragia da trattare con le moderne procedure angiografiche, con un ictus severo e che deve essere trasferito a 30 o 50 km di distanza perché non è possibile erogare risposte in loco. Mi chiedo se ha mai visto negli occhi la preoccupazione di un medico del 118, del Pronto Soccorso o di un rianimatore che devono assistere questi pazienti critici in un trasferimento, maledicendo l’assenza di servizi che in un ospedale provinciale dovrebbero esserci. E questo senza trascurare la preoccupazione ed il disagio delle famiglie".

Un'altra questione sollevata riguarda la possibile perdita delle funzioni apicali di alcuni reparti. Lerza concentra l'attenzione su Malattie Infettive, Anatomia Patologica e Radioterapia.

"Oltre ai succitati problemi cronici, sui quali non si interviene – afferma Lerza - in questo POA pare si finiscano per perdere le funzioni apicali di Malattie Infettive, Anatomia Patologica, Radioterapia, reparti essenziali per un moderno ospedale cui fa riferimento una larga fetta di popolazione. Hanno già detto bene i colleghi Tassara e Anselmo su questo aspetto e ci si chiede che senso abbia togliere la figura apicale se non con secondi fini. Certo i servizi non sono cancellati ma ci sono almeno criticità importanti che non sfuggono a noi tecnici, legate alla assenza di un primario in un reparto, o alla sua presenza a distanza".

Lerza entra così nell'analisi dettagliata di questi aspetti. "Si tratta di specializzazioni in costante evoluzione – afferma - moderne e complesse nell’ambito della assistenza sanitaria e proprio di fronte a queste sfide attuali le si priva di una guida? Sappiamo come si perda efficienza senza una figura di riferimento in loco, sappiamo come nuove strumentazioni e tecnologie difficilmente vengano inserite in primis in strutture senza una figura apicale"

"Inoltre - aggiunge il dottor Lerza - non avere sul posto una figura primariale in strutture decisamente “complesse” significa (a fronte di un risparmio risibile) una grave perdita di attrattività e potenziale formativo di una struttura che verrà progressivamente vista con più diffidenza dai pazienti e non sarà certo appetibile per i giovani medici in formazione. Nel tempo significa far morire le cose".

"Infine, precisa Lerza - perché Genova con 600.000 abitanti ed una logistica certamente più favorevole deve avere 2 primariati di Malattie Infettive - erano 3 ma la struttura ospedaliera di San Martino è stata accorpata a quella universitaria-, 2 di Radioterapia, 3 di Anatomia Patologica quando tutto il ponente ligure con 500.000 abitanti (turismo escluso) e notevoli difficoltà logistiche e di viabilità, ne dovrà avere 1 sola? E’ innegabile una disparità di trattamento che finisce col creare conflittualità tra le province. Esperienze negative come i primariati “a scavalco” o governi da remoto come ad esempio con il Gaslini diffuso, le abbiamo già vissute e qualcuno ha il coraggio di dire che le cose vanno meglio per i cittadini e gli operatori?".

Nel passaggio successivo il dottor Lerza allarga il ragionamento dall'organizzazione dei singoli reparti alla struttura complessiva della rete ospedaliera. 

"Ci sono poi delle considerazioni inevitabilmente politiche, a prescindere dal colore delle amministrazioni – speiga - Non serve una politica illuminata per capire che ospedali quantomeno provinciali, cioè con una utenza rilevante in termini di numeri e patologie, dovrebbero avere tutti una identica struttura con identico numero di Specialità presenti. Questa potrebbe e dovrebbe essere una decisione regionale e sarebbe la vera e imparziale innovazione. Ma con questo POA si è persa l’ennesima occasione".

"Stabilire una eguaglianza tra ospedali provinciali – sostiene Lerza - significherebbe far cessare le penose diatribe tra politici davvero di basso profilo, che hanno una visione che non va oltre il loro paese d’origine se non addirittura il loro condominio e che cercano di far pesare la bilancia dalla loro parte acquisendo servizi (e personale) che il più delle volte vengono sottratti ad altri in barba a criteri scientifici ed epidemiologici. Ci si aspetterebbe anche che si capisse, al passo con le evidenze attuali, che il sistema Hub & spoke ha una sua validità in settori molto specifici, mentre la sua applicazione a tappeto su patologie ad alta incidenza comporta problemi anche più grandi di quelli che si vorrebbero risolvere centralizzando gran parte delle patologie". 

Infine, l'intervento si concentra sull'ipotesi di una Università privata di Medicina al Santa Corona. È in questo passaggio che Lerza introduce una lettura anche politica delle scelte contenute nel POA e delle possibili conseguenze per il San Paolo e per i cittadini savonesi.

"Se poi ci si richiama al detto che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca- dichiara Lerza - allora la penalizzazione del San Paolo potrebbe essere vista anche in altra ottica. L’ombra del business è molto evidente sulla ventilata ipotesi di una Università privata di Medicina che a tutti costi si vorrebbe insediare al Santa Corona. E dico a tutti i costi perché sembra si voglia procedere malgrado le molte riserve sollevate dal Rettore dell’UniGe e pure dal Presidente OMGE". 

E conclude : "Si fa presto ad ipotizzare uno scenario: l’estremo Ponente, che deve ricevere un compenso per il voto espresso cruciale per l’elezione del presidente regionale, sarà premiato con i primariati delle strutture di cui sopra. Nella ex Asl 2 si dirà che i servizi ora penalizzati, saranno forniti dall’Università Privata che probabilmente avrà le figure apicali, al Santa Corona. Il cittadino savonese continuerà una rischiosa e scomoda migrazione sanitaria verso quei lidi o verso Genova. Questo malgrado tutte le evidenze e la logica dovrebbero suggerire il contrario".