Riceviamo e pubblichiamo:
"Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione e del Merito"
"Egregio Ministro,
apprezzo molto la volontà di intervenire sul problema dei “compiti” in riferimento a una specifica circostanza da lei meritoriamente stigmatizzata (“Non si possono assegnare i compiti alle 8 di sera per la mattina dopo”), e l’impegno a produrre un nuovo documento “ancora più stringente” rispetto alla circolare con la quale invitava i docenti a limitare l’uso del registro elettronico fuori dall’orario scolastico".
"Mi dedico alla questione dei “compiti”, nelle vesti di dirigente scolastico, ricercatore e formatore, da tempo immemore, cercando di spiegare che di questo feticcio inamovibile si dovrebbe discutere razionalmente, pedagogicamente, anche “economicamente” in termini di rapporto costi-benefici (rimando a due saggi: Basta compiti! Non è così che si impara, Sonda, e Così impari - per una scuola senza compiti, Castelvecchi), e, quand’anche se ne ravvisasse la necessità, sarebbe opportuno, per decenza professionale, adottare “modalità d’uso” sensate e condivise da parte dei docenti, degli organi collegiali e dei dirigenti scolastici. Ritengo che una forte raccomandazione in tal senso dal parte del Ministro sarebbe quanto mai opportuna".
"L’impegno a regolamentare l’assegnazione dei “compiti a casa”, istituzionalmente necessario e professionalmente doveroso, è tanto più urgente considerata la mole soverchiante di “lavoro domestico” imposto, fin dai primi anni di scuola, agli studenti italiani e alle loro famiglie, come è facile, per chiunque, constatare direttamente, e come dimostrano le rilevazioni compiute dagli “osservatori” nazionali (CENSIS) e internazionali (OCSE). Basterebbe, peraltro, ricordare che si danno compiti a casa persino ai bambini (6-11 anni) che frequentano scuole a tempo pieno: dopo 8 ore di “lavoro” in classe, non è infrequente che si assegnino compiti tutti i giorni, nei week end e durante le vacanze".
"Va poi detto che i docenti operano in una situazione di reciproca ignoranza, non si curano di sapere quanto gravoso sia il carico di lavoro complessivo: ciascuno assegna i propri compiti come fossero i soli da svolgere, e gli studenti, fin dalla primaria, si ritrovano a trascorrere giornate intere, fino a tarda sera chini su libri e quaderni, con genitori costretti a svolgere il ruolo, improprio, di insegnanti di complemento e di sorveglianti".
"Un intervento in tal senso, ovvero il richiamo alla necessità della regolamentazione, rientrerebbe nelle prerogative del Parlamento e del Governo, non sarebbe in contrasto con la “libertà di insegnamento” del singolo docente, con l’autonomia delle scuole e neppure con le attribuzioni del dirigente scolastico, e risulterebbe ampiamente legittimato dalla necessità di garantire allo studente il “diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età...” sancito dall'art. 31 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell'adolescenza, ratificata dallo Stato italiano il 27 maggio 1991, con legge n. 176".
"Nondimeno, i dirigenti scolastici, i presidenti dei consigli d’istituto, i collegi dei docenti, i rappresentanti di studenti e genitori, le associazioni professionali di insegnanti e dirigenti, le associazioni di genitori e studenti, potrebbero e dovrebbero farsi parte attiva, formulando proposte di integrazione del PTOF, del Regolamento di istituto o del Patto di corresponsabilità, che potrebbero configurarsi nei termini qui riportati a mero titolo esemplificativo".
"REGOLACOMPITI"
"Premesso che nessuna norma impone l'assegnazione dei compiti a casa, si stabilisce quanto segue: i compiti devono essere corretti tutti e a tutti dai docenti che li abbiano assegnati – non avrebbe altrimenti senso farli. I docenti si impegnano a preparare gli studenti di modo che siano in grado di svolgerli per proprio conto – sarebbe assurdo e umiliante chiedere loro di fare ciò che non siano in grado di poter fare. Ai compiti non deve essere assegnato un “voto” - il docente non può sapere come e da chi siano svolti. I compiti non svolti a casa durante i periodi di assenza (es. per malattia) non devono essere recuperati – mancando il necessario insegnamento".
"Nelle classi a 40 ore (tempo pieno), non si assegnano compiti: le attività didattiche devono esaurirsi nelle 8 ore di lezione in aula – pretendere un ulteriore impegno sarebbe controproducente e penoso. I docenti concordano l’assegnazione dei compiti valutandone complessivamente il “carico cognitivo” - per evitare un impegno soverchiante. Non devono essere assegnati “compiti di punizione” - pratica didatticamente aberrante e inammissibile che svilisce lo studio e ne tradisce il senso".
"Non devono essere assegnati compiti nel fine settimana e durante i periodi di 'vacanza' - agli studenti deve essere permesso di ricrearsi e garantito il 'diritto al riposo e al gioco'".
Maurizio Parodi, dirigente scolastico