"Scaramuzza lo chiama 'buon senso'. Noi pensiamo invece che il tetto del 30% sia una risposta sbagliata e semplicistica a un tema complesso come quello dell’integrazione nelle nostre scuole".
Dopo la risposta punto su punto del consigliere Roberto Besio (LEGGI QUI), arriva anche da Partito Democratico cittadino savonese una replica al capogruppo della Lega sulla questione stranieri nelle classi scolastiche.
Una replica che anzitutto ricorda le parole ad Amatrice, all'apertura ufficiale dell'anno scolastico, del Presidente Sergio Mattarella, il quale ha ricordato che la scuola è "la leva più efficace di integrazione" e che deve aiutare "a non formare ghetti, a non alzare barriere", ma a costruire coesione sociale.
"È da qui che crediamo si debba partire" commentano i dem savonesi, con un richiamo a un diverso approccio sul tema. "Nessuno nega che possano esistere classi nelle quali la presenza di molti studenti che non conoscono adeguatamente l'italiano renda più difficile il lavoro degli insegnanti e l'apprendimento di tutti - dicono -. Ma proprio perché il problema è reale meriterebbe soluzioni serie e concrete".
"Il primo errore è confondere la cittadinanza con la conoscenza della lingua italiana" aggiungono quindi dal PD. Citando poi un dato numerico che porta a una riflessione: "In Italia gli studenti con cittadinanza non italiana sono circa l'11,6% della popolazione scolastica e quasi due terzi sono nati nel nostro Paese. Sono centinaia di migliaia di bambini e ragazzi che in moltissimi casi sono cresciuti qui e frequentano le nostre scuole fin dall’infanzia. Un bambino nato e cresciuto a Savona, che parla perfettamente italiano, dovrebbe essere considerato un problema perché non possiede la cittadinanza italiana? E, raggiunto il 30%, cosa dovremmo fare? Mandarlo in una scuola di un altro quartiere?".
"Scaramuzza lo chiama buon senso. Noi facciamo fatica a capire dove stia il buon senso nel trattare allo stesso modo situazioni profondamente diverse - continuano - Se il problema è la conoscenza dell'italiano, allora interveniamo sulla conoscenza dell’italiano. Servono più risorse per l'insegnamento dell'italiano come seconda lingua, mediatori linguistico-culturali, organici adeguati e strumenti specifici per gli studenti appena arrivati nel nostro Paese. E dove esistono reali situazioni di concentrazione e difficoltà educativa, vanno affrontate nel merito insieme alle scuole e alle famiglie".
Lo sguardo va poi alla questione prettamente locale. "Come ha ricordato anche la vicesindaca di Savona - scrivono nella loro nota i dem -, sul nostro territorio questa strada si sta già provando a percorrere concretamente: con 'Vicinanza Solidale' e il programma PIPPI per costruire reti di comunità a Villapiana; con 'Cantieri Connessi', che ha portato nelle scuole e nel doposcuola un’équipe composta da mediatore culturale, educatore e insegnante L2; e con i progetti di 'Semi di Futuro', nell’ambito di Città dell'Educazione, che hanno sostenuto anche la presenza di mediatori ed educatori negli Istituti Comprensivi. A questi si aggiunge il lavoro su nuove azioni, dallo 'sportello del pedagogista' al rafforzamento della presenza dei mediatori interculturali nelle scuole attraverso i fondi FAMI e altre risorse".
Dal Pd sottolineano poi quella che ritengono una contraddizione da parte del consigliere Scaramuzza: "Il Governo che oggi rilancia il tetto del 30% ha previsto una riduzione di 5.660 posti nell'organico scolastico e di 2.174 posti del personale ATA. Da una parte si chiede alla scuola di affrontare problemi educativi e sociali sempre più complessi, dall'altra si riduce il personale a disposizione. Se l'obiettivo è davvero l’integrazione, Scaramuzza dovrebbe chiedere al suo Governo più insegnanti, più mediatori e più risorse, invece di limitarsi a contare quanti bambini stranieri possono stare in una classe. Perché spostare bambini da una scuola all'altra sulla base della loro cittadinanza non insegna una parola di italiano in più a nessuno".
"La scuola pubblica è invece uno dei luoghi principali nei quali l'integrazione si costruisce - aggiungono -, soprattutto quando incontra famiglie che vivono situazioni di fragilità economica, sociale o linguistica.
Servono più strumenti, non nuove barriere".
Da qui il richiamo ancora alle parole del Capo dello Stato e una considerazione sull'azione dell'Amministrazione locale: "Il nostro Presidente Mattarella ha anche ricordato come la scuola debba 'unire e non lacerare' ed è questa l'idea di scuola che vogliamo difendere anche a Savona: una scuola che non nasconda le difficoltà, ma abbia gli strumenti per affrontarle; che insegni l'italiano a chi ancora non lo conosce; che sostenga insegnanti e famiglie; che includa invece di separare. I bambini non sono percentuali da distribuire tra una scuola e l'altra ed i problemi, quando ci sono e sempre che si vogliano davvero provare a risolvere, non si affrontano con gli slogan", concludono.