All'indomani dell'incoronazione della vadese Sarah Rizea come nuova Miss Italia, riceviamo e pubblichiamo queste considerazioni dalla dirigente del liceo "Chiabrera-Martini".
"Dalla vasca alla corona passando per la Scuola: la vittoria di Sarah Rizea studentessa diplomata a luglio scorso al liceo linguistico Chiabrera-Martini e il ruolo di una scuola al servizio del talento e dell'inclusione.
Vedere la nostra Sarah Rizea incoronata Miss Italia 2026 nella splendida cornice del Castello di Santa Severa è un’emozione che riempie d’orgoglio l'intera comunità scolastica. Ricevere la corona e lo scettro dalle mani di Giulia Salemi e Patrizia Mirigliani non ha rappresentato solo il trionfo del fascino di questa giovanissima ragazza – giunta alle finali con la fascia di Miss Liguria – ma il riconoscimento di una forza interiore straordinaria.
Spesso si cede al pregiudizio che la bellezza sia un dono unicamente estetico. Eppure, portare la propria presenza su un palco prestigioso come quello di Miss Italia, gestendo ansie e imprevisti, richiede un dominio di sé che Sarah ha forgiato in anni di vita in vasca. Dietro i sorrisi della kermesse ci sono i sacrifici della campionessa di nuoto artistico delle Fiamme Oro e della Nazionale, capace di collezionare un palmarès di quasi 100 medaglie.
Howard Gardner ci ha insegnato decenni fa che la mente umana è un mosaico e l'intelligenza non è monolitica. Nel nostro istituto, abbiamo scelto da tempo di riconoscere all'intelligenza corporeo-cinestesica e a quella interpersonale, le cosiddette software skills, la stessa dignità accademica delle materie tradizionali. La coordinazione spaziale, la memoria coreografica, l'eleganza dei movimenti e la ferrea disciplina che Sarah applica nello sport e che ha saputo irradiare sul palco di Miss Italia, sono vere e proprie forme di genio che la scuola ha il dovere morale di tutelare.
Per supportare i ragazzi atleti non bastano le parole; servono strumenti strutturali e una profonda flessibilità organizzativa. Attraverso i Piani Formativi Personalizzati per studenti-atleti di alto livello, offriamo un ecosistema capace di adattarsi:
1 alla Flessibilità didattica: interrogazioni programmate che rispettino i cicli di carico degli allenamenti, i recuperi e le trasferte internazionali.
2 alla Didattica integrata: accessibilità a lezioni e materiali a distanza durante i ritiri sportivi, affinché la 'palestra' non diventi mai un muro tra l'alunno e la classe.
3 Tutoraggio empatico: docenti che agiscono da facilitatori, aiutando i ragazzi a incanalare la resilienza appresa nello sport nello studio, costruendo quel bilanciamento interiore che oggi tutti ammirano in Sarah.
Come ho ampiamente analizzato nel mio recente libro dedicato alla *Servant Leadership*, dirigere e insegnare non significa esercitare un potere gerarchico, ma praticare l'etica della cura. La leadership servile capovolge la piramide: il dirigente e i docenti sono a supporto degli studenti, con il compito primario di rimuovere gli ostacoli per permettere loro di esprimere il massimo potenziale.
Quando una scuola si fa 'serva' della propria comunità, non costringe i giovani talenti a compiere scelte dolorose tra i libri, il podio agonistico e, perché no, il palcoscenico del concorso di bellezza più celebre d'Italia. Li accompagna, piuttosto, facendosi solido ponte tra le loro ambizioni e la loro realizzazione come esseri umani.
A Sarah, che oggi guarda alle prossime sfide olimpiche con una corona in testa, va l'abbraccio di tutta la nostra scuola: la dimostrazione vivente che la vera bellezza poggia sempre sulle solide basi della forza di volontà.
Cosimina Bencardino"