Sanità - 23 settembre 2026, 21:41

Sanità, nasce il fronte degli ex primari contro il nuovo Piano aziendale di Ats:"Così si smantellano strutture e competenze"

Un confronto senza precedenti all'Ordine dei medici dopo le preoccupazioni espresse nelle scorse settimane. Nel mirino il ridimensionamento di alcuni reparti, gli accorpamenti con il Ponente e la gestione centralizzata di alcuni servizi

"Abbiamo deciso di far parlare i 'vecchi' primari per evitare ritorsioni". Una scelta che ha portato a riunire, in un unico incontro, un numero insolitamente alto di ex primari della sanità savonese. Lerza, Menardo, Venturino, Anselmo, Siccardi, Schirru, Esposito, Pannunizio, Parodi e Riccio, insieme ad alcuni direttori di struttura complessa e medici ancora in attività, hanno partecipato all'incontro organizzato mercoledì 23 settembre dall'Ordine dei medici. Al centro della discussione la riforma sanitaria e il Piano di organizzazione aziendale (POA), sul quale i medici hanno evidenziato numerose criticità.

Criticità che alcuni dei presenti, tra cui Lerza, Anselmo e Schirru, avevano già sollevato anche sulle pagine di Savonanews e che ora sono state raccolte in un documento. L'incontro è stato infatti verbalizzato e il documento sarà trasmesso alla Federazione regionale, che se ne farà portavoce con la Regione. Le questioni sollevate saranno inoltre al centro dell'incontro tra l'Ordine dei medici e la Regione, in programma il 5 ottobre. I tempi, però, sono stretti perché, ha spiegato Luca Corti, "colleghi di Genova mi dicono che c'è intenzione di approvarlo".

È stato Luca Corti, presidente dell'Ordine dei medici, a fare gli onori di casa e introdurre il dibattito su una riorganizzazione che avrebbe escluso i medici stessi. "Questa non è una riunione politica ma tecnica – ha spiegato Corti – e sarebbe stato opportuno contattare i medici per un confronto, prima di elaborare questo documento. Invece non è stato contattato nessuno e abbiamo avuto il POA dai sindacati: sono 500 pagine di cose ripetitive e inutili e colpisce la nostra Area con la perdita di 4-5 strutture complesse che verrebbero unificate con Imperia; Malattie infettive, Anatomia patologica, senologia e radioterapia rischiano di perdere la direzione".

Sotto accusa in particolare l'accorpamento con l'estremo Ponente Ligure di strutture complesse come le Malattie infettive e l'Anatomia patologica, con un unico primario che andrà a Sanremo.

"Se qui ci fosse l'assessore regionale – ha dichiarato Giorgio Menardo, già primario di Medicina e Gastroenterologia di Savona e direttore del Comitato Scientifico di Assfad – gli chiederei che cosa ha detto nella sua piccata risposta al sindaco Russo, che l'offerta resta. Un medico stimato come lui come può dire che l'offerta resta uguale quando vengono tolti due primari? Forse bisognerebbe spiegargli perché ci sono questi primariati". Il riferimento è alla nascita delle Malattie infettive, reparto nato quando era presidente della Regione, Biasotti, con delega alla sanità. Un altro tema riguarda poi le Strutture semplici che "sono strutturalmente deboli" e "sotto attacco c'è anche la pneumologia del Santa Corona". Si tratta di "sottoreparti" che non hanno la stessa natura della Struttura complessa e che non sono attrattive per i giovani specializzandi. Un piano nel quale, secondo Giovanni Riccio, ex primario delle Malattie infettive e del Mios del Santa Corona, si gioca il "futuro dei due poli ospedalieri".

Se nell'Area 2 ci sono accorpamenti, diversa è la situazione dell'Area genovese, altro aspetto negativo del POA evidenziato da Marco Anselmo, ex primario delle Malattie infettive del San Paolo. "Il problema va da Ventimiglia ad Arenzano – ha detto Anselmo – e riguarda un depauperamento del bagaglio di esperienza del direttore di struttura che si perde se i giovani non vengono più". Una posizione condivisa anche da Caterina Siccardi, ex primario di radioterapia al San Paolo.

Ancora più critico Roberto Lerza (ex direttore di Struttura complessa dell'Emergenza Urgenza) che punta il dito contro "strutture che diventano uffici e questo umilia la categoria medica, ci manca la Struttura chiacchiere e distintivo".

È toccato a Ezio Venturino, ex primario di Anatomia patologica, sede del centro regionale per lo screening e la prevenzione del tumore al collo dell’utero, e del laboratorio di biologia molecolare, riconosciuto dalla Regione come supporto al San Martino, porre interrogativi sulle scelte politiche e sulla gestione della sanità. "Con questa riforma aziendale – ha detto – abbiamo permesso che le persone venissero umiliate".

"Questa era una riunione impensabile fino a poco tempo fa – è intervenuto Angelo Schirru, già primario di Chirurgia al San Paolo – ora riusciamo a dare sostegno a quello che aveva fatto Giampiero Storti. Prima primari in pensione non ce n'erano e avevamo la bocca cucita".

Viviana Panunizio, ex reggente di Ematologia, nel riportare anche la testimonianza di Andrea Tommasini, ex primario di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell'Ospedale San Paolo di Savona e direttore del Dipartimento di Patologia Clinica, ha sottolineato l'importanza di mantenere il primariato della struttura di Savona. Il reparto è banca del sangue e secondo al San Martino, dove vengono anche ricavati gli emoderivati.

Sul 118, che avrà una centrale unica a Genova, ha parlato l'ex primario Salvatore Esposito. "Savona non perde il 118 – ha detto Esposito – ma il problema di una centrale unica è cosa fare in caso di crash di una centrale unica, una cosa che è già successa due volte a Genova; la soluzione attuale è gestire una centrale "fredda" agli Erzelli, con computer spenti da attivare in caso di emergenza. Ma un aspetto importante è la riorganizzazione locale che è anche gestire e mantenere reti di soccorso principalmente per infarti e ictus".

"In questo piano ho visto figure di responsabili – ha spiegato Lionello Parodi, ex primario di medicina – che non so nemmeno cosa siano".

A chiudere gli interventi Giampiero Storti che ha evidenziato come i primariati scoperti siano "un esercito senza un generale".

"La situazione attuale – ha spiegato – è la diretta conseguenza della distruzione dell'architettura giuridica del servizio sanitario ligure. L'aver eliminato le Asl con i propri direttori, l'aver eliminato la Conferenza dei sindaci di Asl, l'aver accentrato una Conferenza dei sindaci a Genova, se già era difficile prima per i sindaci intervenire in un'Asl oggi intervenire a livello regionale è ancora più difficile. D'altra parte il controllo della spesa pubblica, dell'organizzazione spetta ai sindaci, quindi possiamo solo sperare che i sindaci e nella conferenza dei sindaci che diano un colpo di frusta alla situazione. Non solo del Ponente ma anche del Levante. Questa è la stessa legge che è fallita nelle Marche e in Umbria che avevano fatto un'unica Asl e poi hanno fatto un passo indietro. Andatevi a vedere gli atti e le motivazioni. Come mai noi ci siamo infilati in questo buco dove nessuno comanda. Perché la difficoltà da parte dei sindaci è capire con chi parlare. O vai da Bucci o tutti gli altri non contano assolutamente nulla. Solamente rafforzando i nostri sindaci possiamo fare qualcosa, è quella l'istituzione che può salvarci".