Cronaca - 27 settembre 2026, 08:40

L'ultimo saluto a Halina Gizeweter: chiesa affollatissima e commozione per la vittima dell’incidente a Imperia

Le esequie ai Giuseppini di Borgo Fondura per la caposala della Clinica Sant'Anna, morta dopo l'incidente in bicicletta a Caramagna. Due indagati per omicidio stradale in concorso

Una chiesa affollatissima e un'enorme commozione hanno accompagnato ieri l'ultimo saluto a Halina Gizeweter, caposala della clinica imperiese “Sant'Anna”, 62 anni, moglie del nostro collega giornalista Diego David.

 I funerali si sono svolti nella chiesa dei Giuseppini a Borgo Fondura, a Imperia. L'omelia è stata pronunciata in due lingue, in italiano e in polacco. Presenti numerosi rappresentanti istituzionali, delegazioni dell’Imperia Calcio e della Croce Rossa.

Halina Gizeweter è morta domenica scorsa dopo un incidente stradale. Stava percorrendo in bicicletta via Giuseppe Airenti, a Caramagna. La dinamica è ancora al vaglio degli investigatori.

Secondo le prime ricostruzioni, Halina stava tornando a casa in bicicletta, nel pomeriggio. All'improvviso si è aperta la portiera di un'auto e lei è caduta a terra. Subito dopo è stata investita da un veicolo che sopraggiungeva in quel tratto di strada. Soccorsa, è stata portata all'ospedale imperiese, dove è deceduta poco dopo l'arrivo.

La Procura di Imperia ha iscritto nel registro degli indagati due persone, con l'ipotesi di omicidio stradale in concorso: un quarantassettenne di origine turca e una donna imperiese quarantaduenne. Saranno gli accertamenti a stabilire il ruolo e le responsabilità nel tragico incidente che ha strappato alla vita l’infermiera. 

A Diego David, collega giornalista e consorte di Halina, vanno nuovamente tutti i sentimenti di vicinanza e di profondo cordoglio della Redazione di Savonanews. 

Qui di seguito la Lettera a Halina scritta da Diego David, direttore de La Voce di Imperia. 

"Un destino crudele ti ha strappata alla vita, Halina. Una vita che hai dedicato agli altri, con dedizione e professionalità, attraverso il tuo lavoro di caposala infermiera.
Eri il mio faro, il mio tutto, mi hai regalato i 10 anni più belli della mia vita. Eri la mia vita e quella dei figli che mi permetto di definire "nostri" perché così loro mi hanno chiesto, Edyta e Lukasz. Da quando non ci sei, nulla è più come prima.

 Ci resta il dolore immenso della tua assenza, ma anche il ricordo di ciò che sei stata per noi e per tutte le persone che hanno avuto la fortuna di incontrarti. Nel tuo lavoro hai accompagnato e sostenuto centinaia di pazienti e le loro famiglie. Hai messo ogni giorno competenza e amore in quello che facevi. Sono certo che nessuno di loro ti dimenticherà, così come non ti dimenticheranno le tue colleghe e i tuoi colleghi che hanno condiviso con te tanta parte della tua vita professionale.

Io riprendo il mio lavoro, anche nel tuo ricordo. Lo farò pensando a te e al tuo sacrificio. Non per prendermela con qualcuno, perché so che tu non lo avresti voluto. Ma perché una tragedia come quella che ti ha strappata alla vita non debba più accadere a nessuno. Per questo continuerò a chiedere, con rispetto ma con determinazione sostenuto da tutta la Redazione, alle Istituzioni e a chi ha la responsabilità e la gestione delle strade di non dimenticare mai quale sia il loro compito più importante: salvaguardare la vita delle persone. La tua morte non può essere soltanto un dolore privato. Deve diventare anche un richiamo alla responsabilità, perché ogni strada, ogni scelta viabilistica deve avere al centro la sicurezza e la vita di chi la percorre. Tu avresti voluto questo: non rabbia, non accuse, ma impegno perché ciò che è successo a te non accada più a nessun'altra persona, a nessun'altra famiglia.

Ora sei un angelo tra gli angeli. Io, Edyta e Lukasz continueremo a portarti con noi ogni giorno. Nel nostro cuore, nei nostri ricordi e in tutto ciò che faremo.

Ciao, Halina.
Dio ti accolga con lo stesso amore che hai messo sempre nel lavoro e nella tua vita".

Redazione