Quando si pronuncia la parola Erasmus, il pensiero corre spesso agli studenti universitari che trascorrono un semestre o un anno all’estero, tra lezioni, nuove lingue e vita sociale. Ma il programma dell’Unione europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport è molto più ampio e, dal 1987 a oggi, ha coinvolto milioni di persone.
Lo ha sperimentato direttamente Alice Binelli, giovane studentessa universitaria residente a Dego, in Val Bormida, che dal 27 agosto al 7 settembre ha partecipato in Galizia, nel nord-ovest della Spagna, allo Youth Exchange Erasmus+ “Rural Nova: Utopia Chapter 1: Imaginando las áreas rurales del mañana”.
"Proprio uno di questi progetti mi ha portato in Spagna", racconta Alice. Dopo un lungo viaggio da Milano Malpensa, tra aerei, treni e autobus, è arrivata a Lodoselo, piccolo borgo della provincia di Ourense. Ad attenderla c’erano circa 30 ragazzi tra i 17 e i 32 anni, provenienti da Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania e Ungheria.
L’obiettivo era ambizioso e riguarda da vicino anche la realtà della provincia di Savona: immaginare e progettare un futuro sostenibile, attrattivo e ricco di opportunità per i giovani che vivono nelle aree rurali e nell’entroterra.
Ospitati negli spazi di CDR O Viso, realtà non profit locale, i partecipanti hanno alternato momenti di lavoro di gruppo ad attività sul territorio. "Dopo i primi giorni dedicati al team building e all’analisi dei bisogni dei singoli territori, ci siamo avvicinati, attraverso metodologie di educazione non formale, ai temi della permacultura e del solarpunk, cercando soluzioni concrete per il rilancio delle campagne".
Il progetto è poi passato dalle idee alla pratica, attraverso workshop creativi e visite sul territorio, tra cui quella all’Ecoespazo O Rexo, centro che unisce arte, allevamento e produzione di formaggi. Nella parte conclusiva dell’esperienza i giovani hanno elaborato proposte da presentare agli imprenditori locali, provando a immaginare come potrebbero essere le aree rurali nel 2045.
Molti dei temi affrontati hanno una forte attinenza anche con le problematiche del Savonese. A partire dalla mobilità: "Abbiamo evidenziato la necessità di collegamenti più sostenibili, efficienti e capillari". Poi gli spazi comunitari, considerati fondamentali per creare luoghi di aggregazione accessibili a persone di tutte le età. E ancora il lavoro: "È emersa la necessità di investire nello smart working, ma anchenella creazione di nuove opportunità occupazionali in loco, per contrastare lo spopolamento e l’invecchiamento demografico".
Ma uno Youth Exchange non è soltanto lavoro e progettazione. "Vivere insieme sotto lo stesso tetto significa imparare l’empatia, l’adattamento e l’ascolto", racconta Alice. Dalla gestione degli spazi comuni alla tradizione della siesta pomeridiana, fino alle serate nell’unico bar del paese per una “tapeada”, la vita quotidiana è diventata parte integrante dell’esperienza.
"Questo mi ha permesso di confrontarmi con stili di vita diversi e di tornare a casa con spunti nuovi da applicare alla nostra realtà locale". Tra i momenti più significativi, la Serata Interculturale, durante la quale ogni gruppo nazionale ha condiviso tradizioni, musica, balli e piatti tipici.
Alla fine dei dodici giorni, Alice è tornata in Val Bormida con una convinzione: "Le aree rurali non sono luoghi abbandonati al passato, ma terreni fertili per il nostro futuro. Serve solo la voglia di rimboccarsi le maniche, unirsi e scommetterci".
Un’esperienza che, secondo la giovane studentessa di Dego, può essere replicata da altri ragazzi: "Se vi capita l’occasione di partecipare a uno Youth Exchange, non pensateci due volte: buttatevi!".