"Malgrado la peste suina africana continui a circolare in Liguria, da domani riparte la caccia al cinghiale in forma collettiva, dopo l’apertura generale della stagione venatoria avvenuta il 20 settembre, in un territorio già duramente provato da siccità, incendi e condizioni ambientali che hanno messo a dura prova la fauna selvatica".
Ad affermarlo sono il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA), che proseguono: "La peste suina africana è tuttora presente in Liguria e proprio sul rapporto tra caccia e diffusione della PSA l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha evidenziato che, durante un’epidemia, dovrebbero essere evitate le attività capaci di aumentare gli spostamenti dei cinghiali, indicando esplicitamente tra gli esempi le battute di caccia intensive. Studi sul comportamento della specie hanno inoltre rilevato un aumento dei movimenti e della mobilità in presenza del disturbo venatorio".
"Il problema, dunque - ricordano il PAI e l’OSA - non è soltanto quanti animali verranno abbattuti, ma quali conseguenze può produrre il modo in cui questi abbattimenti vengono effettuati in un territorio nel quale il virus è già presente. E chiedono quindi chele istituzioni rendano pubblici i dati e le valutazioni scientifiche sulla base delle quali si ritiene compatibile l’avvio della caccia al cinghiale in forma collettiva con l’obiettivo di contenere la diffusione della PSA. Nel frattempo, i numeri restano impressionanti: per la Liguria è previsto un contingente complessivo di 14.000 cinghiali, tra caccia in forma collettiva, caccia di selezione e attività di controllo, nell’ambito della programmazione nazionale per il 2026. La caccia al cinghiale a squadre è prevista fino al 31 gennaio 2027".
"Sono numeri che impongono una domanda politica precisa: questa è davvero la strategia più prudente ed efficace per affrontare una situazione epidemiologica ancora aperta, oppure stiamo continuando a considerare il cinghiale prevalentemente come un bersaglio venatorio, anche quando sarebbe necessario trattarlo prima di tutto come parte di un problema sanitario ed ecologico?", aggiungono.
Il PAI e l’OSA ritengono legittimo chiedere alle istituzioni una cosa molto semplice: "Prima di premere il grilletto, spiegate ai cittadini, dati scientifici alla mano, perché questa sia la scelta più sicura per contenere la peste suina africana. Perché quando un’epidemia è ancora presente, la gestione della fauna non dovrebbe essere guidata soltanto dalla tradizione venatoria o dall’esigenza di raggiungere un numero di abbattimenti. Dovrebbe essere guidata, prima di tutto, dalla prudenza, dalla scienza e dalla tutela dell’interesse pubblico".