Attualità - 04 ottobre 2026, 07:57

“Flash”, il lampo di Faé Djéraba per riaprire gli occhi sul presente: «L’arte deve suscitare una reazione» (VIDEO)

L’esposizione mette al centro guerra, libertà, identità e futuro. Un percorso che invita a interrogarsi: «Dobbiamo rimodellare i nostri valori e il nostro mondo»

Un lampo. Un’immagine improvvisa che arriva, colpisce e costringe a fermarsi per un istante. È questo il significato del titolo “Flash”, la mostra con cui Faé A. Djéraba è tornata a esporre a Finale Ligure, alla Galleria dei San Giovanni, dove il percorso sarà visitabile fino al prossimo 16 ottobre.

L’esposizione riunisce opere di diversa natura, in un dialogo tra passato e presente, testo e immagine. Tutto in un percorso dove l’artista plasticienne affronta anche alcune delle questioni più controverse e dolorose della contemporaneità: la guerra, l’immigrazione, la libertà, l’identità, l’oppressione e il rapporto dell’individuo con un mondo sempre più virtuale e dominato dalle immagini. Ecco così che le opere sono pensate come vere e proprie “illuminazioni” visive, capaci di stimolare una lettura stratificata e, in molti casi, di trasformarsi in denuncia.

È proprio il rapporto tra immagine, informazione e realtà uno degli elementi centrali della ricerca dell’artista. Come osserva la storica dell’arte Claudia Andreotta nella critica dedicata alla mostra, il bombardamento continuo di notizie e immagini attraverso gli schermi rischia di trasformare la comunicazione in distrazione. Di fronte a questo flusso, l’arte di Djéraba diventa invece un invito «ad avere il coraggio di riaprire gli occhi».

«Abbiamo chiamato la mostra “Flash” perché è uno scorcio sugli ultimi lavori, quelli che affrontano tematiche di attualità e socialità che mi caratterizzano e alle quali sono particolarmente sensibile - racconta l’artista - La serie è molto ampia e abbiamo scelto alcune opere dedicate alla guerra, all’immigrazione, alla democrazia e alla libertà, che sono un po’ le bandiere che porto avanti. Tutto è sempre inerente all’individuo, a quello che è il nostro essere persone umane in un mondo che è sempre più virtuale, sempre più online».

La cronaca internazionale entra così direttamente nella sua produzione, ma Faé non intende inserirsi nella contrapposizione rigida tra schieramenti, preferendo riportare il discorso sul piano umano. «È anche un po’ un mondo di follia. Lo vediamo con tutte queste guerre che nel 2026 esistono ancora. La storia si ripete all’infinito e, come dicevo una volta, i cattivi attori non hanno nazionalità. Si parte dal Medio Oriente, dal conflitto tra Ucraina e Russia, da quello che succede in Palestina e con Israele - dice - Io voglio parlare della sacralità della vita, indipendentemente dall’individuo che hai davanti. È una strage quello che sta succedendo in questo momento e siamo davanti a pagine veramente tristi della nostra storia».

La guerra, però, non rappresenta soltanto una tragedia del presente. Per Faé diventa anche una domanda rivolta al futuro e, soprattutto, alle nuove generazioni. «Io, in qualità di artista, cerco di creare e invece mi ritrovo davanti a rovine da tutti i lati. E penso a tutti questi giovani, a questi ragazzi e a queste ragazze. Oggi cosa gli lasciamo? Quali prospettive di futuro? Abbiamo delle responsabilità molto grosse e bisogna dare ai giovani gli strumenti per poter affrontare questo mondo».

È in questo contesto che si inseriscono anche alcuni degli ultimi lavori dedicati a Pinocchio, personaggio che l’artista utilizza da molti anni. Tra questi c’è “Il sognatore”, un burattino che vive e dorme sui globi, consapevole della propria individualità ma anche di ciò che accade intorno a lui. «Questo sognatore a occhi aperti rimodella il suo mondo. Io penso che siamo a un punto storico in cui dobbiamo rimodellare i nostri valori e il nostro mondo. Cosa vogliamo domani? Una terra piena di conflitti? Ci stiamo già andando. Vorrei piuttosto rimodellare questo mondo, ma soprattutto vorrei che fossero i giovani a farlo. Questo è il ruolo dell’arte e degli artisti in questo momento».

Un ruolo che, nella sua visione, non può limitarsi alla ricerca estetica. «Gli artisti sono tutti un po’ visionari. Si interrogano e pongono domande molto scomode. In un certo senso, il ruolo dell’arte, oltre a nutrire con la bellezza, deve portarti ad avere una reazione, un’emozione, positiva o negativa che sia, ma deve suscitarti qualcosa. Il ruolo dell’arte penso che sia, tra virgolette, anche rivoluzionario. L’arte deve, o dovrebbe, farti ragionare, donarti felicità e donarti anche la rabbia. Deve provocare una reazione».

La mostra diventa così anche una dichiarazione d’intenti per il futuro. «I miei prossimi lavori saranno ancora legati a quello che accade nel mondo. Sono sempre più indignata, più arrabbiata. Voglio puntare il dito sull’individuo, sulla bellezza, su quello che possiamo fare, ma soprattutto voglio dire: riprendiamoci la pace». E sarà questo il filo conduttore del prossimo impegno dell’artista.

Insomma, “Flash” non è soltanto il titolo di una mostra, ma il tentativo di trasformare l’arte in uno spazio di riflessione, davanti alla quale fermarsi, guardare e interrogarsi.