Attualità - 05 ottobre 2026, 13:25

PFAS, Rete Liguria Bene Comune presenta una mozione per il biomonitoraggio della popolazione

Borgio Verezzi (dove è in vigore il divieto di uso alimentare dell'acqua di rete), ma non solo: proposto alla Regione un piano di prelievi ematici volontari nelle aree a maggiore rischio

"Hanno un nome che pare una formula da laboratorio, e invece sono la cosa più concreta che esista: sono nell'acqua che beviamo, nel latte che diamo ai bambini, nel sangue di chi non ha mai saputo di averli. Si chiamano PFAS. Li chiamano 'inquinanti eterni', e chi li ha battezzati così non ha esagerato: non si spezzano, non scompaiono, non perdonano. Ci domandiamo una cosa semplice, e la domandiamo ad alta voce. Come si fa a sapere di avere il veleno nei pozzi e a non voler sapere quanto ne abbiamo nel corpo? Come si fa a misurare l'acqua per anni e a non misurare mai le persone? Questa non è prudenza. È un modo elegante di voltare la testa dall'altra parte. E la Liguria, su questo, la testa l'ha voltata già troppo a lungo". Così, attraverso una nota stampa, Rete Liguria Bene Comune.

"La Rete Liguria rende pubblica una proposta di mozione da depositare in Consiglio Regionale della Liguria per attivare un piano straordinario di biomonitoraggio umano per PFAS nelle aree della regione a maggiore esposizione ambientale - si legge ancora nella nota - Dai dati ARPAL e dalle indagini indipendenti (tra cui il rapporto Greenpeace 'Acque senza veleni'), la Liguria risulta tra le regioni italiane con la più alta percentuale di campioni di acqua potabile contaminati da PFAS. Situazioni critiche sono state accertate a Rapallo, Camogli e Zoagli (pozzi S.ANNA 4-5), a Borgio Verezzi (dove è in vigore dal settembre 2026 un divieto di uso alimentare dell'acqua di rete per PFAS), nei bacini dei fiumi Polcevera e Scrivia, e in diversi comuni costieri tra Genova, Imperia, Albenga, Savona e Sarzana. A ciò si aggiunge la Val Bormida ligure, area storicamente esposta a un mix di inquinanti industriali (sito ACNA di Cengio e polo chimico), per la quale è ragionevole valutare anche l'esposizione a PFAS".

"Nonostante le evidenze ambientali, in Liguria non esiste ancora un programma regionale di biomonitoraggio umano che consenta di misurare i livelli di PFAS nel sangue della popolazione, correlarli alle fonti di esposizione e orientare misure di prevenzione e screening sanitario. Esperienze analoghe in Veneto e in Piemonte dimostrano invece che tali programmi sono strumenti essenziali per tutelare la salute pubblica. Per questo la Rete Liguria propone una mozione che impegna la Giunta regionale ad attivare, entro 120 giorni, un piano di prelievi ematici volontari per la determinazione di PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS e altri PFAS prioritari, con priorità per i residenti nelle aree sopra indicate e criteri di attenzione per gruppi vulnerabili (bambini, donne in età fertile, soggetti con patologie croniche)".

"Il testo della mozione è pubblico e viene messo a disposizione di tutti i gruppi consiliari e le parti politiche. La Rete Liguria conferma la propria piena disponibilità al confronto con maggioranza, opposizioni, assessori competenti e consiglieri regionali per affrontare in modo concreto il problema, definire insieme le priorità e garantire che la Liguria si doti finalmente di uno strumento efficace di conoscenza e prevenzione sui PFAS. Non chiediamo un favore. Chiediamo un prelievo di sangue, volontario, gratuito, trasparente: una provetta per sapere la verità. Chi governa ha l'obbligo di guardare in faccia i numeri, anche quando i numeri sono scomodi. Soprattutto quando sono scomodi. Perché un territorio che non vuole conoscere il proprio veleno non è un territorio prudente: è un territorio che ha scelto di non difendersi. E noi, a questo, non ci stiamo", concludono da Rete Liguria Bene Comune.

*In allegato la mozione completa

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 mozione biomonitoraggio PFAS (154 kB)

Redazione