Politica - 12 ottobre 2026, 17:38

Cava Giambrigne a Bormida, Casella (Avs): "Progetto che rischia di compromettere l'ambiente, la salute e il futuro del paese e della sua vallata"

Presentata dall'esponente di minoranza un'interrogazione sulla procedura per la riattivazione dell'impianto

“Il tentativo di riaprire la cava Giambrigne a Bormida si scontra con la conformazione del territorio e con la determinazione dei cittadini, che hanno sottoscritto in massa la petizione per opporsi a questa operazione. Per questi motivi, abbiamo presentato un'interrogazione alla giunta regionale in cui chiediamo chiarimenti sulla procedura per la riattivazione dell'impianto e sollecitiamo lo stop a questo progetto, che rischia di compromettere l'ambiente, la salute e il futuro del paese e della sua vallata”.

Annuncia così la sua iniziativa il consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra, per dare sostegno non solo all'ordine del giorno che il parlamentino del piccolo centro valligiana ha approvato all'unanimità per eliminare il sito dal Piano Territoriale Regionale delle Attività di Cava, ma anche per dare voce alle perplessità dei cittadini.

“Con la collaborazione della consigliera comunale Ivana Minetto, abbiamo ricostruito la storia del sito e raccolto le informazioni sul progetto per riaprire la cava di calcare, che riteniamo potenzialmente dannoso per il comprensorio” spiega Casella.

Il punto sarebbe, secondo l'esponente della minoranza regionale, il vincolo idrogeologico e quello paesistico ambientale a cui è soggetta l'area, che il consiglieri ricorda essere “vicina ai siti di importanza comunitaria del Ronco di Maglio, del Lago di Osiglia, del Monte Carmo e del Monte Settepani”. Ma non solo: “Nella zona passa un rio affluente del fiume Bormida e ci sono due sorgenti dell’acquedotto. La strada provinciale, interna all’abitato, è inadeguata al transito dei veicoli pesanti previsti per le lavorazioni. Nel raggio di duecento metri dal sito della cava, ci sono case e attività ricettive. Sotto il versante c'è la località Pian Soprano, tra le più densamente popolate. In questo contesto, secondo il progetto, si inserirebbe lo scavo del calcare con uso di esplosivo e mezzi meccanici, con l'estrazione di 383 mila metri cubi di calcare e l’inserimento di 221 metri di materiale proveniente dall'esterno per riempire il vuoto creato”, ricorda Casella.

Da qui l'appoggio all'iniziativa già citata del Consiglio Comunale di Bormida. “Il Comune è intervenuto in giudizio di fronte al Tar al fianco della Regione Liguria contro il ricorso della Giambrigne Srl, presentato a seguito del diniego regionale del trasferimento dell'autorizzazione estrattiva per avvenuta scadenza della Valutazione di Impatto Ambientale.  L'anno scorso, la petizione contro la riapertura della cava ha raccolto 600 firme, di cui oltre il 60 per cento apposte da persone residenti a Bormida. Ci auguriamo che tutte queste osservazioni siano sufficienti per fermare un'operazione che rischia di avere conseguenze devastanti per il paese e per la Val Bormida, che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di salute e ambiente, ma continua ad essere interessata da progetti ad altissimo impatto”, conclude Jan Casella.

Redazione