C'è chi la cucina la sceglie per vocazione e chi ci arriva quasi per caso, scoprendo solo dopo che tra i fornelli si può imparare qualcosa che va ben oltre il mestiere. È il caso di Paolo Ferrua, chef savonese cresciuto nel quartiere di Piazzale Moroni, che ha deciso di mettere nero su bianco la propria storia in "La strada non sceglie il destino. Come la cucina mi ha insegnato a cadere, ricostruirmi e trovare la mia direzione", pubblicato da Autoritas Editore e disponibile anche su Amazon.
Non è un ricettario, e nemmeno la semplice cronaca di una carriera di successo. Il libro è prima di tutto un racconto personale, che non nasconde le pagine più difficili: un'adolescenza complicata, la dipendenza dall'eroina, il percorso in una comunità terapeutica, primo passo verso una nuova consapevolezza.
Ed è proprio attraverso il lavoro, e la disciplina che una cucina professionale impone, che Ferrua racconta di aver costruito giorno dopo giorno un equilibrio diverso. La cucina, scrive, è diventata per lui responsabilità e possibilità di ricominciare.
Il primo ingresso in una cucina professionale arriva a diciotto anni, in un ristorante di Sanremo. Da lì un percorso in costante crescita che lo porta a Roma, come executive sous chef dell'Hotel Villa Doria Pamphili.
Nel 2010 la tappa forse più spettacolare: all'Expo di Shanghai Ferrua diventa executive chef del Padiglione Italia, alla guida di una brigata capace di gestire fino a 5.000 pasti al giorno. Seguono le esperienze a Londra, a Malta e in Spagna, in un percorso che - avverte l'autore - non è mai stato soltanto professionale.
Il libro insiste su un punto: i traguardi raggiunti non mettono al riparo dalle crisi. Anche quando tutto sembra conquistato, può arrivare il momento di fermarsi e chiedersi quale direzione prendere.
Per Ferrua la risposta passa dal ritorno a casa, in Liguria e in Valle Bormida. Qui l'esperienza accumulata negli anni si intreccia con un'idea più consapevole della cucina, del territorio e del rapporto con il cibo.
Oggi lo chef guida una storica osteria della provincia di Savona, con una proposta legata alla tradizione e alla qualità delle materie prime.
Scalino dopo scalino
Il filo conduttore del volume è già nel titolo: il punto da cui si parte non decide quello in cui si arriverà. Ferrua rifiuta la logica del "tutto e subito" e propone un'idea più paziente della vita, da affrontare un gradino alla volta, imparando anche dalle cadute.
Un messaggio che parla non solo agli addetti ai lavori della ristorazione, ma a chiunque si sia trovato a dover ricominciare.