L'emergenza PFAS nel Ponente savonese richiede interventi che vadano oltre il monitoraggio delle acque e coinvolgano direttamente la salute dei cittadini. A sottolinearlo è Alessandro Dighero, portavoce di Rete Liguria – Bene Comune, che chiede alla Regione di promuovere un biomonitoraggio del sangue della popolazione per verificare l'eventuale presenza di queste sostanze e quantificarne i livelli.
"L'acqua non si ammala, ma le persone sì", afferma il portavoce, indicando nella conoscenza dell'esposizione della popolazione uno dei passaggi fondamentali per affrontare l'emergenza.
Tra le iniziative sollecitate da Rete Liguria – Bene Comune c'è l'avvio di un programma di biomonitoraggio, attraverso analisi del sangue che consentano di accertare la presenza di PFAS nei cittadini e di determinarne le concentrazioni.
"Abbiamo chiesto in Regione che vengano presentate delle mozioni e che venga fatto un biomonitoraggio del sangue di tutti i cittadini", spiega Dighero. L'obiettivo è affiancare alle verifiche ambientali uno strumento che permetta di comprendere meglio l'eventuale esposizione della popolazione alle sostanze perfluoroalchiliche.
I PFAS sono una famiglia di composti chimici utilizzati in numerosi processi e prodotti industriali, noti per la loro persistenza nell'ambiente e per la difficoltà di degradazione. Alcuni di questi composti sono associati, in base alle evidenze scientifiche disponibili, a diversi effetti sulla salute, tra cui possibili alterazioni del sistema immunitario. Per Dighero, è quindi necessario che alle rilevazioni sull'acqua seguano iniziative concrete per valutare la situazione sanitaria sul territorio.
L'attenzione sul tema è cresciuta dopo i rilevamenti che hanno portato alle ordinanze di Borgio Verezzi e, successivamente, Pietra Ligure e Villanova d'Albenga, nel quadro delle verifiche sulla presenza di PFAS nelle acque.
Dighero riconosce l'importanza dei controlli, ma sottolinea che, una volta emersa la presenza del problema, occorre passare alla fase successiva: "Va benissimo che facciano i rilevamenti, però ormai non basta più quello. Sappiamo che ci sono, quindi ora bisogna affrontarlo in qualche modo e soprattutto mettere in allerta la popolazione anche su quello che può fare da qui in avanti".
La preoccupazione riguarda anche la persistenza di queste sostanze, spesso definite "forever chemicals", proprio per la loro capacità di rimanere a lungo nell'ambiente. L'accumulo nell'organismo e i tempi di eliminazione possono variare in base al composto e al livello di esposizione.
Tra le priorità indicate da Rete Liguria – Bene Comune c'è anche la necessità di informare in modo chiaro e tempestivo i residenti sulle misure precauzionali da adottare. Dighero cita, in particolare, gli avvisi diffusi sul territorio, come quelli relativi al consumo dell'acqua del rubinetto a Pietra Ligure, invitando i cittadini a rispettare le indicazioni delle autorità competenti finché le eventuali restrizioni non saranno revocate.
"I nostri prossimi passaggi saranno sicuramente quello di continuare a informare la popolazione su quelle che sono le misure che intanto proponiamo. E poi quello che possono fare anche loro per evitare di assumerne", spiega.
Per il portavoce di Rete Liguria – Bene Comune, la gestione dell'emergenza dovrà quindi svilupparsi su più fronti: controlli ambientali, comunicazione pubblica e verifiche sanitarie.
La richiesta di biomonitoraggio nasce dalla volontà di ottenere dati sull'eventuale presenza di PFAS nel sangue dei residenti e di disporre di elementi utili per valutare l'esposizione della popolazione.
"La cosa importante è farsi un controllo anche subito per capire veramente la quantità di questi PFAS, quanti ne hanno nel sangue", conclude Dighero.