L’emergenza idrica nel Ponente savonese si allarga con nuove ordinanze che vietano l’utilizzo dell’acqua per scopi potabili e alimentari. I consiglieri del Pd Roberto Arboscello e Alberto Pandolfo chiedono interventi urgenti, sostegno ai Comuni e un’indagine approfondita sull’origine della contaminazione da PFAS.
“La nuova ordinanza di Villanova d’Albenga, che si aggiunge a quelle di Borgio Verezzi e Pietra Ligure e che vieta l’utilizzo dell’acqua per scopi potabili e alimentari, conferma che non siamo di fronte a un problema che può essere affrontato limitandosi a monitorare le analisi. La tutela della salute pubblica deve essere la priorità assoluta e i sindaci hanno fatto bene ad adottare i provvedimenti necessari a mettere in sicurezza i cittadini. Ma proprio per questo è indispensabile che la Regione si assuma la responsabilità di coordinare gli interventi e individuare soluzioni concrete”, dichiara Roberto Arboscello, consigliere regionale del Partito Democratico, intervenendo sull’emergenza idrica che sta interessando diversi Comuni del Ponente savonese, dove il superamento dei limiti previsti dalla normativa per alcune sostanze presenti nell’acqua ha portato all’adozione di ordinanze che ne vietano l’utilizzo per bere e per preparare alimenti.
“Parliamo di una situazione che ha conseguenze pesanti sulla vita quotidiana delle persone e sull’attività di bar, ristoranti e altre attività economiche. Non poter utilizzare l’acqua del rubinetto nemmeno per cuocere la pasta è un disagio enorme, soprattutto se non sappiamo quanto durerà. Se le ordinanze sono necessarie per proteggere la salute, è altrettanto necessario che i Comuni non vengano lasciati soli a gestire un’emergenza complessa, con ricadute dirette sui cittadini e sul tessuto economico locale. Martedì, in aula, l’assessore Nicolò, rispondendo a un’interrogazione sul tema, ha riferito che la Regione sta monitorando la situazione e intende potenziare le analisi sul territorio. Sono attività indispensabili, ma non sufficienti. Servono una cabina di regia regionale e un piano di intervento che affianchi le amministrazioni comunali nell’immediato e costruisca soluzioni strutturali per il medio e lungo periodo. Se, come sembra, per risolvere il problema saranno necessari impianti di filtraggio e investimenti significativi, la Regione deve cominciare fin da ora a valutare le risorse e gli interventi necessari”, aggiunge.
“Occorre inoltre capire l’origine della contaminazione, individuare le cause della presenza di queste sostanze nei pozzi interessati e verificare come evitare che il problema si estenda ad altre falde e ad altri Comuni. Non possiamo rischiare che l’emergenza si allarghi, prima di intervenire. Chiediamo quindi alla Regione di agire su tre fronti: sostenere subito i Comuni e attenuare i disagi per cittadini e attività economiche, programmare gli investimenti necessari a ripristinare la disponibilità di acqua utilizzabile e rafforzare le attività di controllo e prevenzione per tutelare la salute pubblica. La sicurezza delle persone viene prima di tutto, ma deve essere accompagnata da risposte tempestive e concrete”, sottolinea Arboscello.
Mentre il deputato ligure del Partito Democratico Alberto Pandolfo, che presenterà un'interrogazione parlamentare al Ministro della Salute, dichiara: "Con Loano i Comuni coinvolti sono diventati quattro in pochi giorni. Questo ci dice che non siamo davanti a un episodio isolato, ma a un problema che riguarda un'area intera e che chiama in causa anche il Governo. I PFAS sono inquinanti persistenti, che restano a lungo nelle falde e nei terreni. Nell’interrogazione chiederò al Ministro quali iniziative intenda assumere a tutela della salute dei cittadini esposti”.
"Chiederò in particolare se il Ministero intenda sostenere ATS e Arpal nelle indagini sull'origine della contaminazione. Oggi le ipotesi sotto esame sono diverse: le ex discariche di Magliolo e Tovo, l'area industriale di Vado, l'uso di schiume antincendio. Servono risposte, non ipotesi. Chiederò anche se sia previsto un monitoraggio sanitario della popolazione, se i controlli verranno estesi ai Comuni limitrofi e alle acque usate in agricoltura, a partire dagli uliveti in piena stagione di raccolta, e quali risorse nazionali siano disponibili per impianti di filtraggio e soluzioni strutturali. C’è poi una scadenza che non possiamo ignorare: dal 13 gennaio 2027 entrerà in vigore anche il limite di 10 nanogrammi per litro per il TFA. Se non ci attrezziamo ora, il rischio è che nuove ordinanze si aggiungano a quelle di oggi. Per questo chiedo che si lavori subito a una mappatura seria della presenza di PFAS su tutto il territorio ligure. Nel frattempo, i risultati delle analisi sul torrente Maremola, attesi per la fine della prossima settimana, devono essere resi pubblici in modo tempestivo e comprensibile. I cittadini hanno diritto a informazioni chiare e complete, senza allarmismi ma anche senza reticenze”, conclude Pandolfo.