Attualità - 17 ottobre 2026, 07:30

Raddoppio ferroviario Finale-Andora, il Comitato territoriale: "Basato su norme del secolo scorso e con il rischio PFAS nelle falde acquifere"

Il Comitato territoriale si interroga "sul reale prezzo da pagare: un'infrastruttura legittimata da autorizzazioni figlie di un'altra epoca legislativa, che lascia il territorio senza stazioni nei centri abitati e rischia di contaminare le riserve idriche"

"Spostamento a monte Finale Ligure - Andora (per 32 km e 2,7 miliardi di euro),  basato su norme del secolo scorso e con il rischio PFAS nelle falde acquifere"

Queste le parole del Comitato territoriale con al centro il raddoppio ferroviario Finale-Andora e le criticità legate allo PFAS nell'acqua in alcuni comuni del ponente savonese.

"Sul fronte italiano, l'impatto ambientale si concentra sui 25 km di gallerie. L'opera rischia di violare l'Articolo 6 della Legge Regionale Liguria n. 39/2009, che vieta interventi alteranti l'assetto idro-geomorfologico nelle aree carsiche protette. Durante le operazioni di perforazione e consolidamento dei tunnel, i PFAS possono essere introdotti nel sottosuolo attraverso i fluidi lubrificanti delle frese meccaniche (TBM), le schiume antincendio che vengono usate per le polveri e soprattutto gli additivi chimici utilizzati nel calcestruzzo proiettato (spritz beton) per impermeabilizzare le pareti. Precedenti clamorosi, come l'inquinamento da PFBA riscontrato dall'ARPAV nei cantieri delle gallerie della Pedemontana Veneta o la contaminazione dei pozzi idrici della Galleria di Base del Ceneri in Svizzera, dimostrano che il rischio di avvelenare le falde acquifere è concreto. Nel Ponente Ligure, dove le montagne alle spalle della costa custodiscono i bacini idrici strategici che alimentano gli acquedotti di interi Comuni, si rischia di compromettere in modo irreversibile le riserve di acqua potabile" continua il direttivo dell'associazione.

"La linea Nizza-Ventimiglia è una tratta di circa 40 km lenta e tortuosa (velocità massima 80-90 km/h, percorsi in circa 60 minuti). Gli attuali lavori di modernizzazione di SNCF Réseau, che comporteranno chiusure notturne fino a dicembre 2026, non trasformeranno la linea in Alta Velocità, ma puntano solo a implementare il sistema ad "Alta Performance" (HPMV) per aumentarne la frequenza portandola fino a 6 treni all'ora per direzione dando un ottimo servizio di mobilità sostenibile - specificano -  Il cortocircuito giuridico risiede nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del 1996, considerata ancora valida dopo trent'anni nonostante l'evoluzione delle leggi europee e l'introduzione dei limiti restrittivi sui PFAS nelle acque (D.Lgs. 102/2025). Quella VIA è ritenuta totalmente anacronistica perché: è antecedente alla Direttiva Habitat e non prevede alcuna Valutazione di Incidenza Ambientale (V.I.N.C.A.), introdotta solo nel 1997 col D.P.R. n. 357. Ignora l'esistenza di 16 zone protette istituite successivamente sul territorio, tra cui la Riserva Naturale Regionale Rio Torsero e diverse Zone Speciali di Conservazione (ZSC)".

Il Comitato territoriale si interroga "sul reale prezzo da pagare: un'infrastruttura legittimata da autorizzazioni figlie di un'altra epoca legislativa, che lascia il territorio senza stazioni nei centri abitati e rischia di contaminare le riserve idriche" concludono.

Redazione