Inceneritori, altre visioni e omissioni, il titolo dello spettacolo non lascia dubbi su un argomento assai dibattuto, quasi di moda, si potrebbe pensare. Con sottile arguzia si disserta, all’inizio, delle cose che non vanno prendendo per mano lo spettatore, distraendolo e facendolo sorridere.
L’ironia al servizio del cittadino, no pardon, al servizio degli autori e dello spettacolo. Ma senza colpi di scena, con la dovuta lentezza, prima traspare e poi emerge con in modo chiaro la parola chiave, il filo conduttore della serata.
L’inceneritore al centro della scena, un’analisi sarcastica e intensa su quello che il pensiero comune ci propone, un’imperdibile opportunità, la risoluzione del problema del rifiuto che non si può più nascondere sotto il tappeto, ma che deve sparire, a tutti i costi.
E poi un altro punto di vista, che pone dei dubbi, che alle ceneri e ai fumi preferirebbe profondere impegno, differenziare, respirare aria salubre e bagnarsi in acque pulite.
A chi credere infine? Ai politicanti in balia degli affari o ai manichei difensori dell’ambiente?
Ma chi si permette di portare in scena tematiche tanto scottanti seppur all’ordine del giorno?
I due temerari autori e attori sono Meo e Teo, due amici d’infanzia, che hanno scoperto un modo sano di dare sfogo all’urgenza di dire la loro in un tempo difficile, dove un pensiero unico sembra aver obnubilato le coscienze.
Per fortuna che c’era il pensiero scriveva trent’anni fa Giorgio Gaber preconizzandone gli effetti.
Meo, Amedeo Gaiezza, si muove sciolto sul palco e si permette i suoi urli, improperi contro il conformismo, contro le convenzioni, contro un bigottismo dilagante che distorce a propria immagine l’uso della parola cambiandone il senso. Favorito dalla sua innata simpatia, anche il pubblico meno audace gli perdona lo sproloquio e anche gli sconfinamenti in argomenti tabù, di cui è meglio non parlare.
Teo, Matteo Rossi all’anagrafe, sembra consumato uomo di spettacolo, recita, a volte occupando spazi della commedia dell’arte, interpretando le sue poesie mai banali, cantando le sue canzoni che spesso evocano Genova, sua città adottiva, le sue contraddizioni e il mare che la circonda. Proprio in questi testi viene facile il parallelismo con Alloisio, anche lui genovese adottato e osservatore attento della realtà, unico vero possibile prosecutore del teatro gaberiano.
Tutto questo prima dell’avvento di Meo e Teo che della voglia di parlare, capire e sviscerare hanno fatto la loro missione, condita con l’ironia malinconica tipica del teatro canzone.
Merce rara in questo nuovo medioevo. La scena sarà impreziosita dai ricercati e originali interventi vocali della soprano Livia Mondini.










