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Agricoltura | 21 ottobre 2026, 10:32

Cibo ultraprocessato, Coldiretti Liguria: "Difendere quello genuino tutela salute, agricoltura e territorio"

Boeri e Rivarossa: "Serve più consapevolezza su ciò che portiamo in tavola e sul valore delle produzioni agricole"

Cibo ultraprocessato, Coldiretti Liguria: "Difendere quello genuino tutela salute, agricoltura e territorio"

Gli alimenti ultraprocessati, sempre più presenti nell’alimentazione quotidiana, pongono interrogativi che riguardano non soltanto la salute dei consumatori, ma anche il modello alimentare che si vuole difendere e il ruolo dell’agricoltura nella produzione di cibo. È il tema affrontato dal professor Carlos Augusto Monteiro, ideatore della classificazione NOVA, intervenuto al XXIV Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti nel panel “Il cibo sano vs il cibo che ammala”.

Monteiro ha descritto gli ultraprocessati come formulazioni industriali pensate per sostituire gli alimenti e i pasti preparati a partire da ingredienti tradizionali, attraverso l’impiego di materie prime a basso costo e additivi capaci di modificarne sapore, aspetto e consistenza. Un sistema che, secondo il ricercatore, punta a rendere questi prodotti particolarmente appetibili, favorendone il consumo.

Un tema che riguarda da vicino anche la Liguria, dove agricoltura e pesca rappresentano un patrimonio economico, produttivo e culturale, oltre a contribuire alla qualità e alla riconoscibilità del territorio. Dall’olivicoltura alla viticoltura, dall’orticoltura alla pesca, le filiere locali custodiscono produzioni legate alle caratteristiche ambientali, alle competenze degli operatori e a una tradizione alimentare che valorizza la materia prima.

“Quando parliamo di cibo dobbiamo ricordarci che dietro a un prodotto ci sono una filiera, un territorio e il lavoro delle imprese agricole”, sottolinea Gianluca Boeri, presidente di Coldiretti Liguria. “In Liguria abbiamo produzioni di qualità che raccontano la nostra identità: è importante che i consumatori possano conoscerle e scegliere con consapevolezza, senza che il cibo venga ridotto a una semplice formula industriale”.

Nel suo intervento al Forum, Monteiro ha inoltre richiamato gli studi che associano un maggiore consumo di alimenti ultraprocessati a un aumento del rischio di obesità, diabete e altre patologie croniche, sollevando interrogativi anche sui criteri con cui viene valutata la sicurezza degli additivi presenti nei prodotti industriali. Un confronto che chiama in causa informazione, trasparenza e capacità di distinguere tra le diverse categorie di alimenti.

“La questione non può essere affrontata soltanto sul piano delle scelte individuali: servono informazione corretta, trasparenza e politiche capaci di valorizzare il cibo di qualità”, aggiunge Bruno Rivarossa, delegato confederale. “È fondamentale che i cittadini possano conoscere la composizione dei prodotti e comprendere le differenze tra un alimento e una formulazione industriale. Allo stesso tempo, bisogna evitare che il prezzo e le logiche della produzione di massa diventino gli unici criteri con cui viene valutato il cibo.”

In questo scenario, l’agricoltura deve essere parte della risposta, perché mette al centro la materia prima, il lavoro degli agricoltori e il legame con il territorio.

Redazione

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