La manifestazione annunciata per questa mattina davanti all'istituto "Falcone" di Loano si è risolta in un nulla di fatto. Negli ultimi giorni l'iniziativa aveva allarmato istituzioni e forze dell'ordine, ma anche esercenti e professionisti della zona. All'ora della convocazione, le 8, davanti ai cancelli non si è presentato praticamente nessuno.
Alcune persone esterne si sarebbero avvicinate alla scuola per poi allontanarsi, constatata l'assenza di manifestanti, e alcune sarebbero state identificate dalle forze dell'ordine. Moltissimi genitori, preoccupati che l'iniziativa potesse assumere contorni simili a quanto accaduto a Milano pochi giorni fa, hanno deciso di tenere a casa i figli. A monitorare attentamente la situazione c'erano alcuni professori, il preside e alcuni rappresentanti del consiglio comunale.
A segnare la vigilia, più del timore di disordini, è stato il contenuto dei messaggi circolati online. Lo racconta Alessia De Ioanni, studentessa di Quinta e rappresentante d'Istituto: "Ieri ero dubbiosa se venire a scuola. Non mi sono sentita sicura. Però ho preferito venire, perché non mi sembrava giusto farmi comandare da persone che non ci hanno mai messo la faccia".
"Ci sono state minacce alla scuola, agli insegnanti e a noi direttamente - spiega - Ieri sera sono stati mandati messaggi su una presunta lista per fare del male a determinate ragazze del Falcone". Contenuti la cui attendibilità resta da chiarire, ma che hanno contribuito ad alimentare un clima di forte preoccupazione. "Da domenica sono state giornate intensissime. Appena il preside ci ha chiamati, siamo andati nel suo ufficio a parlarne, anche con la psicologa. L'ignoto fa paura: stamattina c'era un po' di ansia generale fra ragazzi, professori e genitori. Ora fortunatamente c'è calma". E conclude: "Mi sembra assurdo che quella che doveva essere una protesta pacifica, secondo loro, abbia generato così tanta paura. Una protesta pacifica non fa paura".
"Avevo lanciato un appello ai miei ragazzi chiedendo loro di non partecipare. Posso dire che nessun ragazzo dell'istituto Falcone ha partecipato. È una grande soddisfazione", afferma Mosè Laurenzano, dirigente dell'Istituto Falcone, che descrive la vigilia come "una vera guerra di nervi, un terrorismo psicologico", alimentato dalla continua diffusione di messaggi pesanti.
Determinante, per il preside, il lavoro svolto nei giorni precedenti con famiglie, docenti e rappresentanti d'istituto, entrati nelle classi per confrontarsi con gli studenti: "Se vogliamo fare una manifestazione per i principi che abbiamo, dobbiamo organizzarla noi, secondo correttezza, rispetto, gentilezza ed educazione. Non parteciperemo insieme a persone violente a manifestazioni organizzate da altri".
Accanto all'informazione, la scuola ha scelto di lavorare sull'ascolto. La psicologa Lara Catanese spiega di aver cercato di far comprendere ai ragazzi "il rischio di questa aggregazione senza spirito critico". "Manifestare si può - osserva - ma dietro devono esserci idee, valori, un pensiero. Quello che abbiamo visto, purtroppo, è che mancava questo e c'era solo l'aspetto gregario. Anche ragazzi assolutamente pacifici potevano essere coinvolti in comportamenti rischiosi o violenti, che non avrebbero scelto individualmente". La vera conquista, a suo giudizio, è aver stimolato gli studenti a ragionare autonomamente e aver creato spazi di confronto nelle classi.
Nessuna condanna, però, per chi ha preferito restare a casa: "Non abbiamo nulla da dire a chi ha scelto di rimanere a casa per paura. Il terrorismo mediatico dei social può aver indotto sia i ragazzi sia i genitori a fare questa scelta".
Anche il sindaco Luca Lettieri punta il dito sulle chat: "Sono stati diffusi messaggi contenenti informazioni false, fotografie e video dai contenuti violenti e raccapriccianti". Materiali che, secondo il primo cittadino, avrebbero spinto molti genitori a tenere i figli a casa.
Il Comune si era mosso con anticipo: lunedì, appena ricevuta la comunicazione del dirigente scolastico, l'amministrazione si è subito messa in contatto con la Questura e le forze dell'ordine. Proprio a queste ultime va il ringraziamento del sindaco, per aver assicurato "con professionalità ed equilibrio sia il diritto di manifestare sia quello di frequentare la scuola". Apprezzamento anche per il dirigente Mosè Laurenzano, a cui Lettieri riconosce "il senso di responsabilità e il dialogo mantenuto con studenti e famiglie".
Resta aperta la questione dei messaggi e delle minacce circolati online. "Occorre chiarire l'origine e le modalità di diffusione di questi contenuti", afferma il sindaco Lettieri, che chiude con un richiamo alla responsabilità: "La tutela dei ragazzi passa anche dalla responsabilità nell'uso delle chat e dalla capacità di impedire che la disinformazione condizioni la loro vita scolastica".