Prima ancora dello stile, c’è il progetto. Proporzioni, volumi, materia e costruzione definiscono il carattere di un capo d’abbigliamento e ne determinano il rapporto con il corpo. La cultura sartoriale parte da qui, da un sapere concreto che nella moda può diventare anche terreno di invenzione.
Sportmax ne fa uno dei propri principi fin dal 1969, anno in cui Achille Maramotti sviluppa il brand sulla scia della precedente collezione POP, dedicata alle giovani donne. Alla sartorialità si affiancano fin dall’origine la sperimentazione dei materiali e l’idea di un guardaroba coordinato. Lo sguardo, però, si apre subito oltre i confini della tradizione: lo sportswear americano e la Swinging London entrano tra i riferimenti iniziali e introducono nel progetto un’attitudine più dinamica.
La costruzione incontra la libertà creativa
Nel percorso di Sportmax, il sapere sartoriale non assume mai il ruolo di una regola da preservare intatta. Diventa piuttosto una base sulla quale intervenire, con sensibilità e strumenti che cambiano nel tempo.
Lo dimostrano gli incontri creativi che hanno accompagnato il marchio. Negli anni Settanta, Nanni Strada e Jean-Charles de Castelbajac contribuiscono alla sua estetica, nel 1976 arriva il debutto in passerella a Milano. Negli Ottanta, con Peter Lindbergh e Guy Paulin, l’attenzione si sposta anche verso silhouette, volumi, nuove tecniche e materiali.
Gli anni Novanta mettono Sportmax a confronto con scenari ancora più eterogenei. Neo-romantico, minimalismo, sportswear e grunge appartengono allo stesso decennio e offrono prospettive lontane tra loro, mentre Albert Watson e Marc Hom contribuiscono all’evoluzione dell’immagine del brand. Con il nuovo millennio, innovazione tecnica e inventiva accrescono ulteriormente il savoir-faire, senza spostare dal centro la riflessione sulla femminilità.
Dal principio sartoriale ai capi del guardaroba
Quando la costruzione diventa parte del linguaggio creativo, anche categorie molto riconoscibili possono aprirsi a interpretazioni diverse. L’abito tubino nero ne è un esempio: una tipologia essenziale che entra nel guardaroba Sportmax accanto a chemisier, modelli a sirena, tuniche, abiti asimmetrici e proposte in jersey.
Intorno all’abito, jumpsuit, denim e maglieria introducono registri ulteriori, mentre giacche, blazer e cappotti lavorano sulla struttura complessiva del look. Borse, scarpe e gioielli completano una proposta nella quale le singole categorie non vivono isolate, ma partecipano alla costruzione dell’insieme.
La sartorialità, in questa prospettiva, non coincide con una determinata estetica né impone un risultato formale. Offre piuttosto gli strumenti per controllare la forma e, proprio per questo, la libertà di modificarla.
Sportmax porta questa tensione dentro una moda pensata per una donna sofisticata e self-confident. Il rigore della costruzione e l’energia della sperimentazione non occupano due territori separati: si incontrano nei capi d’abbigliamento, nelle proporzioni e nel modo in cui il guardaroba prende forma. La firma del brand si riconosce anche lì, nel punto in cui la competenza smette di essere soltanto tecnica e diventa espressione creativa.
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