Attualità - 26 ottobre 2026, 08:00

Fake news, intelligenza artificiale e non solo: MediaLab insegna a non subire l'informazione. "Serve più consapevolezza"

Nata dall'esperienza Erasmus di un gruppo di giornalisti liguri, l'associazione porta l'alfabetizzazione mediatica nelle scuole e tra i cittadini. Il vicepresidente Giuseppe Risso racconta il progetto e le iniziative della settimana UNESCO: "Un'escape room nei vicoli per smascherare la disinformazione"

Imparare a riconoscere una notizia falsa, verificare le fonti prima di condividere un contenuto sui social, comprendere le opportunità e i rischi dell'intelligenza artificiale: sono queste le competenze, sempre più necessarie, per orientarsi in un mondo in cui le informazioni arrivano continuamente, spesso senza lasciare il tempo di valutarne l'attendibilità. E se per imparare a difendersi dalla disinformazione si potesse anche partecipare a un'escape room tra i vicoli del centro storico, risolvendo enigmi e smascherando notizie manipolate?

È una delle iniziative proposte da MediaLab, associazione nata a Genova nell'aprile 2024 dall'incontro di un gruppo di giornalisti liguri, con l'obiettivo di promuovere l'alfabetizzazione mediatica e informativa. Un progetto che ha preso forma grazie alle esperienze di formazione Erasmus+ organizzate dall'Ordine dei Giornalisti della Liguria e che oggi si rivolge non soltanto ai professionisti dell'informazione, ma a cittadini di tutte le età, dagli studenti agli anziani.

"MediaLab nasce da un gruppo di giornalisti che hanno condiviso lo stesso percorso di formazione - spiega Giuseppe Risso, giornalista e vicepresidente di MediaLab -. Da qualche anno l'Ordine dei Giornalisti della Liguria organizza Erasmus in Europa su tre filoni principali: fake news, intelligenza artificiale e funzionamento dell'Unione Europea. Al ritorno da queste esperienze è previsto un momento di restituzione delle conoscenze acquisite. Con alcuni colleghi ci siamo confrontati e abbiamo deciso di dare continuità a questo lavoro, perché si tratta di argomenti che si aggiornano in modo molto veloce, e le persone hanno bisogno di capire come informarsi e come utilizzare correttamente tutti i contenuti da cui vengono bombardate ogni giorno".

Da quel primo nucleo di una decina di colleghi è nata un'associazione aperta anche a chi non appartiene al mondo del giornalismo, per insegnare alle persone a sviluppare gli strumenti necessari per interpretare criticamente le informazioni.

"Il nostro obiettivo è fare alfabetizzazione mediatica, insegnare come non subire la comunicazione, ma utilizzarla nella maniera corretta, che si tratti di un social network, di un giornale o della televisione. L'approccio giornalistico ci aiuta perché ci permette, per esempio, di verificare la fonte di un post prima di condividerlo, oppure di leggere una notizia cercando di capire perché una testata la racconti in un modo piuttosto che in un altro".

MediaLab porta avanti questo lavoro attraverso progetti formativi, iniziative nelle scuole e incontri aperti al pubblico, spesso organizzati online per consentire una partecipazione più ampia. Tra questi c'è "Pausa pranzo", un contenitore di appuntamenti dedicati ai temi dell'informazione, dell'intelligenza artificiale e dell'Europa, pensato proprio per rendere accessibili gli approfondimenti anche durante la giornata lavorativa.

L'associazione ha inoltre avviato collaborazioni con diverse realtà accademiche e formative, tra cui la Scuola Normale Superiore di Pisa, il Politecnico di Milano e realtà che si occupano di bioetica. È entrata anche nel panel NewsWise Europe, progetto promosso dalla Guardian Foundation per sviluppare strumenti e percorsi di alfabetizzazione mediatica rivolti alle scuole primarie. Un'attività che si estende a pubblici differenti, dagli studenti delle scuole medie e superiori alle persone più anziane, coinvolte anche attraverso un progetto ancora in corso con Auser.

"Ci siamo confrontati anche con la Regione per capire se ci fosse bisogno del nostro contributo nelle scuole e abbiamo già realizzato attività con altri progetti. Uno dei problemi italiani è che all'estero l'alfabetizzazione mediatica fa parte dei normali programmi scolastici, mentre da noi è ancora affidata soprattutto all'iniziativa di associazioni e fondazioni. Eppure è una materia di cui c'è davvero bisogno".

Una necessità che diventa ancora più evidente quando si affronta il tema dell'intelligenza artificiale. La diffusione di strumenti capaci di generare testi, immagini e video ha infatti modificato profondamente il rapporto con i contenuti digitali, introducendo nuove possibilità ma anche interrogativi sull'attendibilità delle informazioni e sull'utilizzo delle tecnologie.

"La cosa più semplice che abbiamo notato è che la gente ne sa ancora poco: per molte persone l'intelligenza artificiale significa ChatGPT o le applicazioni che utilizziamo quotidianamente, spesso sostituite ai tradizionali motori di ricerca. C'è molta preoccupazione: tra i colleghi giornalisti, per esempio, emerge il timore di essere sostituiti dall'intelligenza artificiale, mentre tra le altre persone ci sono paure anche più generali rispetto alle conseguenze di queste tecnologie. Abbiamo parlato anche con ricercatori universitari che lavorano ogni giorno con l'intelligenza artificiale e lì ti rendi conto che esiste davvero un mondo molto più ampio, capace di creare tantissime opportunità. L'importante è saperla usare. Quello che manca è una consapevolezza effettiva di ciò di cui stiamo parlando".

Proprio su questi temi si concentra il programma organizzato da MediaLab in occasione della Global Media and Information Literacy Week 2026, la settimana promossa dall'UNESCO dal 24 al 30 ottobre per sensibilizzare sull'importanza di un rapporto consapevole con i media, che quest'anno ha come filo conduttore "We All Play a Part – Media and Information Literacy for the People", ovvero il ruolo che ciascuno può svolgere nel costruire un ambiente informativo più consapevole.

Il primo appuntamento è previsto per il 24 ottobre con l'incontro online "Emozioni algoritmiche – Affettività, memoria e simbolismo nelle immagini generate con intelligenza artificiale". Al centro della discussione il rapporto tra immagini artificiali, emozioni e ricordi, ma anche la crescente difficoltà nel distinguere ciò che è autentico da ciò che appare semplicemente verosimile.

Il secondo appuntamento è previsto per giovedì 29 ottobre dalle 12 alle 14, e sarà dedicato a "Bambini e IA, la datificazione dell'infanzia". Partendo dall'ultimo rapporto comparativo di EU Kids Online, l'incontro affronterà le opportunità e i rischi legati alla raccolta e all'utilizzo dei dati dei più giovani, una questione che coinvolge non soltanto la tecnologia, ma anche l'educazione, la società e la tutela dei diritti. Interverranno Giovanna Mascheroni, professoressa ordinaria di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi, e Giuseppe Risso. Entrambi gli appuntamenti si svolgeranno su Google Meet, saranno aperti al pubblico e riconosceranno due crediti ciascuno per la formazione obbligatoria dei giornalisti.

Ma l'alfabetizzazione mediatica può passare anche attraverso il gioco, uscendo dalle aule e dagli incontri online per diventare un'esperienza collettiva, come accade con "Face to Fake", l'escape room urbana che sabato 31 ottobre, in occasione di Halloween, trasformerà il centro storico di Genova in un percorso investigativo dedicato alla disinformazione.

Il ritrovo è fissato alle 15.30 in piazza Matteotti, da dove partiranno le squadre, composte da quattro o cinque partecipanti, per affrontare enigmi, cifrari e prove distribuite tra le vie della città. Ogni soluzione permetterà di ottenere nuovi indizi e ricostruire progressivamente un dossier, imparando a individuare i meccanismi attraverso cui una notizia falsa può essere costruita, resa credibile e diffusa.

L'atmosfera di Halloween offrirà lo spunto per intrecciare misteri e leggende genovesi con le insidie dell'informazione, trasformando il tradizionale "dolcetto o scherzetto" in una riflessione sulle trappole dei contenuti ingannevoli.

Il format nasce nell'ambito del progetto Critical Minds, sviluppato da studenti dell'Università di Genova in collaborazione con MediaLab, e rappresenta anche il contributo delle nuove generazioni alla crescita dell'associazione.

"L'escape room è il frutto di un ringiovanimento di MediaLab. Grazie a un progetto di cui siamo stati partner con l'Università di Genova, sono entrati nell'associazione due giovani laureati, Marta e Federico, che hanno portato nuove idee. In pochissimo tempo hanno dato una vera e propria ventata di aria fresca, proponendo anche questa iniziativa".

La partecipazione è gratuita e aperta a tutti, fino a un massimo di dieci squadre. È preferibile iscriversi attraverso il modulo online entro giovedì 29 ottobre alle 12, anche se sarà possibile presentarsi direttamente sul posto e partecipare in base alla disponibilità.

Chiara Orsetti