Riceviamo e pubblichiamo:
"Scrivo da semplice cittadina e da residente della zona, non per contestare la necessità di mettere in sicurezza l’area dopo il crollo di parte della chiesetta dei Santi Pietro e Paolo. Se esiste un pericolo, è evidente che la strada debba essere chiusa e che la tutela delle persone venga prima di tutto".
"Quello che vorrei evidenziare, però, è ciò che è accaduto nelle ore successive e soprattutto la situazione nella quale ci troviamo noi residenti".
"Venerdì sera sono stata avvisata inizialmente da un vicino che la Polizia Locale intendeva chiudere la strada. Poco dopo gli agenti hanno citofonato direttamente a casa mia, invitandomi a contattare il Comando, a lasciare il mio recapito e, se possibile, a fornire anche quello di altri residenti che conoscevo, in modo da poterli avvisare".
"Ci è stato poi spiegato che una possibile alternativa per consentire il passaggio delle automobili poteva essere attraversare una proprietà privata, utilizzando due cancelli per raggiungere un’altra strada e scendere dalla parte opposta. La proprietaria, con grande disponibilità, ha consentito il passaggio. Ma mi sembra altrettanto comprensibile che non possa semplicemente lasciare due cancelli aperti giorno e notte: nella proprietà ci sono animali domestici e, soprattutto, si tratta pur sempre di un’abitazione privata, che non può trasformarsi dall’oggi al domani in una strada pubblica liberamente accessibile a chiunque".
"È stata quindi prospettata la possibilità che qualcuno potesse occuparsi dell’apertura e della chiusura dei cancelli quando necessario. A quanto ci è stato riferito, però, questa soluzione non sarebbe praticabile. Ed è proprio qui che nasce il problema. Se non è pensabile garantire una presenza per gestire il passaggio, non può neppure essere dato per scontato che sia una privata cittadina a rendersi disponibile 24 ore su 24 per permettere ai vicini di entrare e uscire".
"Perché dietro la parola 'residenti' ci sono persone con una vita normale: persone che il lunedì mattina devono andare a lavorare, accompagnare qualcuno, fare la spesa, assistere o andare a trovare genitori anziani, affrontare un imprevisto o semplicemente poter uscire e rientrare a casa propria. Nessuno mette in discussione un provvedimento adottato per ragioni di sicurezza. Quello che lascia perplessi è la sensazione di una gestione poco coordinata dell’emergenza e, soprattutto, la mancanza di una comunicazione chiara ai cittadini coinvolti".
"Sono intervenuti i Vigili del Fuoco, la chiesa è stata considerata pericolante, la Polizia Locale ha disposto la chiusura. Tutto comprensibile. Ma una volta chiusa la strada occorre anche domandarsi concretamente che cosa succede alle persone che oltre quella chiusura abitano. Anche la segnalazione dovrebbe essere organizzata in modo che chi imbocca la strada sappia per tempo che non potrà proseguire, e non soltanto quando è ormai arrivato nei pressi dell’area interdetta. Non chiediamo certo che venga sacrificata la sicurezza per consentirci di passare. Chiediamo esattamente il contrario: che venga individuata rapidamente una soluzione sicura, organizzata dalle istituzioni e sostenibile anche per la proprietaria che, molto generosamente, ha messo a disposizione il passaggio attraverso il proprio terreno".
"La disponibilità e il buon senso dei cittadini ci sono stati. Ora, però, serve altrettanta disponibilità da parte di chi ha la responsabilità di gestire la situazione. La chiesa senza tetto è certamente un luogo importante per la memoria di Legino. Ma nell’immediato c’è anche un problema molto concreto da risolvere: permettere alle persone che abitano in quella zona di continuare a vivere, lavorare, entrare e uscire dalle proprie case in condizioni di sicurezza. È una richiesta molto semplice: messa in sicurezza l’area, adesso mettete in sicurezza anche una soluzione per chi lì ci abita".










