Sanità - 30 ottobre 2026, 07:32

Sanità, il Comitato San Paolo: "Sul 118 servono garanzie, la sicurezza non può essere sottovalutata"

Dopo le dichiarazioni dell’assessore regionale Massimo Nicolò al convegno Cisl al Priamar, il Comitato chiede dati verificabili sulle liste d’attesa e garanzie sul futuro dell’ospedale e dei servizi territoriali

La riforma sanitaria ligure deve essere valutata sulla base dei risultati concreti per i cittadini, non soltanto degli obiettivi dichiarati. È la posizione del Comitato Civico Ospedale San Paolo – Articolo 32, che interviene dopo le dichiarazioni rilasciate ieri dall’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò durante il convegno organizzato dalla Cisl al Priamar, a Savona.

Al centro del confronto, la riduzione delle liste d’attesa, l’operatività delle Case della Comunità e degli Ospedali della Comunità e il completamento della riforma, previsto per il 2027. Temi sui quali il Comitato chiede maggiore trasparenza, con dati pubblici e aggiornati che consentano di verificare l’effettivo miglioramento dei servizi.

"Una struttura formalmente operativa – sottolinea il Comitato – non coincide necessariamente con un servizio pienamente funzionante, dotato di personale adeguato e in grado di rispondere tempestivamente ai bisogni della popolazione". Analogamente, secondo l’associazione, parlare di una riduzione della pressione sulle liste d’attesa non basta senza conoscere i tempi effettivi per le diverse prestazioni, le specialità coinvolte e le differenze tra i territori.

Il Comitato precisa di non contestare il principio del cambiamento, ma chiede che la riorganizzazione sia valutata sulla base delle sue ricadute sul diritto alla salute.
Tra gli aspetti che destano maggiore preoccupazione c’è l’ipotesi di accentramento delle centrali operative del 118. Durante il convegno al Priamar, il dottor Salvatore Esposito, già direttore del servizio di emergenza, ha richiamato l’attenzione sui possibili rischi legati a un sistema con un'unica centrale.

Esposito ha ricordato l’esperienza dell’incendio che rese irraggiungibile la centrale del 112 a Genova. In quell’occasione, secondo il suo racconto, le chiamate furono dirottate su Milano, ma la centrale non riusciva a interfacciarsi adeguatamente con le strutture del territorio. La criticità sarebbe stata superata grazie all’intervento della centrale di Savona, senza che i cittadini si accorgessero del problema tecnico.

Un episodio che, secondo l’ex direttore, dimostra l’importanza di mantenere una seconda centrale operativa come garanzia di continuità in caso di guasti o malfunzionamenti.

Il Comitato chiede quindi alla Regione di chiarire quali analisi di rischio siano state effettuate in relazione al progetto di accentramento, quali sistemi di continuità operativa siano previsti e quali soluzioni alternative siano disponibili nell’eventualità di un’interruzione della centrale principale.

La questione, sottolinea l’associazione, non riguarda una contrapposizione tra territori, ma la sicurezza dei cittadini e la capacità del sistema di garantire chiamate e coordinamento dei soccorsi anche nelle situazioni più critiche. L’efficienza organizzativa, secondo il Comitato, deve essere valutata anche in caso di emergenze tecniche, e non soltanto nelle condizioni ordinarie.

Le perplessità sul 118 si inseriscono in una riflessione più ampia sull’organizzazione sanitaria della provincia di Savona, caratterizzata da aree urbane, entroterra, collegamenti stradali complessi e comunità distanti dai principali presidi.

Per il Comitato, la conoscenza del territorio e il coordinamento con i servizi locali sono elementi da considerare nelle scelte organizzative. "La territorialità non è un privilegio da difendere",  sostiene l’associazione, ma un fattore da valutare in relazione alla sicurezza, alla tempestività dei soccorsi e all’effettiva accessibilità delle cure.

La stessa attenzione viene richiesta per il rapporto tra ospedale e assistenza di prossimità. Il potenziamento dei servizi territoriali, secondo il Comitato, non deve tradursi in un indebolimento delle funzioni ospedaliere necessarie alla popolazione.

Case della Comunità, assistenza domiciliare, consultori, medicina di base, salute mentale, presidi dell’entroterra ed emergenza-urgenza devono contribuire a costruire una rete integrata. Perché questo avvenga, però, occorrono professionisti disponibili, orari adeguati e servizi realmente accessibili.

Parallelamente, l’ospedale San Paolo deve conservare personale, competenze e capacità di risposta adeguati ai bisogni della popolazione. Il criterio di valutazione, afferma il Comitato, deve essere la possibilità per il cittadino di ricevere la prestazione necessaria, nel luogo appropriato e nei tempi richiesti.

Nel documento viene richiamata anche la posizione espressa dal sindaco di Savona, Marco Russo, sulla mancata partecipazione dei primi cittadini alle scelte riguardanti la riforma sanitaria, il 118 e il Piano organizzativo aziendale.

Per il Comitato, i sindaci, insieme agli operatori sanitari, alle associazioni e ai rappresentanti dei pazienti, devono essere coinvolti fin dalle prime fasi della programmazione. Il confronto istituzionale, si legge nella nota, deve essere continuativo e capace di incidere sulle decisioni, non limitarsi alla presentazione di scelte già definite.

Da qui una serie di richieste rivolte alla Regione Liguria e agli organismi sanitari competenti: pubblicazione di dati aggiornati e confrontabili sulle liste d’attesa; informazioni sui servizi effettivamente erogati nelle Case e negli Ospedali della Comunità, sul personale e sugli orari; chiarimenti sulle ragioni dell’accentramento del 118 e sulle misure previste per garantire la continuità operativa.

Il Comitato chiede inoltre garanzie sulla tenuta dei servizi dell’ospedale San Paolo, un quadro chiaro dell’accessibilità dell’assistenza a Savona e nell’entroterra e occasioni stabili di confronto con amministratori, cittadini e professionisti della sanità.

Il 2027, indicato come termine per il completamento della riforma, non deve rappresentare soltanto una scadenza amministrativa, ma un obiettivo di miglioramento verificabile attraverso impegni chiari, dati trasparenti e risultati accessibili.

"Non intendiamo opporci al cambiamento per principio", conclude il Comitato, dichiarandosi disponibile a un confronto con le istituzioni, purché le scelte siano valutate per i loro effetti sulla vita delle persone. "La sanità pubblica non si misura soltanto dal numero di strutture dichiarate operative o dall’efficienza degli assetti organizzativi. Si misura dalla possibilità concreta di ottenere cure appropriate, tempestive e accessibili, anche quando il sistema è sottoposto a una situazione critica".