Riceviamo e pubblichiamo:
"Le posizioni dell’imprenditoria savonese su alcune questioni cruciali per il futuro della provincia e, in particolare, della Val Bormida meritano alcune riflessioni".
"Sul tema dell’inceneritore, la decisione viene rimandata alla politica. Nuovi investimenti con tecnologie all’avanguardia sono accolti con favore: portano lavoro, servizi e infrastrutture. Peccato che anche le migliori tecnologie non impediranno la fuoriuscita di fumi al gusto di diossina e polveri sottili che nessun filtro può trattenere. Anche con fumi nei limiti di legge, sarà il quotidiano respirare a diventare letale per la salute. Chi glielo spiega che con l’inceneritore il ciclo dei rifiuti non si chiude? Le polveri ricadono sui terreni, inquinano le falde e i corsi d’acqua, e il residuo della combustione, il 30% del bruciato, è costituito da ceneri contaminate da smaltire in discariche di rifiuti pericolosi. Quanto ai controlli, non possiamo più chiedere alcun parere a quelli che si sono ammalati di cancro e non ci sono più. Appalti e affari contro salute, insomma".
"Riguardo al rischio alluvione, vengono richieste norme meno restrittive, adeguate alle esigenze della Val Bormida e accompagnate da interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. Visti i quattro eventi alluvionali a Cairo Montenotte negli ultimi dieci anni, visto che le piogge si concentrano ormai in tre o quattro eventi l’anno e visto che la pericolosità è decisamente aumentata, continuiamo a costruire vicino ai corsi d’acqua, aumentando così anche il rischio. La mitigazione del rischio dovrebbe partire dalla stabilizzazione dei versanti, dalla regimazione delle acque e dai drenaggi, non solo dalla quantità di cemento che si riversa nei corsi d’acqua. Di cambiamenti climatici, poi, meglio non parlare: i terrapiattisti potrebbero aversene a male".
"A parte la situazione che viviamo da ormai otto anni sulle autostrade e i tempi biblici che si sono resi necessari per la messa in sicurezza del tratto ligure della TO-SV, sarebbe opportuno occuparsi anche della viabilità ordinaria. Essa versa in condizioni di abbandono da decenni e i pochi tratti riasfaltati subiscono il quotidiano attacco dei padroni della fibra, a cui tutto è concesso".
"Infine, per quegli sprovveduti che si erano fissati su un’economia basata sui prodotti tipici, investendo risorse su un turismo agroalimentare, con il bosco come naturale volano, ecco: questi sciagurati ardano nelle fiamme delle illusioni. A proposito di sinergie, ben altro vuolsi colà dove si puote ciò che si vuole: un collegamento veloce fra Cairo e Cengio, per adibirle a banchine retroportuali, a corredo dell’inceneritore, ovviamente. Con buona pace dell’insediamento di attività produttive ecocompatibili".
"Di lavoro non ce ne sarà un granché, ma i bambini potranno giocare a nascondino fra i container".
Sergio Restagno