Attualità - 02 novembre 2026, 15:09

Bando dell'ex Invidia deserto, al vaglio del Comune diverse opzioni: "L'unica ipotesi che non prendiamo in considerazione è lasciarlo così com'è"

Dalla sdemanializzazione all'inserimento tra gli investimenti collegati alle future concessioni balneari e la richiesta di concedere il bene al Comune. Critico Cerruti (Varazze Domani): "Ennesimo fallimento di questa amministrazione"

"L'unica ipotesi che non prendiamo in considerazione è lasciare l'ex Invidia così com'è".

Non usa mezzi termini il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici Filippo Piacentini che ha voluto far chiarezza dopo che alla scadenza del bando di gara nessuna offerta è stata presentata per la riqualificazione e la concessione dello storico disco-bar di Corso Matteotti a Varazze chiuso dal 2018.

L'esponente della giunta varazzina ha voluto far chiarezza prima di tutto sull'iter dei mesi scorsi e sui motivi che potrebbero portato i soggetti interessati a fare una sorta di passo indietro.

"Il bando era pronto da tempo e se abbiamo aspettato non è perché il Comune fosse fermo, abbiamo cercato fino all'ultimo di risolvere una criticità che conoscevamo molto bene. Sappiamo tutti che l'immobile è in parte pubblico e in parte privato e il problema sta proprio lì: nella precedente conferenza dei servizi per la riqualficazione è stata richiesta dalla Soprintendenza una progettazione architettonica unitaria dell'edificio.  Non si piuò recuperare la parte pubblica lasciando quella privata con un linguaggio completamente diverso - ha spiegato Piacentini - Abbiamo quindi cercato dai privati di ottenere un consenso preventivo al progetto che sarebbe risultato vincente, lo abbiamo fatto proprio per cercare di evitare il problema che puntualmente è emerso durante la gara. Non lo dico oggi a posteriori, è tutto pubblicato ed è tutto verificabile nelle fac della procedura".

"Alcuni degli operatori che hanno effettuato il sopralluogo, hanno chiesto espressamente se esistesse un assenso dei proprietari privati ed è stata probabilmente la domanda più ricorrente, perché in assenza di quell'assenso preventivo restava aperto il tema del rapporto tra il progetto vincitore e la parte privata dell'edificio - continua - Quello che era il nostro timore si è effettivamente manifestato durante la gara. Questo spiega anche perché abbiamo atteso così tanto prima di pubblicare il bando, abbiamo cercato fino all'ultimo di trovare una sintesi e la disponibilità c'era in larga parte ma  non si è mai tradotta in un assenso formalizzato dall'intera proprietà privata. Alla fine abbiamo comunque deciso di provarci e proprio perché avevamo già valutato la possibilità che la gara potesse andare deserta non siamo arrivati impreparati".

Ora dopo che la gara è andata deserta il Comune sta valutando diverse opzioni percorribili.

"Stiamo già verificando se la riqualificazione dell'ex Invidia possa entrare tra gli investimenti collegati alle future concessioni balneari, in particolare per quei futuri concessionari che parteciperanno a gare relative a porzioni di arenile prive di beni e di edifici che se interessati ad aumentare la durata delle concessione dovranno prevedere ulteriori investimenti, stiamo valutando di inserirlo tra i beni demaniali sui quali poter realizzare interventi di riqualificazione - specifica il Vicesindaco e Assessore - Si può anche valutare in astratto di collegare l'ex Invidia ad una concessione balneare così da creare una gestione unitaria e dare una maggiore sostenibilità economica all'intervento come avverrà probabilmente per il Kuursal. Un'altra possibilità è valutare la sdemanializzazione del bene, è un percorso lungo che potrebbe richiedere alcuni anni ma che potrebbe arrivare fino alla vendita da parte dell'Agenzia del Demanio e aprire quindi uno scenario completamente diverso rispetto a quello attuale".

"Possiamo anche chiedere che il bene venga concesso al Comune e di intervenire direttamente con risorse pubbliche. In quel caso la logica sarebbe completamente diversa:  non un'attività commerciale ma uno spazio destinato a funzioni pubbliche e a servizi alla città. Potrebbe diventare uno spazio culturale, una sede per associazioni, una sala conferenze o un luogo destinato ad altri servizi pubblici. Sarebbe un investimento che non avrebbe necessiamente l'obiettivo di produrre reddito ma potrebbe avere una forte ricaduta sociale. Allo stesso tempo però si tradurrebbe in un ulteriore centro di costo per il Comune e anche questo  un elemento che va valutato con attenzione - spiega - Un'altra ipotesi potrebbe essere quella di trasformarlo in un hub dedicato al nuovo consorzio, collegarlo al Parco del Beigua, creando un punto di riferimento per la gestione delle partenze, delle navette, dei sentieri, delle attività outdoor tra la costa e lentroterra. Oppure possiamo ragionare più in grande: chiedere che il bene venga concesso al Comune e ripensare completamente quell'area. Si potrebbe valutare la realizzazione dei parcheggi interrati nella porzione dell'Invidia e nei giardini antistanti e restituire in superficie nuovi spazi pubblici, sportivi, per eventi o semplicemente per un grande polmone verde sul mare.  Compensando il valore dell'immobile attraverso un nuovo investimento pubblico di pari valore sul patrimonio demaniale. Sono tutte ipotesi che stiamo già valutando per trovare una soluzione migliore".

Critico il consigliere di opposizione di "Varazze Domani" Gianantonio Cerruti.

"Giusto per ricordare. Otto anni persi e un altro bando deserto che confermano l'ennesimo fallimento di questa amministrazione. Nel 2017-18 abbiamo fatto di tutto per mandare via il precedente gestore, con spese legali a carico dei varazzini nonostante il bene fosse demaniale, dedicandoci subito a chiuderlo, senza pensare alle conseguenze - commenta l'esponente della minoranza  - Da allora due bandi senza senso e senza attrattività per imprenditori seri, conditi da clausole arroganti per la proprietà confinante, oggi incolpata del nulla, per giustificarsi. Il risultato è un edificio monumento al degrado in centro città che tale rimarrà per chissà quanto ancora, dimostrando che questa gestione amministrativa ha un solo nome: incapacità".