Attualità - 06 novembre 2026, 16:20

Chiusura del 118 a Savona, preoccupazione del Meda: "Non si sacrifichi un presidio fondamentale"

Il movimento per i diritti delle persone diversamente abili lancia l'allarme: "A rischio la sicurezza dei cittadini e delle persone più fragili. Fondamentale un primo intervento che funzioni"

La prospettiva della chiusura della centrale territoriale del 118 di Savona e del conseguente trasferimento delle attività nella centrale unica di Genova continua a suscitare preoccupazione e reazioni sul territorio. 

Tra le realtà che intervengono sulla questione c'è anche il M.E.D.A. (Movimento Europeo Diversamente Abili), che manifesta la propria contrarietà a un'operazione ritenuta potenzialmente penalizzante per la sicurezza dei cittadini, con particolare riferimento alle persone con disabilità e alle fasce più vulnerabili della popolazione.

A seguito di un incontro urgente, il segretario nazionale del movimento, Massimo Nigro, insieme alle segretarie comunali Cinzia Tutti ed Elisa Napolitano, ha espresso forte preoccupazione per il futuro del servizio savonese, alla luce dell'imminente annuncio ufficiale relativo alla riorganizzazione del sistema di gestione delle emergenze sanitarie.

Secondo il M.E.D.A., l'accentramento delle chiamate e del coordinamento dei soccorsi nel capoluogo ligure rischia di allontanare ulteriormente un servizio essenziale dal territorio al quale è chiamato a rispondere. Una scelta che, secondo il movimento, merita un'attenta valutazione soprattutto considerando le caratteristiche geografiche e viarie del Savonese, dove la tempestività degli interventi può rappresentare un fattore determinante.

"Ci domandiamo con amarezza che fine faranno il sostegno, l'attenzione e l'amore per il prossimo se non si riesce a tutelare proprio ciò che costituisce il primo, fondamentale presidio per salvare una vita in pericolo - dichiara Nigro - La gestione dei soccorsi non può essere ridotta a una semplice riorganizzazione logistica o a un taglio amministrativo. Allontanare la centrale operativa significa rischiare di allungare i tempi di risposta in un territorio con caratteristiche geografiche e viarie complesse come quello savonese".

Il movimento sottolinea in particolare le possibili ricadute sulle persone diversamente abili, sugli anziani e, più in generale, su quanti necessitano di una rete di assistenza particolarmente attenta e tempestiva. 

In questo contesto, per il M.E.D.A. il primo intervento rappresenta "la catena essenziale che garantisce la tutela del diritto alla salute e alla vita". Un eventuale depotenziamento o blackout operativo derivante dalla centralizzazione, al contrario, "rischia di ricadere pesantemente sui cittadini e sul personale che ogni giorno si dedica con spirito di servizio alla comunità".

Da qui l'appello rivolto alle istituzioni regionali e ai vertici della sanità ligure: "Chiediamo con fermezza di riesaminare la decisione, di ascoltare le istanze del territorio, del Terzo Settore e delle associazioni di soccorso, ponendo la sicurezza pubblica e la tutela delle vite umane al di sopra di ogni logica di accentramento".

Redazione