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| 05 ottobre 2010, 12:27

Incredibile ma vero: la diga di Osiglia non serve a niente

La conferma definitiva durante la visita organizzata domenica dalla stessa Tirreno Power

Incredibile ma vero: la diga di Osiglia non serve a niente

Mentre il Ponente savonese conta i danni, i giornali trovano spazio per ampi resoconti sull'ennesima giornata di "porte aperte" alle centrali elettriche. Due giorni fa è toccato alla Diga di Osiglia, oggi proprietà di Tirreno Power, che a dispetto di tanti depliant di elettrico ha molto, molto poco.

A confermarlo sono gli stessi ingegneri della Tirreno Power. Un'incompiuta. Una delle tante che punteggiano come acne purulenta il nostro Paese; ma il primato della diga, "terminata" ma inutile, è tutto savonese.

Anche l'apposito striscione, d'alta grafica creativa, sembra celebrar con inconsapevole ironia le carenze che andiamo a raccontare...

Tra le tante giornate di "Porte Aperte" alle centrali, quella dell'altroieri era organizzata senza risparmi per mostrare all'universo mondo l'immobile magnificenza della Diga di Osiglia, uno degli impianti a "impatto zero" dei quali riempire siti e depliant, ad efficace diversivo e bilanciamento comunicazionale per quelli decisamente più velenosi. Una magnifica foglia di fico. Peccato che vicinissima allo zero sia anche la sua produzione di energia elettrica, circostanza alla quale va aggiunto il trascurabile dettaglio della devastazione di una valle e la deportazione di 320 abitanti delle frazioni che sarebbero rimaste sott'acqua.

Il clichè dell' "evento" è sempre lo stesso, vedi "La Visita (mozzafiato)" su http://www.savonanews.it/2010/06/22/leggi-notizia/articolo/la-visita-mozzafiato.html

Gadgets, palloncini, t-shirts, cibo e dolciumi gratis e a profusione, che come al cane di Pavlov deve assolutamente restarti in testa qualcosa di positivo, costi quel che costi. Per i più scettici, vini pregiati e pure Grappa di Gavi, che dopo un sorso se non prendi fuoco un bel "W la diga" lo esclami di certo.

Ma questa è tecnica ormai nota, e non ci dilunghiamo. Quel che lascia basiti è l'incolpevole candore con il quale i tecnici spiegano a grandi e piccini le ragioni della sostanziale inutilità di questo sbarramento, privo di condotte e centrale, usato come se fosse una sorta di rubinetto. Vediamo meglio.

Tutto sarebbe a posto se il titolo di un quotidiano locale odierno fosse vero: "...acqua in condotta sino a Cairo" salvo poi essere smentito dal contenuto stesso dell'articolo. Quale condotta? La condotta infatti non c'è, come non esiste la prevista centrale idroelettrica di Murialdo, rimasta rigorosamente sulla carta e forse nemmeno. (vedi anche www.progettodighe.it)

In effetti il sospetto c'era ma sembrava paradossale. Più del solito. Poi un giretto in moto, tempo fa: nessuna condotta forzata, nessuna centrale idroelettrica. Strano... Però, dici, figurati... Un gigante lungo 224 metri e alto 70, che forma un lago di 13 milioni di metri cubi d'acqua, il cui costo (incalcolabile) supererebbe allegramente i 300 milioni di euro attuali, INUTILE?


Inutile. Inutile per l'irrigazione, visto che non è provvista alcun canale con quello scopo, inutile per la produzione di elettricità, visto che la centralina di Cairo Montenotte, posta chilometri più a valle, non pesca acqua dalla diga, ma dal fiume stesso.

Lo scherzetto da 600 miliardi. Impossibile sapere quanto Tirreno Power abbia versato alla vecchia pubblica ENEL per acquisire quest'utilissimo impianto, ma sarebbe molto interessante capirlo. Certo oggi se ne fa gran vanto alla voce ecologia / certificati verdi, ma i suoi stessi addetti spiegano candidamente che la diga "scarica in alveo". Come dire: quello che entra esce.

La prima centrale "utile" infatti è a valle. Mooolto più a valle, alla periferia di Cairo Montenotte. Peccato che - stando ai tecnici - funzioni non più di una / due ore al giorno. Motivo? Non c'è acqua. E... usare quella dell' "apposito" lago artificiale? Eh, no... "si prosciugherebbe in una decina di giorni" dicono i tecnici. Insomma, una gran realizzazione.

Poi ci sono i quadri di comando delle varie paratie che servono per scaricare a valle più o meno acqua, e che l'energia non la producono ma la consumano. Un mega argano per issare la griglia di filtraggio del primo moncone di condotta, che non c'è: "Non essendoci tiraggio la sporcizia non si accumula, e non essendoci la condotta non c'è tiraggio" specifica l'ingegnere. Eh già, hai visto che comodità?



In soldoni, se togli l'acqua del lago e smonti la diga, tutto "funziona" come prima, anche il megaimpianto idroelettrico lungo il Bormida, a Millesimo (SV) costruito con pali in legno e paratie, che produce talmente tanta energia elettrica da essere lasciato nel buio completo nonostante l'allerta meteo di questi giorni. Prego, la foto.

Le luci che vedete, necessarie per scattare la pessima fotografia, sono gli abbaglianti dell'automobile.

All'ingresso, la trionfale targa metallica che troneggia sul portone non ha impedito di lasciare sul citofono la vecchia scritta "ENEL" stampata sulla plastica con la dymotype, cui un bel ragnetto fa compagnia. Il resto son tenebre.

              

Di più. Ci spiegano che quell'impianto produce la bellezza di circa 300 kilowatt (potenza che a malapena illuminerebbe un concerto di Raoul Casadei) ma "che conviene..." E perchè "conviene"? Semplice:

> Primo perchè (dopo tante belle promesse d'occupazione) non ci lavora neppure UN addetto e dunque "non costa".

> Secondo: siccome ci sono gli incentivi statali per le micro centrali idroelettriche, quelle verdissime per intenderci, si riesce a vender quella poca energia prodotta ad un prezzo esorbitante. All'acquirente pubblico, si intende.

Poi altre amenità, come quando qualche anno orsono Tirreno Power si oppose all' impermeabilizzazione della Diga, che trasudava acqua, lavori che vennero poi imposti dalla Direzione Generale Dighe. A mezza bocca si illustra poi il disastro di Molare (AL) sulle alture di Ovada, dove il 13 agosto 1935 il crollo della diga secondaria di Sella Zerbino (foto seguente)

provocò la morte di 111 persone e un numero imprecisato di dispersi. Anche lì qualcosa andò storto: certo no, lo sbarramento secondario che crollò rovinosamente era perfetto... è che piovve un po' troppo, e gli scarichi della diga di Molare si intasarono... Sai, mica si può prevedere tutto... (Foto dal documentatissimo sito www.molare.net)

La diga di Molare (AL)

A differenza di Osiglia lì la centrale elettrica esisteva, e produceva. Le due foto che seguono la rappresentano prima e dopo il disastro

       

Ma non si butta via niente e l'impianto, oggi ridimensionato più a monte, è regolarmente in esercizio, con Tirreno Power.

Durante la visita organizzata alla diga di Osiglia, però, una parola è innominabile:  VAJONT, dove la notte del 9 ottobre 1963 i morti furono 1917. 

La diga del Vajont fu costruita dalla stessa impresa (la Torno Spa) che costruì anche quella di Osiglia. Ma questo è meglio non dirlo al pubblico, che magari s'impressiona. A differenza che a Osiglia a Longarone come a Molare la centrale elettrica c'era. La diga resse l'urto. Fu la montagna a franare nel lago. D'altronde l'importante - allora come ora - era produrre energia, senza stare a sottilizzare su una frana incombente o altri pericoli. Tutto progresso.

Pensare che nei progetti quello di Osiglia doveva essere solo uno dei bacini che avrebbero convogliato acqua in un'ipotetica centrale IDROelettrica a Vado Ligure. Poi negli anni 50/60 il petrolio divenne più conveniente e ti saluto condotte forzate. Ma saran voci di qualche anziano del posto...

Dunque la diga c'è ma non serve a niente, i soldi pubblici (tanti) son finiti nel rigagnolo della centrale che non c'è, tre frazioni sono state sommerse dalle acque costringendo 320 persone ad andarsene e oggi ci si vanta di quanto sia verde quel niente di energia prodotta a Cairo a tempo parziale.

Ma per fortuna ad Osiglia c'è rimasto il Lago. Navigabile sì, ma solo a metà, e dopo surreali sforzi burocratici durati trent'anni e portati avanti caparbiamente dalla Pro Loco.

Ma il problema - per la Provincia - è organizzare a tempo di record gare di moto d'acqua, dribblando in due giorni il divieto di navigabilità a motore in vigore dal 1976 - e soprattutto far abbattere a tutti i costi la baracca di legno nella quale vengono custodite le canoe per quel po' di attività che anima la zona, con sacrifici e impegno della Pro - Loco.

In compenso, tiriamoci su: la pesca è stata prorogata fino al 31 novembre.

Ma soprattutto - perchè durante la visita guidata anche questo abbiamo sentito - quando ci fu l'alluvione del 1994, il lago (per un semplice colpo di c... fortuna) era vuoto, e servì da serbatoio per contenere le acque di piena che viceversa si sarebbero riversate a valle. Quando si dice la pianificazione. Che in periodi come questo il bacino (smack!) sia più utile da vuoto che da pieno?

 

ilpunto@savonanews.it

 

Mario Molinari

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