- 08 ottobre 2009, 18:00

Savona:Calcagno (Coldiretti) "problema cinghiali va ris

Savona:Calcagno (Coldiretti) "problema cinghiali va ris

Nell'ultimo periodo si è verificato un insostenibile aumento di ungulati selvatici, i cinghiali, che rappresentano un problema non solo per l'economia agricola, ma anche per la salute dei cittadini.

Sono state varate molte proposte concrete per diminuire in modo tangibile la presenza di questi mammiferi selvatici sul territorio agro-silvo-pastorale e la stessa Coldiretti si è occupata personalmente di questo ottenendo l'approvazione di una delibera di Giunta regionale per proteggere il reddito delle imprese agricole.

 

In questa delibera tra i metodi consentiti per risolvere questa problematica vi è la caccia da parte dei singoli agricoltori-cacciatori abilitati all'attività venatoria e la possibilità di rideterminare l'assegnazione delle zone di caccia nel caso non si raggiungano i risultati sperati. Ora tutto passa alle Amministrazioni Provinciali, che devono applicare e far rispettare tutte le novità contenute in un testo che rappresenta sicuramente un notevole passo avanti verso la soluzione del problema cinghiali.

 

<B>Savona News</B> ha chiesto a Paolo Calcagno <B>(nella foto)</B>, presidente savonese di Coldiretti come risolvere questa situazione di non facile soluzione "come Coldiretti Provinciale abbiamo apprezzato l'operato dell'Assessore Provinciale Bracco che ha prontamente convocato un vertice su questa problematica e ci ha chiesto di predisporre delle proposte operative dimostrandosi consapevole della situazione di emergenza in cui ci troviamo; le nostre proposte andranno nella direzione di trovare concretamente l'applicazione delle direttive regionali nella parte che da la possibilità per il proprietario o conduttore del fondo di cacciare singolarmente nei suoi terreni. La provincia si è dimostrata disponibile fare quanto possibile".

 

"Gli agricoltori prosegue Calcagno- lavorano per poter raccoglier i frutti del loro lavoro e non per avere i risarcimenti. La somma accertata di 500.000 € dei danni provocati all'agricoltura, senza contare quelli alle strutture non rientranti nel conteggio, ma anche ai privati cittadini, dovrebbe ormai aver chiarito a tutti che se non si inverte la rotta sempre più assisteremo all'abbandono del nostro entroterra. Ad oggi sulla questione intervengono in molti, forse troppi, ma chi paga il conto per ora è il mondo agricolo".

 

 

 

 

g. s.

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