La Francia si appresta a vietare il burqa negli uffici pubblici, negli ospedali, e sui mezzi di trasporto pubblico, per evitare che il viso delle donne islamiche sia nascosto nei punti di comune utilità. La situazione in Italia non è certo diversa. Per facilitare una completa integrazione delle donne musulmane, anche il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna promette una battaglia per un provvedimento che vieti il velo integrale sul territorio italiano.
Secondo alcuni, il burqa non è un simbolo religioso ma bensì un'imposizione dell'uomo sulla donna. Vietare il velo vorrebbe dire tutelare le donne "oppresse" e facilitarne l'integrazione con il popolo italiano.
In Italia, quindi, potrebbe essere modificata la legge che vieta l'uso di indumenti che rendono impossibile l'identificazione delle persone, inserendo anche il burqa e il niqab nell'elenco dei capi vietati.
Mentre a livello nazionale si discute se sia giusto oppure no fare indossare il burqa alle donne musulmane, in Liguria si apre una nuova battaglia per la costituzione di un Centro di identificazione ed espulsione per gli immigrati irregolari. A sollevare il problema è il capogruppo regionale della Lega Nord, Francesco Bruzzone che rilancia il progetto per la costituzione del Cie anche in Liguria.
Ad Albenga, più di una volta, moschea, burqa e centro identificazione sono stati oggetto di polemica e contrapposizione politica. Nella città ingauna vive una forte rappresentanza islamica che spesso è stata oggetto di polemica, per il grande numero di clandestini che nonostante i provvedimenti delle forze dell'ordine continuano ad essere presenti sul territorio comunale.
"La clandestinità ad Albenga è in continuo aumento proprio per l'assenza di questi centri e il clandestino che si trova sul territorio nazionale viene in Liguria sapendo che le forze dell'ordine nulla possono fare per mandarli via dichiara il consigliere comunale della Lega Nord Rosalia Guarnieri -. Ritengo che ogni regione debba avere un centro specializzato per identificare quei clandestini di cui non si conoscono le generalità per poi essere trasferiti nella nazione di origine. Non si tratta di carceri puntualizza Guarnieri ma siti in cui i clandestini vengono trasferiti in attesa del loro riconoscimento, per poi essere rimpatriati".
La realizzazione di un centro di identificazione e di espulsione, quindi, è un modo per dissuadere il clandestino a rimanere sul territorio, inducendolo invece a trovare una regolarizzazione.
"Certo, la clandestinità può essere voluta o condizionata da mille fattori ma questo non presuppone di essere tolleranti, bisogna intervenire fino a quando il fenomeno persiste. Bisogna risolvere il problema, ma fino a quando non esistono provvedimenti seri, ad Albenga, come in tutta la Liguria, i clandestini trovano una sorta di rifugio sapendo che nessuno potrà mai mandarli via.
Per quanto riguarda i provvedimenti che riguardano il divieto del burqa conclude Guarnieri credo che il viso di una donna sia pura espressione di femminilità e imporre il velo integrale ad una donna possa sottrarre parte della sua identità".




