Savona - 20 settembre 2010, 18:45

Savona: i misteri di Savona,mail di Nicolick sulla vicenda della“pistola silenziosa"

La replica ad un articolo di fondo, sulla cronaca di Savona di domenica 19 settembre

Savona: i misteri di Savona,mail di Nicolick sulla vicenda della“pistola silenziosa"

Leggo con interesse un articolo di fondo, sulla cronaca di Savona di domenica 19 settembre u.s. a firma Stefano Pezzini, giornalista preparato e moderato, in cui si fa cenno , fra le altre cose alla fosca vicenda, tutta savonese, della cosiddetta “pistola silenziosa”. A questo proposito, vorrei dare qualche chiarimento sull’episodio, visto che sarà argomento monotematico del mio prossimo libro, il terzo sulla guerra civile nel Savonese.. A Savona con decorrenza 4 dicembre 1945, quindi a Liberazione avvenuta da un pezzo, un’arma individuale munita di silenziatore, una Beretta Automatica modello 1935 cal. 7,65 con caricatore monofilare a otto colpi, impugnata da un assassino seriale politicizzato, miete numerose vittime, tutte connesse in qualche modo al passato regime  della Repubblica Sociale Italiana. L’arma, probabilmente,  veniva impugnata e coperta da un quotidiano che nascondeva alla vista anche l’avambraccio dell’omicida. Cadono colpiti dall’assassino, che pare imprendibile : Giuseppe Wingler, già appartenente alle Brigate Nere, mentre si trova ricoverato in ospedale a Savona, Ernesto Lorenza ex ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana, assassinato anch’egli in Ospedale il 24 luglio 1946, il Commissario Amilcare Salemi, che stava indagando anche su questa vicenda, mentre cenava presso l’Hotel Genova di Savona, il 16 novembre 1946, Rosa Amodio , poco più che ventenne, già appartenente al Corpo delle Ausiliarie della R.S.I. ammazzata per strada in Via Nizza mentre pedalava in bicicletta il 14 agosto 1947. Queste le vittime ufficialmente riconosciute della pistola silenziosa, ma potrebbero essercene altre non denunciate come tali.  Moltissimi i sospettati, quasi tutti ex partigiani,  nessuno vide mai l’assassino , oppure ancora meglio, visto che le vittime, tranne in un caso furono Fascisti, avrebbe mai testimoniato rischiando la propria vita in un periodo decisamente molto pericoloso. Secondo alcune voci, l’arma, che non fu mai ritrovata, dopo ogni omicidio sarebbe stata nascosta nello sciacquone di un bagno nella Questura di Savona, Palazzo Santa Chiara, il che potrebbe avere un qualche fondamento poichè all’epoca i locali della  Questura Savonese erano occupati da un Corpo di Polizia Ausiliario, formato esclusivamente da ex partigiani. Con lo scioglimento coatto da parte delle Forze Alleate della Polizia Ausiliaria Partigiana, stando sempre ai si dice, uno dei sospettati nascose l’arma presso l’Ospedale San Paolo portando con sé il segreto nella tomba. A seguito delle indagini viene arresto un Sanremasco Pietro Del Vento, il quale dopo decine di ritrattazioni e chiamate a correo di due ex partigiani, viene prima condannato a 30 anni in primo grado e poi periziato semifermo di mente. I soggetti che indica come complici vengono prosciolti; dopo qualche mese Del Vento muore di tubercolosi. A tutt’oggi nel 2010, l’arma dovrebbe essere ancora nascosta da qualche parte, mentre i nomi degli assassini sono arcinoti ma tutti si guardano bene dal farli, infatti un giornalista di un quotidiano che osò trattare l’argomento fu costretto a trasferirsi a Torino a causa delle minacce.  

Roberto Nicolick

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