Questo fine settimana il Nuovofilmstudio di Savona presenta il film in prima visione "Gorbaciof", di Stefano Incerti, interpretato da uno straordinario Toni Servillo. "Marino Pacileo, detto Gorbaciof a causa di una vistosa voglia sulla fronte, è il contabile del carcere di Poggioreale a Napoli. Pacileo, schivo e silenzioso, ha una sola passione: il gioco d'azzardo. Quando scopre che il padre di Lila, la giovane cinese di cui è innamorato, non può coprire un debito contratto al tavolo da gioco, Pacileo sottrae i soldi dalla cassa del carcere e li dà alla ragazza. Dal quel momento, tra partite sbagliate, riscossione di tangenti e rapine, inizia per lui una spirale discendente...
Noir dostoevskiano, con protagonista uno straordinario Toni Servillo nei panni di un giocatore d'azzardo, "Gorbaciof" è un film dalla geometria perfetta: la regia di Stefano Incerti cala con abilità lo spettatore negli abissi di un personaggio quasi animalesco che sembra non toccare mai il fondo. Ha la pelle dura Gorbaciof, ma, sebbene non abbia ancora imparato il rispetto per le buone maniere e sia una lurida iena metropolitana, è un sorprendente gentiluomo. L'opera di Incerti, girata nel ventre di Napoli, ricorda per stile, storia e perfino per caratterizzazione dei personaggi, il poetico "Le conseguenze dell'amore" di Paolo Sorrentino. Anche Incerti e il talentuoso scrittore Diego De Silva, che hanno firmato a quattro mani la sceneggiatura, ci mostrano una faccia ambigua della criminalità, una tenerezza che zampilla nell'animo disumano e spietato di chi sarebbe capace di ammazzare qualcuno a mani nude. Non è un caso che a prestare il volto a Gorbaciof sia proprio l'eccelso Toni Servillo, che sa gestire la sua impressionante espressività e la sua corporeità di attore, prestato dal teatro al cinema, con straordinaria misura: gli bastano una smorfia del viso e uno scaltro sguardo diretto in macchina per conquistare gli spettatori e trascinarli, portandoseli sapientemente dalla sua parte, fino alla fine del film. Una pellicola dal lirismo orientale in cui le musiche di Teho Teardo, le meravigliose performance degli attori, il totale controllo della macchina da presa, le atmosfere surreali e la trama da pulp s'incastrano come in un mosaico".
In programmazione la prossima settimana, martedì 19 e mercoledì 20 ottobre, "Bright star", ultimo lavoro della ritrovata Jane Campion dedicato alla vita del poeta inglese John Keats, interpretato da Ben Whishaw e Abbie Cornish. "1818. Il ventitreenne John Keats e la sua vicina di casa Fanny Brawne si conoscono, grazie all'interesse della ragazza per le sue poesie, si frequentano, si scrivono e si fidanzano, nonostante le condizioni economiche disperate del poeta...
Jane Campion è una regista a cui piacciono le sfide, "Bright star" è infatti un film coraggioso, che non sceglie sicuramente la via più facile: aprire una finestra sulla vita privata di un artista, un poeta come John Keats poi, non è cosa semplice, né tantomeno lo è raccontare la sua poesia. O qualunque poesia. Come nel suo precedente "Ritratto di signora", l'approccio al film in costume della Campion è in realtà più inusuale di quanto sembri a un primo sguardo, così come rappresenta una rottura il suo rifiuto di adattare al gusto contemporaneo una storia d'amore così imprevista, inattuale e platonica, eppure stranamente universale, comprensibile e "umana". Un'opera visivamente superba e sfrenatamente romantica, che trova nelle interpretazioni del cast uno dei suoi punti di forza, in primis Abbie Cornish nei panni di un personaggio in cui le aspirazioni di indipendenza sociale e il puro sentimento amoroso sembrano andare di pari passo, fino a confonderne i confini. "Bright star" rappresenta in ogni caso una sorpresa, perché segna il ritorno in grande stile, anche se con toni quasi timidi, intimi e introversi, di una grande autrice che nell'ultimo decennio ha faticato a trovare la sua strada".





