L’esposizione, inaugurata alla presenza delle autorità locali, era stata aperta giovedì 17 marzo e ha visto la collaborazione della scuola prima di Varazze “Giuseppe Massone”, in particolare dell’insegnante Cristina Serpente, del personale della Biblioteca Civica e dell’Assessorato – consigliere Mariangela Calcagno, di Marianina Giusto e Giusy Ciarlo, dell’Associazione Corteo Storico S. Caterina e Confraternita N.S. Assunta che hanno curato la parte riguardante l’ambientazione storica e dei costumi ottocenteschi e “garibaldini” così sapientemente riprodotti.
Una domenica di pioggia non poteva che rappresentare occasione per una ultima visita. Ed ecco che il percorso illustrava al visitatore le figure del risorgimento a cominciare dalle più note -Vittorio Emanuele II e Camillo Benso Conte di Cavour - per poi proseguire nella tappe unitarie, nei ritagli di giornale, sino ai testi di Giuseppe Verdi, poesie e rappresentazioni di artisti dell’ 800 come Giovanni Fattori.
Qualche cimelio, un cannocchiale ed un modellino coevi, in prestito dal Museo del Mare di Varazze.
Tra i documenti presenti nella storica esposizione risorgimentale, alcuni riguardano Nicolò Sardi e Augusto Mombello, due mitiche figure garibaldine oggi doverosamente ricordate e commemorate dagli oratori e dalle locali Istituzioni, alla inaugurazione della mostra fu presente la pronipote di Sardi, la Signora Maria Elena.
Augusto Monbello (Savona 7 luglio 1847 – Genova 8 dicembre 1941) fu garibaldino, scrittore, giornalista e sindaco di Sanremo. Di nota famiglia varazzina il padre Antonio fu sindaco della città alla proclamazione dell’unità d’Italia dal 1855 al 1881. Aderì giovanissimo alla causa di Mazzini e Garibaldi, combattente a Mentana scrisse “Ricordi di un Veterano”.
Nicolò Sardi (Varazze 1844-1926) fu garibaldino e poeta. Nel 1867 è combattente a Monterotondo, superstite a Mentana, su poeta suggestivo e dedicò alla sua città un poema “Varazze per un varazzese”.
Il nostro percorso ci riserva però ancora una sorpresa, il piacevole incontro con un amico. Ci viene incontro, infatti, Silvio Craviotto, noto varazzino, scrittore e poeta che ha ricercato e curato le didascalie delle opere esposte, indispensabili per una corretta, immediata e completa comprensione.
Lui, che si definisce “poetastro”, è invece noto per essere persona di grande cultura umana, appassionato ricercatore ed amante della sua Città così come del Mondo.
Scambiamo con lui più di qualche parola. Dalla voce, vivace e precisa nei particolari, non traspaiono i suoi ottantuno anni splendidamente portati (con un fisico ancora sportivo, Silvio Craviotto è pure uno dei più noti cimentisti della regione).
“Stimolare sempre la mente, ecco il segreto per restare giovani! - e aggiunge - alimentazione sana e attività sportiva, essere curiosi e logicamente ascoltare musica classica”.
Come non dargli ragione.
La mostra è ben riuscita e ciò traspare anche dalle numerose firme apposte sul registro. L’importante “trasmettere qualcosa, essere qui per incontrare le persone e capire, insieme anche la nostra storia.” Sguardo soddisfatto, la breve chiacchierata si è fatta lunga, intercalando anche discorsi famigliari visto che il poeta conobbe tutti e quattro i nonni dello scrivente, il tempo della chiusura, l’ultima è già giunto.
“Sei l’ultimo ad andare via, vieni che ti do una cosa”- mi dice Silvio Craviotto – “un piccolo dono per i tuoi amici e lettori”.
Ed ecco che, presa qualche fotocopia, mi porge il testo di una sua poesia dedicata “All’Italia nel 150° anno dell’Unità” e un testo di Mario Traversi: “O Cappotto Garbou”.
Ringraziamo e non possiamo che condividere con tutti i nostri lettori!








