"Quando il pallone batteva, sul parquet, era come un cuore. Ti dava serenità, timore, tensione, gioia. Poi la realtà di fermaza in silenzio, come in Matrix (il film), e ti sembrava lentissima la palla mentre volava maestosa verso il canestro. Lo spasimo della reticella; il boato. E quella sorta di cuore ricominciava a battere.
Per noi si. Per noi era ed è una ragione di vita. Soldi pochi, soldi niente, ma tanto. Era quel battito ad ipnotizzarti. E la speranza di poter vivere di questo, la speranza che quel battito, nell'eco del palazzotto, potesse esser la tua vita, il tuo lavoro, la tua passione, il tuo passatempo, il primo e l'ultimo dei tuoi pensieri, il tuo gioco, la tua seconda famiglia, la tua prima Casa.
Certo puzza ce n'era, a ripensarci. Non era solo gomma e parquet… Era una puzza sfuggente di occhiate, di persone mai viste che s'appartavano a parlare sottovoce.
Ma se ami la musica e un po' sai suonare, non pensi che le gambe del pianoforte possano esser marce da fartelo cader sui piedi mentre voli nell'assolo.
Noi giocavamo.
Giocavamo forte.
E di quel nome sulla maglietta non ci importava nulla. Forse un po' la parola "Power" come il cognome di Romina, ci dava la carica, ma i nostri colori, quel bianco e quel rosso, non ci ricordavano le ciminiere. Quella era solo una questione di visibilità aeronautica di due scheletri fermi.
Il nostro bianco, il nostro rosso, era la forza di una passione sana, dinamica, sferzante. E quel battito. Quel battito della palla sul parquet, così bello da fermare ogni altro suono, e persino il tempo.
E adesso? Dove saranno tutti i tromboni dell'economia di provincia? Noi siamo qui a telefonarci, a riunirci, terrorizzati dalla fine della nostra squadra. Perché nasconderlo? E dove sono i mostri pagani dell'industria locale, quelli che volano con i jet privati, che con un semplice cenno del capo potrebbero far ricominciare quel battito, quella gioia?
Che cosa aspettano? Che si creino le condizioni per incarnare meglio il ruolo dei salvatori con quattro spiccioli? Di far leva sullo sport una volta di più, per dimostrare che il loro marchio è sano come la nostra passione?
Che vergogna in fondo, essere usati così, come sandwich palpitanti a reclamizzare… lasciamo perdere.
Chi ha capitali puliti, però, si faccia avanti. Non potremo far maxi fatture, nè prometter la luna. Ora siamo coi piedi nella terra di scavo, ma non vogliamo finirci dentro. Perché siamo atleti, non altro.
I "giri" delle sponsorizzazioni sportive? Una schifezza, siamo d'accordo. Ma perché non mettere gli imprenditori in condizione di scaricarsi dai redditi in maniera seria e trasparente il sostegno economico ad una formazione sportiva. Con un tetto non - ridicolo. Forse qualche magnate preferirebbe sostenere DAVVERO lo sport anziché versar decine di migliaia di euro in tasse. E ci sarebbe lavoro, per gli atleti e per l'indotto.
Tutto controllato, sia chiaro, e magari senza il fardello dell'IVA che purtroppo ben si presta ad altre convenienze elusive.
Ma è solo il pensiero di un atleta, e neppure a voce alta.
Chi vorrà sostenerci, senza secondi e terzi fini, sarà il benvenuto. E il battito di quel pallone, per quel che vale, sarà anche per lui."








