Si avvicina al tutto esaurito il primo appuntamento della stagione teatrale albenganese, in programma lunedì prossimo all’Ambra con lo spettacolo «Finché c’è la salute» con Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto. Sono solo cinquanta i posti rimasti liberi nel teatro del centro storico per la serata dedicata a una delle coppie più famose del cabaret italiano. Sul palco salirà anche la band dei Good Fellas, impegnata nell’accompagnamento musicale del duo comico e in alcuni brani originali. Ma l’attenzione del pubblico sarà interamente rivolta a Cochi e Renato, tornati a collaborare nel 2000 dopo alcuni anni di separazione artistica.
«Abbiamo lavorato insieme per una decina d’anni, dal 1964 a metà degli anni Settanta, quando io sono stato un po’ distratto dal cinema, mentre Cochi si è dedicato di più al teatro. In quel periodo ci avevano proposto progetti cinematografici che non ci interessavano. Poi nel 1974 mi è stata offerta la parte del protagonista nel film ‘’Per amare Ofelia’’: ne ho parlato con Cochi, Enzo Jannacci e gli altri attori del gruppo con cui lavoravo, e ho deciso di intraprendere questa nuova carriera. Dieci anni fa ci siamo rincontrati con Cochi per fare la serie televisiva Nebbia in Val Padana e da allora abbiamo deciso di organizzare una tournèe teatrale per distrarci dal periodo più triste dell’anno, l’inverno», racconta Renato Pozzetto.
Qual è il ricordo più felice del periodo in cui Cochi e Renato facevano coppia fissa in televisione? «Sicuramente la partecipazione a Canzonissima, di cui abbiamo condotto un’edizione con Raffaella Carrà e Mike Bongiorno. Quel programma televisivo è stato anche il trampolino di lancio ideale per il nostro brano ‘E la vita la vita’, che ancora oggi è famosissimo», risponde il «Ragazzo di campagna», il titolo del film del 1984 in cui tracciò un ritratto memorabile delle differenze tra l’ambiente rurale e quello metropolitano.
Quale sorpresa riserverete per il pubblico di Albenga? «Nell’ultimo periodo abbiamo scritto una canzone grottesca dedicata all’aeroporto di Malpensa, per elogiarne la bellezza. È la storia di un nano che aspetta inutilmente l’arrivo di Biancaneve e, dopo un litigio con lei, decide di fare la hostess, si innamora di un pilota e vanno a convivere. È una storia gay un po’ surreale. Le nostre canzoni sono talmente bislacche che non passano mai in radio, anche se fanno ridere tutti. È per questo motivo che la gente le vuole sentire quando viene a teatro», spiega Pozzetto.
E conclude: «Mi sarebbe piaciuto portare il mondo del cabaret nel cinema. Purtroppo non ce l’ho fatta e sono certo che la riuscita di quest’idea avrebbe reso la mia esperienza cinematografia più completa e originale. L’atto surreale del cabaret è rimasto fuori dai miei film, c’è stato qualcosa che non ha funzionato».