Eventi - 24 gennaio 2012, 16:00

Don Ciotti stamane a Savona: "il cambiamento ha bisogno di tutti noi"

“E’ importante la rivolta delle nostre coscienze. Il problema non è la mafia in sé, ma la cultura mafiosa, la mafiosità, anche in città come Savona. Tantissimi parlano di legalità, anche coloro che la calpestano quotidianamente”

Don Ciotti stamane a Savona: "il cambiamento ha bisogno di tutti noi"

Tutto esauriti i 630 posti al Teatro Chiabrera martedì mattina (e la sera al Priamar) per l’incontro degli studenti savonesi con il noto sacerdote antimafia con Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e della rete di associazioni contro le mafie “Libera”, a cura del gruppo savonese di Libera in collaborazione con la libreria Ubik.

Quest’anno la “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, nonostante sia il Ventesimo anniversario dell’uccisione di Falcone e Borsellino, si è deciso di celebrarla non al Sud o in Sicilia, ma al Nord, e in particolare in Liguria, dove gli episodi di criminalità mafiosa si stanno moltiplicando.

Questo è un segnale molto significativo. A Genova il 17 marzo ci saranno incontri, gruppi di lavoro, e sfileranno i familiari delle vittime di mafia, che non sono stati ‘eroi’, ma ‘giusti’, persone leali e trasparenti che hanno fatto il loro dovere.

Quel giorno si vuole dare un segnale al Paese, dare visibilità a quel pezzo di questa Italia che ogni giorno ‘si spende’ con dignità. “Anche i morti cammineranno con noi…” dice Don Ciotti.

“Come si fa a dire che non ci sono le mafie al Nord, o in Liguria?”

La Mafia da decenni collabora in modo organico con segmenti della politica, della finanza, del mondo delle professioni.

Negli anni ’90 ci sono stati 3.000 arresti soltanto a Milano, ma anche nella nostra regione si stanno moltiplicando le segnalazioni di fenomeni malavitosi.

In questo momento di crisi, ad esempio, dove le Banche non prestano più denaro, è sempre più facile che siano alcune Finanziarie gestite dal potere mafioso che prestano denaro alla collettività, a tassi ovviamente molto alti.

Luigi Ciotti dà grande peso agli incontri con gli studenti, perché, come ha detto Caponnetto, “la mafia, più che la polizia, teme la scuola”, ovvero la cultura, la presa di coscienza.

“Il problema non è la mafia in sé, ma la cultura mafiosa, la mafiosità, anche in città come Savona”.

“Cancellate la parola ‘mafia” dice Don Ciotti, incitando i giovani a guardare altri comportamenti: la corruzione pubblica (60 miliardi di euro l’anno), il riciclaggio, di cui siamo al primo posto al mondo (solo il 35% proviene da attività mafiose), l’evasione, il lavoro nero, ecc: è ovunque diffusa la ‘legalità sostenibile’, malleabile, l’autoassoluzione rispetto ai tanti comportamenti e regole che ogni giorno vengono rispettati o meno, a seconda delle convenienze.

L’illegalità si presenta sempre dove c’è assenza di diritti, ma anche e soprattutto dove c’è la cosiddetta ‘zona grigia’, che è anche uno stato mentale dove anche noi quotidianamente valutiamo il giusto secondo il nostro interesse, dove chiediamo giustizia agli organi competenti senza chiederci cosa facciamo realmente in prima persona per cambiare le cose.

Secondo Don Ciotti, tantissimi parlano di legalità, tutti i giorni si riempiono la bocca di questa parola, anche coloro che la calpestano quotidianamente.

E’ importante restituire alla parola ‘legalità’ la sua sostanza: la responsabilità. La democrazia è dignità umana, bisogna conoscere le cose e informarsi direttamente per essere ‘responsabili’.

Da lì segue poi, in modo naturale, il rispetto delle regole, che è solo un mezzo per ottenere il fine della giustizia e dell’eguaglianza.

E’ importante la rivolta delle nostre coscienze.

Il cambiamento ha bisogno di tutti noi.

Com. Stefano Milano

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