Politica - 12 aprile 2012, 11:59

Giuseppina Ghersi e il revisionismo storico

Quando c'è gente che (è proprio il caso di dirlo) fa di tutta l'erba un fascio...

La prococazione de “I ragazzi del Manfrei” di appendere i manifesti che ritraggono la 13enne presunta spia fascista uccisa dai partigiani ha avuto il suo scopo: far parlare di sè.

Peccato che non se ne parli nel modo giusto e, come al solito, sfoci nel qualunquismo tipico del nostro tempo.

Da una parte il PCL, si scaglia contro la strumentalizzazione della figura della vittima per scopi politici.

Dall'altra Francesco Cagna e Andrea Castellini, sbragano con un'analisi dai bassi valori democratici, mettendo sullo stesso piano gli ideali fascisti che portarono alla morte di milioni di persone e quelli comunisti, che si fondano su valori ben diversi e graze ai quali oggi siamo "liberi".

Un po' come quelli che paragonano le foibe ai campi di concentramento, o danno dei terroristi agli eroi di Via Rasella.

Esiste però una differenza sostanziale tra democrazia e democraticismo, che se colta potrebbe davvero portare ad una consapevolezza maggiore della storia, che si sa, purtroppo viene scritta dai vincitori.

E infatti è un vero peccato essere stati dichiarati "perdenti" nel conflitto, malgrado la lotta partigiana e l'auto liberazione: l'individualismo e l'anti-comunismo americano, sotto la cui sfera d'influenza siamo stati costretti, ci hanno fatto evidentemente dimenticare i valori antifascisti che hanno guidato la mano dei nostri nonni sul cammino della libertà.

ml