"Si annuncia, nel caso la Provincia di Savona e l’Assessore Provinciale delegato Dott. Santiago Vacca decidessero di procedere con l’affidamento temporaneo del Servizio Idrico Integrato della provincia di Savona al suddetto Raggruppamento Temporaneo di Imprese, la decisione del Comitato Savonese Acqua Bene Comune di adire alle opportune azioni legali".
Recita così la lettera, a firma Roberto Melone, che il Comitato ha inviato al Presidente della Provincia Angelo Vaccarezza e all'assessore provinciale all'Ambiente Vacca.
E' soprattutto quest'ultimo il bersaglio della protesta. Sotto accusa, la sua decisione di portare, nel consiglio provinciale di domani, l'approvazione dell'affidamento del servizio idrico provinciale ad un Raggruppamento Temporaneo di Imprese (tra cui privati come ILCE, San Lazzaro e Acquedotto di Savona).
Si tratterebbe, secondo il Comitato, di un atto illegittimo, e già due giorni fa era partita una diffida in merito: "E questo nonostante i referendum, nonostante tanti sindaci, le associazioni dei consumatori, i sindacati e le cittadine e i cittadini della nostra Provincia e di tutta Italia dicano no alla privatizzazione del Servizio idrico e alla mercificazione dell’acqua", tuona Melone.
Non solo la minaccia legale, però. L'invito del Comitato, rivolto "a tutte e tutti quelli che possono e vogliono protestare contro questa scelta", è quello di protestare direttamente sotto Palazzo Nervi, proprio durante il consiglio, a partire dalle ore 14.
Dalla Provincia, però, trapela stupore. Innanzitutto sulla diffida che, dice l'assessore Vacca, "non ha alcun valore. Si diffida qualcuno perchè viola una norma, non perchè la applica". Secondo l'amministratore, poi, si tratterebbe solo di un passaggio formale: "L'affidamento è già stato approvato dalla conferenza dei sindaci, e il passaggio in consiglio provinciale è semplicemente un atto dovuto. Inoltre non stiamo inserendo alcun nuovo attore: si tratta di aziende già oggi coinvolte nella gestione, quindi nulla cambia, tranne il fatto che con questo sistema, se un comune riceve acqua da un altro comune non è più tenuto a pagarla".
L'obiettivo della procedura, spiega Santiago Vacca, è proprio quello di tutelare il servizio idrico: per scongiurare una gestione unica, che dovrebbe necessariamente essere affidata a un privato, si affida il servizio a una gestione unitaria, al cui interno vi sono sia imprese pubbliche che private.
"Il problema è che alcuni comuni, che gestiscono l'acqua direttamente, vorrebbero continuare a farlo nonostante le nuove normative: devono capire che non si può", dice Vacca. "Se il Comitato vuole cambiare le norme, deve tentare di convincere il legislatore; sino ad allora, io devo fare il mio mestiere, con le leggi attuali, cercando la soluzione più efficace e garantista possibile".





