Riceviamo e pubblichiamo
«È indispensabile che sia convocato con urgenza un tavolo di confronto tra tutti i soggetti interessati per vagliare le possibili prospettive sul futuro occupazionale dei lavoratori di Ferrania». Così Maruska Piredda, capogruppo di Italia dei Valori in Regione, che annuncia la presentazione, durante il prossimo consiglio regionale in programma per martedì 12 marzo, di un ordine del giorno sulla situazione dell’azienda valbormidese. «A meno di tre mesi dalla fine della cassa integrazione – spiega Piredda – non esiste ancora nessuna prospettiva concreta per i lavoratori che rischiano di trovarsi a giugno in mobilità. Per sventare questo pericolo incombente riteniamo sia indispensabile che la Regione porti all’attenzione del prossimo governo la situazione della Ferrania e riproponga, in tempi brevi, la riapertura della procedura dell’amianto. Ricordo che, nell’ultima legislatura, è stato accolto alla Camera dei deputati un ordine del giorno con cui si è chiesto al governo l’impegno ad adottare, nei limiti delle esigenze di finanza pubblica, le opportune iniziative per valutare l’inserimento dello stabilimento Ferrania nella lista delle aziende interessate agli atti di indirizzo ministeriale in materia di benefici per l’esposizione all’amianto, a cui però non è stato dato seguito in assenza delle apposite modifiche normative. Tuttavia, secondo quanto riferiscono i lavoratori e i sindacati, nel sito Ferrania le aree interessate dalla presenza delle fibre d’amianto sarebbero di gran lunga maggiori rispetto a quelle già riconosciute dai precedenti atti di indirizzo ministeriali. Se fossero riaperte le procedure per il riconoscimento dell’esposizione all’amianto, per molti lavoratori, oggi in cassa integrazione, si aprirebbe la possibilità di andare in pensione e quindi liberarsi dall’incubo della mobilità. Per chi invece è lontano dai requisiti pensionistici, la garanzia della prosecuzione degli ammortizzatori sociali è l’unica strada perseguibile per preservare un minimo di stabilità economica per sé e per le proprie famiglie. Il tessuto sociale della provincia di Savona è stato duramente colpito, negli ultimi due anni, dalla crisi profonda del settore manifatturiero con gravi conseguenze sul piano occupazionale per tutto il territorio, come testimoniato dall’aumento del 13% dei disoccupati nell’ultimo anno e dalla cifra record di 24mila senza lavoro nella provincia».