Per 198 lavoratori la cassa integrazione scadrà inderogabilmente il 31 maggio prossimo e si avvierà la procedura di mobilità.
Ma il pagamento della cassa è bloccato dal gennaio scorso. La Valbormida zona ha perso negli ultimi anni 10 mila posti di lavoro. Molti lavoratori sono stati esposti all’amianto ma la procedura per il riconoscimento è bloccata Oggi nella pausa della seduta del Consiglio regionale si è tenuto un incontro – moderato dal vicepresidente dell’assemblea regionale Michele Boffa – con il comitato dei lavoratori di Ferrania. All’incontro, oltre all’assessore al lavoro Enrico Vesco, hanno partecipato la capogruppo di Idv Maruska Piredda, il capogruppo del Pd Antonino Miceli, Stefano Quaini (Sinistra ecologia e libertà) e Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania).
Al termine della riunione è stato stilato un ordine del giorno (primo firmatario Maruska Piredda, ma sottoscritto da tutti i capigruppo ) che tra l’altro chiede la riapertura della procedura per il riconoscimento dell’esposizione all’amianto per i lavoratori della Ferrania.
La procedura era stata avviata negli anni passati ma, anche a causa delle note vicende giudiziarie, mai portata a compimento. “Il Consiglio regionale – recita l’ordine del giorno - impegna il presidente della giunta e l’assessore competente a convocare con urgenza un tavolo di confronto con tutti i soggetti interessati, al fine di vagliare le possibili prospettive sul futuro occupazionale dei lavoratori Ferrania, oggi in cassa integrazione, alternative alla procedura di mobilità, nonché la riproposizione al futuro Governo, in tempi brevi, della riapertura della procedura dell’amianto per i lavoratori Ferrania”. Come ha spiegato Maruska Piredda introducendo l’incontro, oggi su circa 330 lavoratori delle società a marchio Ferrania, ben 198 hanno la cassa integrazione in deroga. Quest’ultima a partire dal gennaio scorso non è stata più erogata in quanto l’azienda si rifiuta di anticiparla. Inoltre la possibilità di utilizzare tale ammortizzatore sociale terminerà senza possibilità di rinnovo il prossimo 31 maggio.
Dopo quella data scatteranno le procedure di mobilità. «Chiediamo alla Regione un impegno politico straordinario – ha detto il loro rappresentante Maurizio Pacini - Purtroppo i lavoratori in questione hanno in buona parte oltre 50 anni e gli sbocchi lavorativi nella zona sono molto scarsi. Nessuno di noi pensa alla legge sull’amianto come ad un ammortizzatore sociale, ma crediamo che vada riconosciuto tale diritto visto che l’amianto alla Ferrania era largamente utilizzato e sono numerosi i casi di asbestosi, di mesotelioma pleurico e di altre patologie collegate all’utilizzo di sostanze cancerogene. Del resto sulla questione si era espresso unanimemente il Parlamento nazionale approvando un ordine del giorno». La disponibilità dell’Assemblea regionale è stata subito espressa dai consiglieri Maurizio Torterolo e Stefano Quaini. Torterolo ha ribadito che siamo in presenza di un sito industriale di straordinaria importanza che va assolutamente valorizzato. Quaini ha aggiunto che la Valbormida nel suo complesso ha perso in pochi anni 10 mila posti di lavoro. «Come Regione – ha detto Enrico Vesco, assessore alle Politiche attive del lavoro e dell'occupazione – le abbiamo provate tutte perché crediamo nel valore di quella zona altamente infrastrutturata e abbiamo sostenuto e accompagnato tutte le iniziative imprenditoriali che si sono presentate nel corso degli anni. Purtroppo la crisi drammatica che stiamo vivendo dà poche prospettive di poter vedere reinseriti nell’immediato tutti i 198 lavoratori che perderanno a maggio la cassa integrazione».
Vesco ha garantito l’impegno della Regione per il riconoscimento del rischio degli effetti della esposizione all’amianto anche se ha ricordato che oggi, dopo i molti abusi che hanno portato all’intervento della magistratura, si assiste ad un blocco rigidissimo nell’applicazione dei benefici, anche per chi ne ha effettivamente il diritto. «Questo – ha aggiunto - non ci indurrà al disimpegno, anzi».