Attualità - 15 marzo 2013, 10:18

Donne e impresa: un nuovo welfare per abbattere i divari di genere

Impennata della disoccupazione femminile in Liguria (+3,4%). Lieve aumento delle imprese artigiane “rosa” (+0,3%)

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Per Raffaella Rognoni (Donne impresa Confartigianato Liguria): "Il rafforzamento delle politiche del welfare e l’adozione di riforme delle politiche sociali a supporto della partecipazione delle donne al mercato del lavoro costituiscono due misure essenziali al superamento dei divari di genere".

 

"Leimprese al femminile – continua Rognoni – se sostenute, possonocontribuire in maniera determinante al rilancio dell'economia italiana,offrendo al Paese la possibilità di portarsi a livelli competitivi conaltri Paesi Europei. Per raggiungere tale obiettivo riteniamo che tra leazioni prioritarie ci sia il sostegno al credito delle imprese femminilicon particolare attenzione alle politiche economiche di genere e ilsuperamento del differenziale salariale, che ancora oggi determinaprofonde differenze nel trattamento economico tra donne e uomini chericoprono le medesime mansioni. È indispensabile che nelle imprese siarrivi a integrare modelli maschili e femminili di gestione permanifestarsi con tutto il proprio valore ".

Se l'accesso al credito per le imprese italiane è sempre più difficile,per le imprenditrici risulta spesso quasi impossibile. "Capita difrequente – spiega Rognoni – che una donna, per ottenere un finanziamentoper la propria azienda, debba ricorrere alla garanzia di un uomo. Lebanche dovrebbero iniziare a valutare il valore dell'impresa, senza distinzione di genere".

Secondo i dati Infocamere elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato,sono oltre 11.700 le liguri (il 3,2% di quelle italiane) che ricopronocariche all’interno di un’azienda artigiana e 3.200 le donne titolari diimprese individuali. La vena imprenditoriale delle artigiane liguri si fapiù forte soprattutto nel comparto dei servizi alle persone, dove sonooltre 3.200 le donne titolari di imprese individuali. Seguono ilmanifatturiero (oltre mille), i servizi alle imprese (920) e lecostruzioni (284 titolari, in crescita di quasi il 20% rispetto al 2011).Osservando la distribuzione sul territorio, sono le genovesi che spiccanoper la loro capacità imprenditoriale: la provincia del capoluogo ligure sicolloca ai primi posti in Italia per il maggior numero di artigianetitolari d’impresa, ben 2.610, valore che la posiziona 16esima. Seguono leprovince di Savona (1.154), Imperia (910) e La Spezia (832).Nella nostra regione, dove un’impresa su quattro è “rosa”, tra il 2011 eil 2012 è cresciuto il numero delle imprenditrici artigiane dello 0,3%.

"Certamente è un aumento lieve ma che denota la propensione delle donneliguri a fare impresa nonostante il periodo di profonda crisi economica –commenta Rognoni –  ma anche una risposta alla carenza di offertaoccupazionale sul territorio".

Tra il 2011 e il 2012 la disoccupazione femminile è schizzata alle stellein Liguria. Le donne alla ricerca di un lavoro sono aumentate del 3,4%, untasso di crescita superiore di oltre un punto percentuale rispetto allamedia italiana. Secondo l'Osservatorio regionale dell'artigianato su datiIstat, il fenomeno dell'aumento delle donne senza un'occupazione è diffusoin tutta la penisola (+2,3% nel 2012 rispetto al 201), ma nella nostraregione viaggia alla velocità di Campania e Sicilia (+3,4%): peggio solola Calabria (+7,7), mentre nel resto del Centro-Nord raramente siraggiunge un aumento del 2%.Alla fine del 2012, il 57% dei disoccupati della regione (poco meno di 32mila unità) è rappresentato da donne, per un tasso totale didisoccupazione superiore al 10%. Imperia (12,8%) e La Spezia (13,4%)risultano contendersi il poco invidiabile titolo di provincia meno womenfrendly (tasso intorno al 13%), mentre Savona (9%) e Genova (9,3%)presentano tassi inferiori di quasi 4 punti percentuali.

c.s.

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