Eventi - 09 luglio 2013, 16:39

Noli, giovedì 11 luglio "Il castello errante di Howl"

Il film di Miyazaki proiettato sulla Spiaggia dei Pescatori alle 21.30, nell'ambito di "Noli, i colori del cinema"

Una serata dell'edizione 2012

Una serata dell'edizione 2012

Dal primo anno di Noli, i colori del cinema – evento organizzato dal Comune di Noli, in collaborazione con l’associazione culturale no profit Kinoglaz – non è mai mancata un’attenzione particolare per l’opera che possiamo definire “incanto e poesia, meraviglia e magia” di Hayao Miyazaki, il grande autore nipponico capace di immaginare nuovi mondi come nessun altro, con una ricchezza tematica e formale uniche. I suoi film animati sanno dare spazio all’immaginazione di chi guarda, bambini e adulti perché crea un ricco campo dell’indefinito e dell’incompiuto nel quale perdersi. Nel 2011 proiettammo il tenerissimo Il mio vicino Totoro e quest’anno sarà la volta de Il castello errante di Howl, forse uno dei suoi film più lirici. L’opera straborda di calore e vitalità, realismo fantastico, surrealismo concreto, il tutto legato alla scelta di utilizzare ancora la matita, di impiegare pastelli e acquarelli, di dare poca importanza se lo steccato di una casa è di linee storte o se l'erba dove plana il castello non è animata filo per filo come nei magnifici film Pixar (chi ha una qualche dimestichezza con la matita sa quanto l'espressività del segno sia più importante della precisione, lasciando ampio spazio al sentimento, la personalità, l'arte del disegnatore, e alla fine ottenendo l'effetto di un'animazione vibrante, immediata, che non ha i caratteri allucinatori-iperrealisti del miglior digitale).

Come nel libro della scrittrice britannica Diane Wynne (edito da Kappa edizioni), nella trasposizione di Miyazaki, la protagonista del film - rieditato in Italia nel 2012 - è la giovane Sophia che incontra un bellissimo mago in fuga degli scagnozzi di una perfida strega delle terre desolate; quest’ultima, mossa da invidia, trasformerà la fanciulla in una vecchina novantenne. Incanto ulteriore è dato poi dal castello sempre in movimento, con la porta che volta a volta si apre su differenti realtà e da tutta una serie di altre diavolerie: un mondo futuro con astronavi con eliche e altri oggetti meccanici indefinibili ma con architetture, abiti e stile di vita del primo novecento europeo, con tanto di trenini sbuffanti a vapore che ammorbano l’aria e divise militari da vecchio impero.  

Come in altre opere di Miyazaki, lo spettatore è immediatamente catapultato in un mondo perennemente metamorfico e mobile, dove i corpi non possiedono confini prestabiliti, é più diversi luoghi possono trovarsi tutti nello stesso luogo perché ogni volta che si apre la porta del Castello, ci si ritrova o nel paese, o in mezzo al bosco, in battaglia o in riva a un pacifico lago azzurro. Anche l'identità non è un dato fisso ma un concetto elastico: da fanciulla a vecchina, da attraente mago a uccello alato.

Curiosità. Inseriamo un paio di dichiarazione del regista: “I bambini conoscono i segreti del mondo, ma non sanno esprimerli a parole. Sono i padri e i nonni che li hanno dimenticati. Loro il film lo capiranno se e solo se se ne ricorderanno”. Del suo Museo Ghibli aggiunge: “Non è un museo pretenzioso o arrogante, un museo che tratta il suo contenuto come fosse più importante della gente”. (Il solo fatto che parli di museo e non di film da l’idea del suo modo di intendere il cinema, che non è un mestiere o uno strumento per fare arte, è quella cosa che ogni volta abbandona e poi ritrova per urgenza vera, voglia di fare, di giocare ancora).

c.s.

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