Attualità - 28 ottobre 2013, 16:01

Vertenza Cabur di Altare, il 4 novembre incontro tra azienda, sindacati e istituzioni

In ballo il futuro di 33 lavoratori: l'azienda vorrebbe scegliere già oggi chi licenziare tra un anno, i sindacati si oppongono

Lo stabilimento Cabur di Altare

Lo stabilimento Cabur di Altare

Esaurita la fase sindacale la Regione ha convocato l‘impresa e le organizzazioni sindacali per la giornata del prossimo 4 novembre alle ore 9.30 presso la sede dell’Unione Industriali di Savona.

In quella giornata i lavoratori della Cabur e le organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero di 8 ore con presidio e volantinaggio, a partire dalle ore 8, sotto la sede dell’Unione Industriali di Savona che si svolgerà nella mattinata dell’incontro.

"Obiettivo della protesta e dell’incontro è riportare la trattativa sui binari normali delle relazioni sindacali - spiega Andrea Pasa, Fiom CGIL - dove l’impresa e il sindacato diano prova di grande responsabilità, che non può essere il 'prendere o lasciare' posto nell’ultimo incontro dall’azienda".

"E’ necessario che le istituzioni locali - prosegue - che così tanto hanno fatto in termini economici per la Cabur durante il 2005 e il 2006 inducano l’impresa a seguire un percorso meno radicale di quello proposto nell’ultimo incontro presso l’Unione Industriali di Savona, escludendo fin da subito la possibilità che l’impresa individui già oggi i 33 lavoratori e le lavoratrici in esubero, ma concordi con le organizzazioni sindacali un percorso di cassa integrazione straordinaria a rotazione con verifica mensile degli investimenti e dei carichi di lavoro".

Rimandare tutto alla fine del 2014: questa, in sostanza, la richiesta di Pasa. Tra un anno, verificata la situazione del settore, degli investimenti e quindi dei carichi di lavoro, si potranno mettere in campo gli strumenti esistenti per tutelare i lavoratori e le lavoratrici che risulteranno ancora in esubero.

Non può invece essere accettato, dice, un percorso nel quale si identificano già oggi i nomi e cognomi degli esuberi che saranno licenziati alla fine del prossimo anno, senza tenere in considerazione possibili miglioramenti di fatturato, di commesse che potrebbero intervenire nel corso del prossimo anno anche grazie agli investimenti annunciati dall’impresa nel piano di sviluppo 2013-2018. 

"Crediamo sia importantissimo pensare già oggi a possibili soluzioni per rioccupare i lavoratori che saranno alla fine del 2014 comunque espulsi dall’impresa, visto che stiamo parlando di lavoratrici e lavoratori professionalmente preparati ed esperti del settore - rimarca Pasa - il Sindacato responsabilmente ha proposto all’impresa più di una strada per poter spostare il problema dei licenziamenti più avanti nel tempo, dai contratti di solidarietà alla cassa integrazione straordinaria per crisi fino alla mobilità con la possibilità di licenziare i lavoratori che raggiungessero i requisiti per la pensione nei prossimi 4 anni. Tutto questo è stato rigettato dall’impresa, sostenendo che l’elemento a cui tiene di più sia concordare già oggi i nomi e cognomi dei lavoratori che licenzierà a fine 2014. Abbiamo sempre pensato che un piano industriale che prevede investimenti, come quello che ci ha presentato la Cabur, debba essere lo strumento che permetta all’impresa di migliorare la situazione attuale in tema di commesse di fatturato e quindi dei carichi di lavoro, che potrebbero, solo alla fine del 2014 e dell’anno di cassa integrazione straordinaria, portare qualche elemento più positivo di oggi".

Fiom CGIL auspica ora un intervento degli amministratori locali delle comunità dove risiedono i lavoratori e le lavoratrici della Cabur: "Non soltanto in segno di solidarietà e vicinanza alle persone - spiagano - ma soprattutto per contribuire alla riuscita di un accordo che tenga i lavoratori e le lavoratrici il più possibile all’interno dell’azienda, scongiurando altri licenziamenti che andrebbero ad aumentare il numero dei senza lavoro del nostro territorio".

r.g.

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