Ci sono città dove la storia della sua architettura industriale è così strettamente legata a quella delle persone che ci abitano e lavorano, da non riuscire ad individuare il confine che le separa. E così per Torino e la Fiat, ma è anche così per Finale Ligure e la Piaggio.
Di questo e molto altro si è discusso ieri pomeriggio nel corso della tavola rotonda che si è svolta nella sala Boncardo sul tema "L'hangar degli idrovolanti: un patrimonio da salvare".
Quando Giuseppe Momo costruì l' Hangar Piaggio per un architetto era importante costruire le fabbriche, le abitazioni erano considerate quasi un passatempo. Le industrie erano i veri luoghi importanti dove si lavorava, si realizzava profitto e si faceva ricerca.
Il lavoro ed i luoghi collettivi che lo ospitavano erano considerati il cuore della società, che viveva insieme e collettivamente trovava grandi soluzioni per i problemi. "La Piaggio è un industria "salvata" dalla guerra, hanno spiegato i relatori nel corso dell'incontro. La fabbrica ha aperto agli inizi del '900: prima dell'avvio della Prima Guerra Mondiale produceva circa 80 aerei, alla fine 12mila".
"L'industria è entrata nuovamente in una profondissima crisi dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando è ovviamente diminuita la richiesta di aerei. Ma è lì che è emerso il genio dell'uomo, con l'invenzione e la produzione della "Vespa", simbolo della rinascita italiana. All'epoca mancavano alcuni componenti e così la mitica due ruote era realizzata con lo stesso materiale con il quale venivano costruiti gli aerei."
Anche se questi sono ricordi del passato, speriamo possano servire, unendo di nuovo il genio dell'uomo e la forza di volontà, a ridare un nuovo futuro alla Piaggio.





