Sabato alle ore 21, presso la Cattebrale dell'Assunta di Savona, con la presenza del vescovo Vittorio Lupi, si svolgerà la Veglia di apertura dell’anno pastorale diocesano. Si conferma il tema della corresponsabilità, su cui si sta continuando a lavorare nella chiesa savonese, ma visto con un’ottica nuova.
Come verrà spiegato nella monizione iniziale, “accetta la tua fragilità” non è una pia esortazione, né una sorta di ultima spiaggia vista l’ineluttabilità del nostro limite. Accettare la propria fragilità, simboleggiata dalla croce, è qualcosa di più, è un atteggiamento che segna un passaggio interiore, una “conversione” che affonda le sue radici nella Parola di Dio.
Si passerà poi a riflettere sulla fragilità personale e relazionale. “Abbiamo bisogni diversi, valori diversi, idee diverse, reazioni diverse di fronte alla realtà: una ricchezza di provocazioni che ci mettono in crisi, poiché scatta in noi una immediata autovalutazione e un istintivo confronto con gli altri – si spiega nella seconda monizione – gli esiti di questa reazione possono essere diametralmente opposti: o si scivola in un atteggiamento di competizione che nuoce al rapporto, oppure si coglie l’occasione 2della diversità per valorizzarla, entrando in un atteggiamento di collaborazione responsabile in riferimento a un progetto comune, percepito come un’opportunità di crescita per tutti”.
Da qui è quasi inevitabile passare al concetto di “fragilità ecclesiale”, aspetto che in sé può minare alla base il senso stesso della corresponsabilità.
“E’ facile cadere in atteggiamenti competitivi anziché cooperativi – recita il testo della veglia – solo se si mantiene ben chiara una delle finalità della vita ecclesiale, ovvero la consacrazione al Bene e alla crescita del fratello e della sorella, sarà possibile vivere una vita comunitaria in cui la condivisione di un progetto carismatico e pastorale, e la fedeltà ad esso, sono il criterio che assicura la presenza di passaggi evolutivi utili al singolo e alla comunità. Vi è pertanto una fragilità da combattere, derivante dal peccato, e una fragilità da coltivare che porta ad affidarsi a Dio che ci apre alla relazione d’amore con l’altro. Il limite allora è benedetto costituendo la ragione vera dell’agire pastorale della Chiesa”.
Così dopo aver recitato il canto del Miserere, l’assemblea si interrogherà sulle “fragilità da coltivare” meditando su un passaggio della lettera di Paolo ai Corinzi.Infine il momento più importante della veglia, ovvero quello che parla di apertura della Chiesa alla grazia.
“La fragilità che si affida alla grazia è la fonte della responsabilità di ciascuno all’interno della Chiesa – si spiega nel testo – una fragilità che si apre alla carità vera, cioè al mistero di Dio che si serve di noi come strumenti del suo amore”.
Verranno quindi portati quindi all’altare i simboli dei Sacramenti ovvero l’acqua, segno del Battesimo, pane e vino, per l’Eucaristia fino al disvelamento della Croce con il Cristo. Seguirà una riflessione conclusiva del vescovo Lupi prima della lettura finale del testo di don Tonino Bello.





