Savona - 23 febbraio 2015, 17:00

Bambole col muscolo

Bambole col muscolo

Maschi sfiatati, donne anabolizzate. Più che un'epoca crossgender, sembra il trionfo dell'unisex. "Dall'uno e dall'altro sesso hanno preso solo il peggio" scriveva quindici anni fa Massimo Fini. Non siamo ancora arrivati a questo paradosso, ma l'iperbole è ben tradotta in realtà dall'ultima operazione dei Nas fra Andora e Imperia. Migliaia di fiale di steroidi e prodotti dopanti al servizio di palestrate in gonnella, che poi finiscono per sembrare travestiti supervascolarizzati.  

La diffusione di farmaci che aumentano le prestazioni sportive e il volume muscolare è un fatto conclamato, purtroppo anche a livello giovanile. E ormai tutti sanno che sono prodotti pericolosi per la salute degli atleti. Il commercio c'è, tentacolare: riguarda centri fitness come altri ambienti agonistici, dove spesso è considerato un'ovvietà. Il dato che emerge da quest'ultima inchiesta dei carabinieri del Nas di Genova è la destinazione di ormoni e anabolizzanti a donne frequentatrici di palestre. 

Altro che 8 marzo: nel 2015 gran parte delle donne nemmeno ha il tempo per scolpire bicipiti o glutei; la donna è ancora esposta a forte discriminazione salariale, impegni vessanti, a stalking e mobbing, ma è soprattutto schiacciata dalla mancanza di tempo libero. Qualcuna che un po' di tempo per se stessa lo trova, anziché recuperare i valori di femminilità associati ad un mondo percepito come vecchio, cerca di mostrare i muscoli. Dall'altra parte, del resto, aumenta il numero di uomini devitalizzati e - come si suol dire - "senza palle".   

C'è la corsa affannata al corpo migliore, che sfiora l'eccessivo e la caricatura, senza più essere piacere della cultura fisica. Anzi, è il piacere di piacere e di piacersi secondo i canoni degli eroi Marvel o Dc Comics: scolpiti, fumettistici, ridondanti. Persino la Cassazione ha sdoganato l'uso personale del doping "per ragioni edonistiche", che non può più considerarsi ricettazione. Se è una donna a ricorrere agli steroidi per il body building, il risultato è un'ovvia maschilizzazione. E' un'ipertrofia dell'immagine (e del clitoride, e amenorrea, e disturbi epatici, ecc.). 

Esempio di trasformazione eclatante è Julia Vins, la giovane russa (i cui selfie sono apprezzati in rete) con il viso da delicata fanciulla, la pelle di porcellana e un fisico da Hulk. Di culturiste grosse e levigate ce ne sono tante, sì, ma la ragazza è giovanissima, 18 anni, e stupisce per il visino da fatina. In più è oltremodo social. E' pure una pesista di rispetto: riesce a sollevare sino a 200 chili. Si autodefinisce "bodybuilder con il viso da bambola"... forse una terza via al femminismo? Quella già preconizzata da Fellini ne "La città delle donne" del 1980?

Felix Lammardo

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MARZO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU