Savona - 11 marzo 2015, 17:00

Sfamare gli italiani prima di tutto: dove osano i "custodi della terra"

Sfamare gli italiani prima di tutto: dove osano i "custodi della terra"

Quando si parla di solidarietà, la paura di usare espressioni come "priorità agli italiani" crea generalmente sudditanza psicologica. Chi fa qualcosa per gli svantaggiati connazionali istituendo una corsia preferenziale teme di essere tacciato di razzismo, per il solo fatto di non accodarsi al solidarismo extracomunitario. Quest'ultimo, doveroso e necessario, quasi monopolizza l'attività delle tante associazioni che operano a sostegno dei bisognosi. 

Sono gli effetti di una logica compensativa, che nell'Italietta si applica a tutto: ad un errore (la discriminazione) si ripara con un surplus di concessioni (iper generosità). Anziché produrre un bilanciamento, quest'attitudine non fa che spostare o invertire i meccanismi discriminatori. E tramuta i buoni propositi in forme nuove di apartheid sociale, morale ed economico.  

Un'associazione che opera in Liguria, con sede a Savona, Genova ed Imperia, che porta il nome di "Custodes Terrae", ha promosso una raccolta alimentare per le famiglie italiane stritolate, malconciate e vituperate dalla crisi. Solo per i cittadini italiani e loro famiglie. I volontari della Onlus si giustificano, prevenendo accuse di intolleranza: "Non siamo razzisti, ma amiamo il nostro Paese". 

Una propaganda ventennale, basata su concetti immaturi e sulla filosofia della compensazione di cui sopra, ha imposto un'idea bisclacca: se fai qualcosa per aiutare gli italiani in modo esclusivo, sei xenofobo. Il ragionamento filerebbe se non esistesse quella macchina gigantesca di accoglienza e aiuto che lavora a favore dei migranti. Invece esiste efficacemente, ed è una macchina bulimica, a tal punto che qualche volta agli italiani in difficoltà finisce per lasciare le briciole. 

Non c'è impegno più lodevole del recupero delle eccedenze alimentari, per ridistribuirle agli indigenti. Siano essi italiani o stranieri, residenti o profughi. La carità, però, non è questione di "dirigismo": ogni ente dovrebbe essere libero di operare scelte proprie sulla destinazione degli aiuti, senza tema di ricevere critiche di razzismo. Senza sentirsi in difetto. 

"La famiglia italiana, secondo noi, è totalmente abbandonata dallo Stato e per questo motivo abbiamo deciso di dare la priorità ai nostri connazionali. Non è questione di razzismo, ma siamo solo realisti. Savona sta vivendo una situazione drammatica e spesso gli italiani in stato di necessità si vergognano a chiedere una mano. Noi aiutiamo tutte le associazioni e chi ha bisogno, ma ora abbiamo scelto di adoperarci per gli italiani" spiegano gli attivisti di "Custodes Terrae".

C'è chi è capace di "veder l'erba dalla parte delle radici", per dirla con il titolo di un romanzo di Davide Lajolo. 

Felix Lammardo

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