Attualità - 02 agosto 2015, 12:00

L'aviazione chiude gli accessi alla base Nato del Melogno: nuove rivelazioni sulla struttura del Monte Settepani a Voyager

Domani sera, lunedì, verrà riproposto il servizio con altri segreti

Giacobbo durante le riprese di Voyager (foto Arena)

Giacobbo durante le riprese di Voyager (foto Arena)

I segreti dei sotterranei del Monte Settepani, sopra Finale Ligure, nuovamente protagonisti di Voyager. Domani sera, lunedì, il noto programma di Rai Due condotto da Roberto Giacobbo dedicherà una puntata, con nuove rivelazioni del gruppo Savona Sotterranea Segreta, ideato da Claudio Arena.

“Come ormai in molti sanno, spiega Claudio Arena, questi cunicoli, celati per segreto militare, furono edificati durante il periodo del dopo guerra, esattamente in piena “guerra fredda”. Si tratta di un lavoro di scavi e di fatiche, durato molti anni, con uno sviluppo artificiale di circa 3000 mq, per un percorso di 1500 mt; il tutto a una profondità dalla cima di 61 mt. Al suo interno, si trova una della camere forse più grosse mai scoperte in Italia”.

Nella puntata si parlerà però di nuovi sviluppi, come ci spiega lo stesso Arena:"L'aviazione militare che presidia il posto ha cementato tutti gli accessi ai sotterranei con uno strato alto 3 metri e spesso 40 centimetri".

“Ma facciamo un piccolo passo in dietro. Intanto va precisato che, pur se ufficialmente le carte parlano di americani alla base Pian dei Corsi dal 1963, con la richiesta di edificare la caserma, si sa per certo e da testimonianze attendibili, che gli americani giravano in zona già almeno dal 1954. Per altro sono stati rinvenuti manufatti con tale data a prova della loro presenza.

“Le ipotesi di alcuni, prosegue Claudio Arena, ci volevano far credere si trattasse giustappunto di un rifugio anti nucleare-atomico, ma è molto strano pensare a una cosa del genere, considerando che tutto il complesso ha decine di parti esposte e dirette con l' esterno, quando sappiamo bene che un complesso anti atomico, è costruito totalmente in autonomia, stagno, con porte blindate, minimo un metro di spessore e con tutto un sistema di rigenerazione aria e così via. Senza contare che al suo interno non era prevista nessuna sosta umana, infatti i segni visibili, sono tangibili direttamente analizzando il posto. Non esistono latrine, ne scarichi di acque nere, o sistemazione logistiche per i militari. Oggi sono anche a conoscenza di tutte le ditte che hanno lavorato, le ho contattate e parlato con alcuni anziani operai. Ho seguito il mio istinto dall' inizio, ma gli indizi sono tutta altra cosa rispetto quello che alcuni volevano proporci. Oggi posso dire con assoluta certezza che, tutto questo complesso sotterraneo altro non era che un' importante deposito armi.

“Probabilmente, prosegue il portavoce del gruppo Savona Sotterranea e segreta, uno dei tanti in disuso ma tanti ancora segreti e costruiti in Italia. Considerando le dimensioni, indubbiamente, uno dei più grandi in assoluto, e visto l'epoca, forse il più grande deposito di esplosivi in Italia. Dimostrazione anche il fatto che venne costruito in zona isolata, al di sotto del monte, giacché in caso di emergenza grave, dovuta ad incendi o esplosioni, potesse fare meno danni possibili quindi implodere e collassare su se stesso”.

“ Mi vien ancora in mente la moglie di un militare Usa, che intervistata e sentita anche durante la trasmissione rai Voyager, più volte diceva: “Siamo seduti su una polveriera”. Ora tutto è chiaro e tutto collima, senza dubbi. Come detto è significativo è il fatto storico che i militari Usa erano nella nostra zona già dal 1954, stesso periodo che ufficializzavano il Comando di Camp Darby presso Livorno ( oggi una cittadella ) dove al suo interno a decine di metri sotto, esiste ora il più grande arsenale di armi in Europa. Ecco pertanto che gli scavi furono realizzati sotto la base AM Italiana del Settepani, per costruire un deposito segreto di armi per gli Americani, che poi ufficializzavano la loro base “Radio Scatter site 046” ai Pian dei Corsi solo nel 1963. Quei sotterranei erano un deposito che metteva in sosta armamenti importantissimi del periodo, quindi successivamente essere trasportati a Camp Darby che in quel periodo era in via di ultimazione”.

“Seguendo questi indizi, prosegue Claudio Arena, ho potuto verificare che ancor oggi gli Americani usano, per tecnica e modalità, costruire Hangar per deposito armi proprio simili a quello rinvenuto al Settepani. Quella stanza di 200 mq che tanto mi aveva impressionato e fatto parlare”.

“In quei corridoi sotterranei che parevano stretti per dei camion, circa 1,60 mt di utilizzo, su 2 mt ( anche se le leggende parlavano di camion che sparivano dentro la montagna ) ci passavano sì dei mezzi, ma precisamente dei muletti militari per trasportare al suo interno bombe di ogni tipo.In oltre al suo interno avevamo rinvenuto due cartelli segnaletici al muro, uno di svolta a sinistra e uno di incrocio a testimonianza di movimentazione. In oltre si pensava a due uscite laterali, ma proprio seguendo queste indicazioni, in realtà si tratta di un' entrata e un' uscita, giusto per permettere ai muletti militari di scaricare il materiale e riuscire senza incrociarsi con altri mezzi”.

“I primi allarmi in merito di possibili armamenti speciali, arrivarono appunto in quegli anni dal Ministero della Difesa francese, il quale mandava comunicati e avvisi, che vi erano a Pian dei Corsi, missili a testate nucleari. In realtà si trattava del Settepani e come detto, non potevano esserci missili pronti al lancio, non ci sono indizi utili che facciano pensare a questo, ma testate depositate e custodite segretamente si”, conclude Arena

 

Cinzia Gatti

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