L'acqua passata della diocesi di Savona-Noli forse non tornerà a gorgogliare: ma questo nuovo clamore mediatico del cosiddetto Vatileaks, con i libri di Fittipaldi e Nuzzi, potrebbe almeno indurre ad una riflessione. I primi che dovrebbero fare un ragionamento sono coloro che, all'epoca, hanno incensato (pedissequamente) l'allora monsignore Domenico Calcagno, vescovo dal 2002 al 2007 sul suolo savonese, comprensorio con il quale aveva instaurato un rapporto intenso. Fra gli ossequi del potere temporale.
Il repulisti di Papa Francesco già lo ha riguardato: il cardinal Calcagno è stato indotto a lasciare la commissione vigilanza sullo Ior, ma ha mantenuto la carica di presidente dell'Aspa. L'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica è la banca centrale della Città del Vaticano, che gestiste un patrimonio economico immenso e molto articolato. Lì lo aveva sponsorizzato un'altra eminenza cruciale della Liguria, il cardinal Tarcisio Bertone.
Conviviale all'occasione, apprezzando buona cucina e ottimi vini, negli altri affari laici Calcagno ha sempre mantenuto la rigorosa discrezione del prelato chiamato a governare denari e proprietà. Discrezione al limite dell'omertà in certe faccende, purtroppo, e appunto la copertura dei preti pedofili sarebbe stata la causa dell'estromissione del porporato dallo Ior. Estromissione che ha toccato anche Bertone. Quest'ultimo adesso è al centro di un ulteriore polverone: secondo il giornalista Fittipaldi ("Avarizia", in uscita da Feltrinelli) l'arcivescovo emerito di Genova avrebbe ristrutturato il superattico che abita a Palazzo San Carlo utilizzando i soldi destinati ai giovani dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù. Un immobile di 700 metri quadri, sembrerebbe. Basti pensare che Papa Bergoglio vive in un alloggio di 70 metri quadri, come quello di monsignor Parolin, segretario di Stato vaticano.
Chiaramente l'ex segretario di Stato, Bertone, risulta nullatenente. Calcagno, invece, originario di Parodi Ligure (Alessandria), un po' di patrimonio privato lo mantiene: per il catasto italiano è proprietario di un appartamento di 6 vani e mezzo in via della Stazione di San Pietro e altri quattro edifici residenziali nel suo paese natale. Con alcuni parenti, poi, condivide la proprietà di oltre 70 ettari di campi e vigneti in Piemonte.
Imbarazzante, inoltre, la collezione di armi che ha proiettato Calcagno sulle cronache, proprio grazie ad un articolo di Savonanews. La passione per il poligono che coltivava da giovane non si è affievolita con i doveri pastorali né è stata stemperata dai precetti evangelici. Come ogni cittadino - correva l'anno 2006 - l'allora monsignore presentò alla Questura di Savona l'elenco ben nutrito delle pistole e dei fucili, antichi o meno, che deteneva.
Soprattutto tanti fucili, dai Nagant russi agli Hatsan turchi che farebbero impallidire qualsiasi cacciatore, trattandosi di armi da guerra più che da pratica ricreativa. Vangelo e moschetto. Non è ancora chiaro se il capo dell'incredibile patrimonio della Sede Apostolica abbia il muso duro dell'ispettore Callaghan. Senz'altro ha la stessa pistola: un revolver Smith & Wesson, calibro 357 Magnum.
A proposito di controlli e strette... un'informativa dell'Autorità d'Informazione Finanziaria del Vaticano ipotizza che l'Aspa sia stata utilizzata da persone estranee al Vaticano, con complicità di personale, anche per "insider trading e manipolazione del mercato". Stanno indagando inquirenti del Vaticano stesso, con agenti italiani e svizzeri.





