Solidarietà - 06 luglio 2016, 12:15

Varazze:L’associazione “Azione Popolare” inizia la lotta per avere una casa della salute

E’ stato un pubblico attento, quello che sfidando il costante pericolo di pioggia, ha partecipato ieri sera a Varazze all’iniziativa promossa da “Azione popolare”

Varazze:L’associazione “Azione Popolare” inizia la lotta per avere una casa della salute

E’ stato un pubblico attento, quello che sfidando il costante pericolo di pioggia,  ha partecipato ieri sera a Varazze all’iniziativa promossa da “Azione popolare”, sul tema che riguarda la necessità che Varazze possa offrire ai propri residenti e ai numerosi turisti, delle cure mediche sanitarie di base in modo continuativo e accettabile.

E’ stato questo il motivo che ha spinto l’associazione neo costituita di “Azione popolare”, che si pone come obiettivo quello di porre alla discussione e alla conoscenza dell’opinione pubblica cittadina, i principali temi che possono riguardare la qualità della vita nella città, a promuovere la discussione pubblica di questo delicatissimo tema. Questo d’altronde, è stato  solo uno dei primi appuntamenti, che l’associazione promuoverà nei prossimi mesi.

Ha portato i suoi saluti anche il sindaco Alessandro Bozzano.

Inizio serata con la presentazione dell’associazione da parte del presidente Guido Pizzorno, che ha poi introdotto e presentato il tema della serata: Varazze a differenza di tutte le principali città della provincia (Albenga, Alassio, Finale Ligure, Cairo), non offre una struttura che possa assicurare cure sanitarie di base per evitare spesso un’inutile corsa al pronto soccorso, magari con ore di attesa. Il perché, i motivi e le possibilità di fare qualcosa , sono state così proprio il nucleo delle questioni discusse ieri sera.

Il dott. Angelo Tersidio, delegato provinciale dei medici di medicina generale (FMMGI) ha ricordato che con la legge Balduzzi del 2012, si prevedeva una rete territoriale che potesse garantire un’assistenza medica basilare sull’arco delle 24 ore, previsione poi ridotta dal nuovo progetto di legge a 16 ore giornaliere compresi  i sabati e le domeniche. Oltre  all’arco di ore dalle 8.00 di mattina alle 24.00,  l’attività sarebbe coperta dalla Guardia medica per le restanti ore, ovvero dalla mezzanotte alle 8 del mattino. In sostanza, il progetto prevede, quando non sono attivi i consorzi dei medici di medicina generale convenzionati sul territorio (medici di famiglia), l’intervento della Guardia medica del 118 per i casi più gravi, mentre per gli altri vi sarebbe un accesso autonomo al Pronto soccorso o l’attesa del mattino per le prime cure dei medici di base nei casi lievi.

Tersidio ha anche citato le incombenze che come liberi professionisti (i medici di  famiglia non sono dipendenti ASL  ma sono professionisti medici convenzionati con l’ASL locale) che nella sola provincia di Savona (25000 in tutta Italia), nei prossimi 10 anni, ben 135 medici di medicina di medicina generale convenzionati che hanno il loro ambulatorio nelle nostre città e Comuni,  andranno in pensione, lasciando un buco enorme buco funzionale con forti criticità per i pazienti. Tersidio ha spiegato che se nel sud dell’Italia esiste una radicata abitudine a recarsi in ospedale anche per lievi questioni mediche, nelle nostre zone vi è una maggiore tendenza a evitare l’accesso ospedaliero, se non necessario. Rimane comunque una cultura “ospedale centrica” che ha dei costi –ha spiegato il delegato della FMMIG – che sono sei-sette volte superiori  a quello che si sosterebbe se il paziente fosse curato sul territorio da un’efficiente rete di cure medicina di base.  Il progetto normativo, prevede la costituzione tra medici, di associazioni territoriali professionali (AFT), per garantire l’apertura di ambulatori per tutta la settimana e per un lungo arco di ore, oltre agli UCCP ovvero unità complesse di cure primarie.

Ha poi preso la parola il sindaco di Cairo Montenotte, l’avvocato Fulvio Briano che ha ricordato l’esperienza di Cairo Salute, uno dei primi centri nati in Liguria, dall’aggregazione dei medici  convenzionati con l’ASL; oggi il centro assicura la presenza di un centro di prenotazione CUPA, ambulatori dei medici di medicina generale, ambulatori per i medici professionisti convenzionati e privati. Il tutto in un’unica struttura che nasce con una convenzione tra Comune-ASL2-e medici. La struttura, ha detto Briano, assicura una continuità assistenziale importantissima ai cittadini cairesi, anche nei fine settimana, con una stretta collaborazione tra i medici. Tutto ciò ha dei costi di poco più di 10.000 euro per il Comune, che li versa all’ASL che a sua volta, come contributi per i servizi offerti, li versa secondo una precisa convenzione, al centro Cairo Salute.  Altre esperienze, come ad esempio gli ambulatori per i malati cronici presso l’ospedale di Cairo, presi su iniziativa dell’ASL, non hanno dato purtroppo esito positivo perché non vi era una confluenza di interessi tra le varie componenti (medici, ASL).  Spero ovviamente – ha concluso Briano - che anche a Varazze si possa avere una struttura per le cure primarie efficiente.

E’ intervenuto poi Giuseppe Torelli, noto medico di Varazze ed già dirigente dell’Ordine dei medici provinciale, che ha rammentato i tentativi che nel 2002 e ancora due anni fa furono fatti per creare un centro con i medici di medicina generale convenzionati, al fine di garantire ambulatori aperti per molte ore e nei fine settimana. Nel progetto, poi abortito per le note beghe legali tra Poste Italiane e Comune di Varazze e difficoltà con il Comune stesso, si prevedeva proprio qui, nella Boschine la sede: l’iniziativa vedeva l’interesse di un imprenditore privato del settore che avrebbe sostenuto gli oneri di ristrutturazione (mezzo milione di euro) in cambio di spazi per ambulatori riabilitativi. All’epoca – ha ricordato Torelli – tutti i medici di Varazze erano d’accordo ed era a un passo la possibilità di dare a Varazze una struttura moderna per cure primarie. Dopo le vicende legali tra Poste e Comune, l’ASL decise di percorrere la strada per conto proprio, e oggi abbiamo un punto di riferimento per le prenotazioni ma senza una struttura sanitaria in linea con gli altri principali Comuni della provincia. Tentare di recuperare la situazione è molto difficile perché, molti medici hanno trovato nel frattempo soluzioni alternative. Tuttavia, siamo ancora disponibili a sederci a un tavolo con Comune e ASL per trovare una soluzione per Varazze, perché la situazione sta diventando difficile; certo i medici possono anche mantenere le proprie sedi ed essere collegati da piattaforme informatiche per lo scambio dei dati, ma avere una sede comune, con servizi e ambulatori sarebbe un passo in avanti enorme per i pazienti e i medici. A questo proposito, Torelli ha lanciato l’idea: potremmo come medici farci carico dei servizi oggi offerti dal centro ASL (prenotazioni, cure primarie come vaccinazioni ecc.) alleviando l’ASL dall’utilizzo di spese e personale, con una convenzione e il contributo per le strutture da parte del Comune che è proprietario dei locali delle ex Baschine. Avremmo così un unico punto di riferimento per la maggior parte dei medici di medicina generale di Varazze, con ambulatori moderni, medici specialisti convenzionati e privati, un CUPA e i servizi del distretto socio sanitario oltre che alle cure per la continuità assistenziale e medica di base. Ricordo infatti - ha detto Torelli - concludendo l’intervento – che i medici di famiglia sono organizzati in questi casi con società o cooperative.

Nel dibattito conclusivo, Pizzorno ha sollecitato il Comune di Varazze ha convocare al più presto un tavolo con medici di famiglia convenzionati  e l’ASL 2 per trovare una soluzione che è oggi ancora possibile. Non è infatti possibile, che una città come Varazze, unica nella zona, non disponga di una moderna casa salute dove servizi pubblici e privati convergano, offrendo al cittadino un servizio decisivo sia per la salute dei residenti sia per  razionalizzare le spese. E’ un’occasione che coniuga più servizi e risparmio ed è assurdo che proprio a Varazze ciò non avvenga. L’appello è chiaro e semplice: si prenda un’iniziativa forte per assicurare alla città un’assistenza sanitaria di base che oggi non ha a differenza di quanto non avviene ad Albenga, Cairo, Alassio, Finale, Pietra ligure.

 

 

cs

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