Prosegue la rassegna "Cinema in Fortezza" al Priamar di Savona. Di seguito il calendario della seconda settimana:
Martedì 9 agosto: Star Wars: episodio VII - Il risveglio della forza
di J.J. Abrams, con Daisy Ridley, Harrison Ford, Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, John Boyega, Oscar Isaac - Usa 2015, 136'
Luke Skywalker è scomparso. La leggenda narra che si sia ritirato in una galassia nascosta. La mappa in cui è indicato quel luogo interessa a molti: alla Resistenza della Principessa Leia Organa e al Primo Ordine, nato dalle ceneri dell'ex Impero di Darth Vader e condotto da Kylo Ren, un cavaliere jedi alla ricerca di conferme nel lato oscuro della forza. Nel frattempo Rey, una giovane mercante di rottami, e Finn, disertore del Primo Ordine, diventano accidentalmente custodi del droide che possiede la mappa...
Dopo 32 lunghi anni la saga di Star Wars ha un seguito. Transitata dalle mani di George Lucas a quelle della Disney, la serie viene affidata a J.J. Abrams, creatore di "Lost", già dimostratosi capace di rivitalizzare Star Trek. Realizzato con i fan e le loro esigenze in mente, cercando di allontanarsi il più possibile dalla deriva presa nella trilogia prequel, "Il risveglio della forza" parte con straordinario impatto: passo svelto e sorriso smagliante, spettacolo puro, una macchina gigantesca che si muove con grazia invidiabile, coniugando il cervello degli sceneggiatori al cuore del regista che ama far divertire. Poi necessariamente il film cambia passo e introduce una storia più ampia, mantenendo la propria coerenza e una valanga di dettagli della trilogia originale. "Il risveglio della forza" è il trionfo di un cinema contemporaneo nella sostanza anziché nel solo sviluppo tecnologico. Abrams, considerato un regista da blockbuster, è in realtà autore con una concezione della settima arte precisa e utilizza una narrazione per immagini che coniuga l'azione a tutto quel che di “invisibile”, ma fondamentale, il montaggio sa fare. Insomma il cinema d’avventura migliore. E se la vostra più grande preoccupazione dovesse essere trovarvi di fronte a un’altra sciacquatura di piatti digitale, "Episodio VII" vi commuoverà ponendosi come una sbirciata su un mondo che ancora non conosciamo ma di cui ci è dato intercettare il funzionamento.
Giovedì 11 agosto: The danish girl
di Tom Hooper , con Eddie Redmayne, Alicia Vikander - Gran Bretagna/Usa 2015, 120'
Premio Oscar 2016 per la migliore attrice non protagonista (Alicia Vikander).
Copenaghen, 1926. Einar Wegener, sposato con Gerda Wegener, è un apprezzato pittore paesaggista. Anche Gerda è un’artista, meno nota ma comunque valida ritrattista di eminenti cittadini. Il loro è un matrimonio sincero, ma tutto comincia a cambiare il giorno in cui, per completare un ritratto, Gerda chiede a suo marito di posare con un abito femminile. Einar si rende conto che in quegli abiti emerge in lui una nuova consapevolezza, l’espressione del suo vero sé...
Tratto dal romanzo omonimo di David Ebershoff, "The danish girl", ultimo lavoro di Tom Hooper (Oscar per "Il discorso del re"), è una storia d’amore complicata da un inusuale e lungo cambiamento. La regia impeccabile di Hooper, attento come sempre alla forma, e la fotografia di Danny Cohen, che rivaleggia con l'arte pittorica del paesaggio, garantiscono il modo più elegante per raccontare un argomento ancora oggi tabù per molti. La storia è potente e la sceneggiatura si abbandona ad essa contrapponendo la scoperta di sé al grande amore. Hooper gestisce il racconto con la consueta minuziosità, cerca il bello in ogni inquadratura, l’armonia nella composizione delle immagini e si avvale di collaboratori eccellenti nella ricostruzione storica. L’andamento è pacato, alla provocazione preferisce la comprensione, rendendo “The danish girl” non solo e non tanto un film sulla transessualità, quanto una storia sentimentale di grande forza emotiva. Ovviamente il castello di carte cadrebbe senza un protagonista in grado di portare sulle spalle il peso del ruolo, ed Eddie Redmayne riesce nell’impresa donando verosimiglianza all’ambivalenza del suo personaggio. Ad affiancarlo una sempre più brava Alicia Vikander, migliore attrice non protagonista agli Oscar 2016, e la colonna sonora di Alexandre Desplat, capace di accompagnare le immagini con incisività e potere evocativo.
Venerdì 12 Agosto: Joy
di David O. Russell, con Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper - Usa 2015, 124'
Golden Globe 2016 per la migliore attrice (Jennifer Lawrence).
Nel 1989 Joy, trentatreenne newyorkese di origini italoamericane, con un matrimonio fallito alle spalle e la necessità di provvedere a una vera e propria famiglia allargata, prende le redini della sua vita, investendo tutti i risparmi in un'idea vincente e portandola avanti con le unghie e con i denti. Ma la strada è tutta in salita, costellata di tradimenti, delusioni e umiliazioni, un po' come nelle soap opera che la madre, malata immaginaria, guarda giorno e notte, confondendo il sonno di Joy e annullando il confine tra fantasia e realtà...
Joy è una fiaba moderna che racconta di una ragazza qualunque della provincia americana. La pellicola, infatti, ispirata alla vita di Joy Mangano (l'inventrice del Miracle Pop, il magico mocio per pulire i pavimenti), propone la storia di una giovane donna che, ritrovatasi a vivere una realtà che mai avrebbe desiderato, rompe la sua opprimente routine per inseguire i propri sogni e provare a cambiare radicalmente la propria condizione. Affrontando mille difficoltà, in campo commerciale, economico e familiare, scoprirà di avere qualità che nemmeno credeva di possedere e una grinta tale da permettergli di fronteggiare anche il peggiore dei nemici. Due ore di spettacolo che trasportano il verbo “yes we can” dall'ambito politico a quello lavorativo e della realizzazione personale. Il concetto del “self-made man” declinato al femminile e addolcito da un processo narrativo che unisce fiaba, melodramma e working class movie. Il nono film di David O. Russell, qui per la terza volta in compagnia di Jennifer Lawrence, Robert De Niro e Bradley Cooper, trasmette fiducia e sicurezza, entusiasmo e passione, dimostrando come il mettere in campo una squadra ben affiatata e rodata può portare a ottimi risultati.
Domenica 14 Agosto: Perfetti sconosciuti
di Paolo Genovese, con Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak - Italia 2016, 97'
David di Donatello 2016 come miglior film e per la migliore sceneggiatura.
Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta. Un tempo quella segreta era ben protetta nell'archivio della nostra memoria, oggi nelle nostre sim. Quante coppie si sfascerebbero se uno dei due guardasse nel cellulare dell'altro? È questa la premessa narrativa dietro la storia di un gruppo di amici di lunga data che si incontrano per una cena destinata a trasformarsi in un gioco al massacro. La parola gioco è forse la più importante di tutte, perché è proprio l'utilizzo "ludico" degli smartphone a svelarne la natura più pericolosa: la superficialità con cui si affidano i propri segreti a un oggetto, pensando di non andare incontro a conseguenze, o flirtando con le conseguenze per rendere tutto più eccitante. Paolo Genovese affronta di petto il modo in cui l'allargarsi dei cerchi nell'acqua di questi "giochi" finisca per rivelare la fragilità di tutti. La sceneggiatura lavora bene sugli snodi narrativi che rimangono credibili, instilla verità nei dialoghi e descrive tipi umani riconoscibili. Il cast fa onore al testo e ognuno aggiunge al proprio ruolo una parte di sé. Il tono è comico al punto giusto, con sfumature sarcastiche e iniezioni di dolore. "Perfetti sconosciuti" è una commedia all'italiana nell'accezione migliore e più classica del termine, non citata a sproposito solo perché battente bandiera tricolore. Un film sull'amicizia e sull'ipocrisia della nostra società, dove il politicamente corretto viene accantonato senza proclami, lasciando spazio a un parlare sfacciato e leggero, volgare e pudico, carico di livore, dolore e affetto. Tutti attorno a un tavolo con spirito scoliano, con continui riferimenti a un presente in cui il lavoro è precario, i legami instabili e i sogni impossibili.





