Il 13 settembre Savonanews ha dato annuncio di una serie di incontri organizzati da Forza Italia presso gli uffici di via Carloforte 17 per offrire, ogni martedì e giovedì tra le 19 e le 20, chiarimenti alla popolazione sul piano urbanistico comunale (PUC).
Ci siamo quindi recati personalmente sul posto per vedere la risposta a questa iniziativa e ne abbiamo parlato con l’architetto Nicola Podio, che fornisce il servizio. Al nostro arrivo troviamo un paio di persone davanti a noi che chiedono spiegazioni.
“La risposta delle persone è stata strepitosa. Su richiesta abbiamo anche già fissato degli appuntamenti fuori dagli orari previsti”, ci dice l’architetto.
Quali sono le problematiche più frequenti che vengono sollevate?
“Si tratta per la maggior parte di attuazioni legate ad attività agricole, a dimostrazione che Albenga è e rimane una realtà agricola. Chi invece ha terreni in aree edificabili sicuramente accoglie la cosa con piacere ma spesso non sa come sfruttare la cosa perché la forte pressione fiscale, IMU in primis, è un deterrente, soprattutto in un momento come questo di stagnazione del mercato edilizio”.
E a proposito di stagnazione: il PUC parla di 2.000 nuovi appartamenti entro il 2022. Ce n’era bisogno?
“Porre un limite alla crescita solo per questioni ideologiche ormai è anacronistico. Ricordiamoci che non stiamo progettando l’Albenga di oggi, ma quella che sarà Albenga tra vent’anni. Non possiamo ancora sapere quando si ripartirà dalla crisi, ma al tempo stesso non possiamo certo pensare che tra dieci anni la situazione sarà ancora così. Di certo il PUC deve pensare alla crescita, ma al tempo stesso puntare sulla qualità e attuare una riqualificazione energetica e architettonica. Per quanto riguarda le cubature, sarà il mercato stesso a portare equilibrio: nessun buon imprenditore costruirebbe sapendo di non vendere”.
Stiamo parlando del futuro: come sarà Albenga nei prossimi dieci o quindici anni?
“Speriamo più bella e più ricca. Pensare di costruire oggi come si faceva ai tempi della grande cementificazione degli anni ’60 è inaccettabile. Io tornerei indietro agli anni ’60, ma del 1800! Albenga, così come anche Savona, Genova o Torino, ha un patrimonio di palazzi d’epoca di innegabile bellezza”.
Quindi la strada da percorrere sarà l’estetica vintage abbinata a tecnologie moderne?
“Se dipendesse da me, io istituirei un concorso annuale di architettura per premiare i progetti più belli. Questa potrebbe essere una soluzione. Un’altra potrebbe essere la cancellazione di alcuni aspetti dall’indice edificatorio: un esempio tangibile sono gli androni. Quelli dei palazzi più antichi sono grandi, accoglienti, luminosi. Oggi si tende a fare dei tuguri, poco accoglienti e brutti a vedersi, pessimo biglietto da visita per chi entra in un palazzo, solo per una questione di indici. Rivedendo questi parametri è vero che regaleremmo qualcosa agli imprenditori edili, ma a tutto vantaggio dell’estetica e della qualità generale”.
E dal punto di vista tecnico, quali sono i dubbi più frequenti sul PUC?
“Alcuni dati non sono riportati: non c’è scritto entro quali distanze dai confini vanno fatte le serre, non è specificata l’altezza massima degli edifici in zone agricole. È vero che esistono delle normative nazionali che chiariscono questi aspetti, ma è altrettanto vero che a livello locale possono verificarsi delle condizioni particolari che non coincidono con quanto viene scritto e deciso a Roma”.





